Il Rotor Volgograd conosce il derby più derby di tutti: quello fra la vita e la morte

Il Rotor Volgograd conosce il derby più derby di tutti: quello fra la vita e la morte

Stalingrado durante la guerra: il Rotor Volgograd porta sul campo di calcio una enorme eredità storica

di Redazione DDD

di Giuseppe Livraghi –

Come direbbe il buon Antonio Lubrano, “la domanda sorge spontanea”: quale derby si può ritenere il più importante di tutti? Semplice: quello tra la vita e la morte. Una compagine calcistica che rappresenta una città ove si decise della vita o della morte addirittura di un popolo intero è il Rotor Volgograd. Forse questo nome non dice nulla (o quasi) ai più, dato che la compagine non ha raccolto molti allori, ma la città che rappresenta è nel cuore di tutti i russi: fino al 1961 si chiamava, infatti, Stalingrado, e ivi venne combattuta la battaglia che cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale, una battaglia che non è affatto esagerato chiamare fatidica, poiché in caso di caduta di tale città-simbolo nella mani naziste i piani di Hitler erano di trasformare i russi in un popolo di schiavi analfabeti.

A Stalingrado non si lottò per Stalin o per il comunismo, ma per la sopravvivenza del popolo russo: le armate germaniche, che in poche settimane avevano conquistato interi Stati, non riuscirono ad espugnare una città ridotta in macerie, poiché i combattenti lottarono fino allo stremo, preferendo la morte alla resa (che avrebbe comunque comportato morte certa), anche perché dietro Stalingrado non c’era altra terra ove ripiegare. Emblematico il fatto che le armate naziste giunsero a poche centinaia di metri dal fiume Volga, non riuscendo a sfondare l’orgogliosa resistenza russa. Per la solita “banalità del male”, le forze della svastica, che avanzarono rapidamente nelle pianure, furono sostanzialmente intrappolate nelle rovine che la loro stessa aviazione contribuì a creare (con innumerevoli bombardamenti). La battaglia, iniziata il 17 luglio 1942, finì il 2 febbraio 1943, con la capitolazione nazista: benché distrutta e con le strade “lastricate di sangue”, Stalingrado aveva vittoriosamente resistito, salvando il destino di tutta l’allora Unione Sovietica. Infatti, in caso di caduta della “città di Stalin”, tutto il Paese sarebbe crollato, poiché sarebbe stato invaso anche da Est, dal Giappone già dominatore della Manciuria (tramite lo stato fantoccio del Manciukuò) e del sud dell’isola di Sakhalin. Stalingrado dimostrò che la Germania non era invincibile, dando coraggio a tutti gli oppositori della svastica.

Il Rotor, che rappresenta la città (in origine Tsaritsyn e dal 1961 col nome attuale, significante “città del Volga”), ha conosciuto il suo apice a metà degli Anni Novanta, lottando per il titolo russo, giungendo per due volte in seconda posizione, una volta in terza e in due occasioni in quarta, conquistando varie qualificazioni alla Coppa UEFA. Appunto all’allora terza competizione continentale sono legate le massime glorie del Rotor, in grado di eliminare il nascente grande Manchester United nel 1995-’96 (2-2 in Inghilterra dopo lo 0-0 maturato all’andata in Russia) e di far soffrire la Lazio nel 1997-’98 (coi capitolini bloccati sullo 0-0 a Volgograd, ma poi vittoriosi per 3-0 a Roma). Senza, inoltre, dimenticare il raggiungimento della finale dell’edizione 1996 della Coppa Intertoto: in caso di successo, il Rotor sarebbe stato il primo sodalizio russo a conquistare una Coppa Europea (impresa che sarebbe poi stata realizzata dal CSKA Mosca, vincitore dell’edizione 2004-2005 della Coppa UEFA).

Oggi il Rotor, dopo varie peripezie, milita in seconda divisione, ma le imprese di allora non sono state dimenticate dagli sportivi. La città, ricostruita sostanzialmente per intero dopo la guerra (nota in Russia col nome di “Grande Guerra Patriottica”), vanta il titolo di “Città Eroina”: a ricordo del tragico periodo bellico, sulla collina del Mamaev Kurgan è presente un complesso monumentale (edificato negli Anni Sessanta) dominato dalla statua allegorica (alta 52 metri, 85 con la spada) della Madre Russia, denominata “La Madre Patria chiama!”. Già, la Madre Patria: come i nostri avi resistettero sul Piave, consapevoli che una sconfitta avrebbe significato la morte della Patria, i combattenti di Stalingrado resistettero alle armate naziste. Non combatterono né per Stalin né per Berija, ma per la loro gente, per il diritto a continuare ad esistere. E vinsero. Non arrivò la libertà, perché al potere rimase Stalin? Verissimo, ma la Storia ha dimostrato che, passato Stalin, i russi hanno continuato ad esistere: in caso di sconfitta a Stalingrado, il popolo russo sarebbe stato cancellato. A Stalingrado si disputò un vero derby, tra la vita e la morte: a costo della morte (di almeno un milione di individui, ma non ci sono dati certi), vinse la vita (di un intero popolo). Il derby del Rotor è già stato vinto da quei combattenti e consiste nell’aver salvato il diritto ad esistere di un popolo intero.

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