Derby incrociati: c’era una volta il Quadrilatero piemontese…

Quando il calcio era soprattutto piemontese…

di Redazione Derby Derby Derby

di Simone Balocco –

C’era un tempo dove il calcio era pionieristico. C’era un tempo dove nel calcio, come il ciclismo, “si correva per rabbia o per amore”. C’era un tempo dove i giocatori erano dei puri dilettanti, non c’erano ingaggi milionari e sponsor vari. Non c’erano i social network e allo stadio si andava senza problemi ed il tifo era molto caldo. Erano gli anni del pionierismo calcistico, tempi lontani anni luce rispetto a quello di oggi. Ma c’era un tempo dove quattro città del Piemonte orientale dettavano legge, erano rivali per antonomasia e tra le loro fila militavano giocatori leggendari. E da quelle parti arrivavano anche gli scudetti e molti loro giocatori erano presenze fisse in Nazionale. Le quattro città erano (e sono ancora oggi) Vercelli, Novara, Casale e Alessandria. Città ricche di storia e fascino che hanno scritto la storia della provincia calcistica quando si giocava con scarpe pesanti e palloni di cuoio. Ed è grazie a loro se in Italia è esistito il mitico Quadrilatero piemontese del calcio. Oggi queste quattro squadre militano tra la Serie C (Pro Vercelli, Novara, Alessandria) e la Serie D (Casale), ma queste contano scudetti e coppe nazionali: la Pro Vercelli ha in bacheca sette scudetti vinti tra il 1908 ed il 1922, il Casale il titolo nel 1914, l’Alessandria la prima delle due edizioni della Coppa Coni del 1927 (una sorta di Coppa Italia ante litteram), in finale contro il Casale, mentre il Novara, senza nessun titolo in bacheca in quegli anni (se non una finale di Coppa Italia nella stagione 1938/1939 quindi successiva all’epopea del Quadrilatero), era sempre un avversario ostico da affrontare nel campo di via Lombroso.

Insomma, tra l’inizio del Novecento e la fine degli anni Venti, oltre a Juventus e Torino, la parte orientale del Piemonte diceva la sua. Eccome. Come lasso di tempo, il Quadrilatero “visse” tra il Campionato di Prima Categoria del 1908 (anno del primo titolo della Pro Vercelli) ed il campionato di Divisione Nazionale 1928/1929, l’ultimo prima della nascita del girone unico all’italiana. Nel 1929/1930, con la nascita del girone unico “all’italiana”, Pro Vercelli e Alessandria furono tra le magnifiche diciotto squadre che parteciparono al primo campionato di Serie A, mentre Novara e Casale fecero parte delle prime diciotto squadre facenti parte del primo torneo cadetto. Nel complesso, la Pro Vercelli conta sei presenze in Serie A (l’ultima nella stagione 1934/1935), il Casale quattro (l’ultima nella stagione 1933/1934) e l’Alessandria tredici presenze, l’ultima nella stagione 1959/1960. Anche il Novara conta tredici apparizioni in massima serie, l’ultima delle quali nella stagione 2011/2012 dopo un “buco” di cinquantacinque anni. La Pro Vercelli, delle quattro, è quella che nacque prima (nel 1903), seguita da Novara (1908), Casale (1909) e Alessandria (1912). La Pro Vercelli, le gloriose bianche casacche che fecero cambiare il colore iniziale alla nostra Nazionale, vinse gli scudetti nel 1908 e 1909 contro l’US Milanese, nel 1911 contro il Vicenza, nel 1912 contro il Venezia, nel 1913 contro la Lazio, nel 1921 contro il Pisa e nel 1922 contro la Fortitudo Roma, aggiudicandosi un secondo posto nel 1910 contro l’Inter. Il Casale, dalla caratteristica maglia nera con una croce bianca sul cuore, vinse il suo primo (e finora unico scudetto) nella doppia finale del 1913/1914 contro la Lazio.

Come nacquero queste quattro squadre? La Pro Vercelli nacque come “branca” della locale società di scherma che abbracciò il nuovo “diporto” esportato da OltreManica; il Novara da un’idea di otto studenti delle superiori che si ritrovarono in un bar cittadino per creare una squadra che unisse tutte le formazioni studentesche locali; il Casale dalla volontà del professor Raffaele Jaffe di creare una squadra di calcio dopo aver visto giocare in un paese limitrofo i suoi allievi, mentre l’Alessandria nacque dall’unione di due squadre ginniche rivali. I tempi del Quadrilatero non prevedevano stadi di proprietà e a malapena i comuni erano proprietari dei primi impianti dedicati alla “pedata” (per usare un termine caro ad un giornalista che non ha mai nascosto un amore per il Quadrilatero: Gianni Brera): la Pro Vercelli giocava le sue partite al Foro Boario, il Novara presso il già citato campo di via Lombroso, il Casale tra i campi del Priocco e della Furnasetta (dove gioca ancora oggi) mentre l’Alessandria scese in campo prima nella Piazza d’Armi Vecchia per poi chiudere nel campo degli Orti. Le squadra del Quadrilatero giocarono contemporaneamente nello stesso campionato in tre occasioni: nella Serie B-C Alta Italia 1945-1946, nella Serie C 1977/1978 e nella Serie C2 1986/1987. Le quattro squadre piemontesi, durante la loro golden age, ebbero tra le loro fila idoli indiscussi e ricordati ancora oggi: i fratelli Felice e Giuseppe Milano, i fratelli Carlo ed Alessandro Rampini, Guido Ara e Virginio Rosetta la Pro Vercelli; Ettore Reynaudi, Mario Meneghetti, Enrico Migliavacca, Giustiniano Marucco il Novara;  i fratelli Gallina, Giuseppe Parodi,  Angelo Mattea ed Eraldo Monzeglio per il Casale; Guglielmo Brezzi, Adolfo Baloncieri, Giovanni Ferrari e Carlo Carcano l’Alessandria. E l’Italia che vinse tutto il vincibile tra il 1934 ed il 1938, tra le proprie fila ebbe ben otto giocatori che vestirono in carriera i colori delle quattro del Quadrilatero: Giuseppe Cavanna, Pietro Ferraris, Eraldo Monzeglio, Umberto Caligaris, Virginio Rosetta, Silvio Piola, Giovanni Ferrari, Luigi Bertolini. Addirittura Pro Vercelli e Casale erano note anche all’estero: i bicciolani vercellesi disputarono una serie di amichevoli in Sud America nel 1914, sfidando anche gli inglesi del Liverpool; il Casale fu la prima squadra italiana a sconfiggere una squadra inglese, ovvero gli inglesi del Reading in tourné in Italia nel 1913.

Il sogno del Quadrilatero tramontò con la nascita del professionismo: i viaggi in bici iniziavano ad essere sopraffatti dai primi rimborsi spese e dai primi “stipendi”, i giornali iniziarono a dedicare molto spazio ed il calcio iniziava a diventare mainstream. Nel 2019 parlare del Quadrilatero piemontese è una cosa di cui molti non conoscono le vicende. E questo è un vero peccato, perché significa dimenticarsi di una grande pagina di calcio nazionale quando allora era tutto non professionistico, i giocatori non erano divi come quelli di oggi e si muovevano in bicicletta, i tifosi al seguito si portavano la schisceta, il pallone era di cuoio duro e si andava ai campi sportivi in giacca e cravatta e capello. E poi i colori sociali, mai cambiati negli anni: bianco per la Pro Vercelli, grigio per l’Alessandria, nero stellato per il Casale e azzurro per il Novara. E le loro mascotte: il leone vercellese, l’orso alessandrino, il cinghiale casalese e il falco novarese. Oggi parlare di quello che ha rappresentato il Quadrilatero, non solo nelle città coinvolte, significa tornare al calcio della pura nostalgia, quando in Italia stava muovendo i suoi passi il gioco del football e tutte le città (ma anche i paesini) premevano affinché avessero anche loro una squadra. Cosa rimane oggi, nel 2019, del Quadrilatero e della sua magia? La magia in sé, sperando che le future generazioni possano non dimenticarsi di quella gran bella pagina di calcio. Un calcio in bianco-e-nero e fatto di divertimento, lotta e sudore. Il Quadrilatero è stato fango, terreni impervi e spelacchiati, tifosi vocianti e portò alla nascita di  rudimentali “bar sport”. E pensare che il calcio di oggi trae le proprie basi anche dai successi di quelle piccole squadre di provincia che all’inizio del ‘900 decisero di intraprendere quello strano sport, quello dove undici uomini giügàvan al futbal. La parola Quadrilatero ha tante sfaccettature: dal geometrico poligono con quattro lati e quattro vertici al modaiolo incrocio delle vie milanesi alla storica linea difensiva austriaca nell’allora Lombardo-Veneto che delimitava il perimetro tra le città di Peschiera del Garda, Mantova, Verona e Legnago. Per il nostro calcio, l’espressione “quadrilatero del calcio piemontese” è legata indissolubilmente al dono che hanno fatto Vercelli, Novara, Casale e Alessandria allo sport italiano. I tifosi, sentitamente, ringraziano.

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