CONTI ALLA MANO

Analisi ragionata, sostenibilità e indebitamento

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Ecco un'analisi sui conti della Serie A dell'ultimo biennio che smentisce, numeri alla mano, pregiudizi e fallaci. Nel calcio si vince sia con il modello sostenibile, sia con i debiti. L'unica certezza è che chi si indebita prima o poi paga...
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Redazione DDD Direttore responsabile 

di Max Bambara -

La vulgata più ricorrente sostiene che per vincere, nel calcio, sia necessario fare debiti. Ma è realmente così? L’impostazione del ragionamento appare decisamente semplicistica e dove regna il semplicismo si rischia di dire cose che non sono verificate, figlie di postulati di principio, patinati d’ideologismo, e non di analisi dei fatti, scevre da pregiudizi. In realtà gli esempi degli ultimi anni ci dicono che si può vincere sia coniugando modelli di calcio improntati alla sostenibilità (come il Milan ed il Napoli che hanno vinto gli ultimi due campionati nel 2022 e nel 2023), sia indebitandosi dal punto di vista finanziario (come la Juventus e l’Inter che hanno vinto la Serie A rispettivamente nel 2020 e nel 2021).


Il modello che fa vincere un club con certezza assoluta non esiste

L’impostazione di pensiero secondo la quale ad una maggiore spesa corrisponde automaticamente una maggiore resa, è antitetica al calcio che è lo sport maggiormente episodico nel mondo. Nelle ultime settimane si tende a sentenziare che il Milan per vincere deve assolutamente investire. Ma è vero che il Milan, negli ultimi anni, non ha investito? Fra le opinioni più disparate, l’unica verità oggettiva possono fornirla soltanto i numeri che, infatti, fotografano una realtà molto diversa. Il differenziale entrate/uscite delle prime sei squadre della Serie A (sul campo) alla fine del mercato nella stagione 2022/2023 recita i seguenti segni: Milan – 33,62 mln, Inter – 15,20 mln, Lazio -3,57mln, Juventus -2,50 mln, Napoli + 9,9 mln, Roma + 58,1 mln. Il differenziale entrate/uscite delle prime sei squadre della Serie A dell’ultimo biennio che va dall’estate 2021 al gennaio 2023 recita i seguenti segni: Milan – 106,82 mln, Juventus -68,00 mln, Roma -54,43 mln, Napoli -9,10 mln, Lazio -8,47 mln, Inter +147,85 mln.

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Pe quanto concerne invece gli stipendi lordi dei giocatori questa è l’attuale classifica che inerisce le prime sei squadre della Serie A nel campionato 2022-23: Juventus 162,85 mln, Inter 133,54 mln, Milan 92,28 mln, Roma 89,95 mln, Napoli 71,93 mln, Lazio 69 mln. In riferimento invece al campionato 2021-22 questa è l’attuale classifica degli stipendi lordi dei giocatori delle prime sei squadre della Serie A: Juventus 180,95 mln, Inter 155,81 mln, Milan 87,78 mln, Roma 99,93 mln, Napoli 101,45 mln, Lazio 78,44 mln. Sostanzialmente la Juventus, negli ultimi due anni, ha speso per gli ingaggi lordi dei propri giocatori 343,8 mln, l’Inter 289,35 mln, la Roma 192,21 mln, il Milan 180,06 mln, il Napoli 173,38 mln e la Lazio 147,44 mln.

I numeri ci dicono, in sostanza, che il Milan, nell’ultimo biennio, è stata la prima squadra della Serie A come investimenti sui cartellini dei giocatori ed è stata la quarta squadra della Serie A come investimenti sugli emolumenti dei giocatori. Ma i numeri ci dicono anche che le due squadre che hanno avuto un monte-ingaggi fuori controllo hanno pagato entrambe conseguenze spiacevoli. La Juventus ha dovuto ricorrere ad artifizi contabili che l’hanno condotta ad una penalizzazione in classifica ormai definitiva, mentre l’Inter ha dovuto compensare l’attuale livello di spesa per gli emolumenti con cessioni pesanti per quasi 150 milioni di euro.

La morale della favola è abbastanza scontata; si può vincere e si può non vincere sia con una gestione sostenibile, sia con una gestione votata all’indebitamento; l’unica certezza è che chi si indebita, prima o poi, dovrà ripagare il proprio debito con sacrifici pesanti. La strada più conveniente e maggiormente improntata alla saggezza rimane quella della sostenibilità, o meglio della crescita sostenibile, con un monte-ingaggi che sale di anno in anno, in maniera proporzionale alla crescita dei ricavi del club. Anche perché, per citare Milton Friedman, “non esistono pasti gratis”.

 

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