Azzurri a Bergamo: Nazionale, il calcio prima si inchina alla città ferita e poi diverte

Italia-Olanda 1-1

di Redazione DDD

analisi Facebook di Roberto Beccantini –

Mi diverto sempre, con la Nazionale di Mancini, anche quando non vince (sono già due pareggi consecutivi), anche quando sbaglia (come Immobile, che pur si muove). E poi proprio a Bergamo, dopo l’inverno delle bare: tutti quei sindaci, tutti quei medici, tutti quegli infermieri. Il calcio che, in punta di piedi, capisce e s’inchina. L’Olanda non era più l’Olandesina di Amsterdam che bacchettammo al di là del minimo scarto. De Boer l’ha rianimata, difesa a cinque come Van Gaal al Mondiale brasiliano e fasce (la sinistra, soprattutto) molto elastiche, Blind a tutto gas, Frenkie de Jong in regia, un gigante, Wijnaldum e Depay ad aprire la scatola di Bonucci e Chiellini, sui cui gomiti non tramonteranno mai i dibattiti. Sono mancati i centravanti, sia a noi sia a loro.

Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images

Si poteva vincere, si poteva perdere, è stata una partita che il radar mobile di «Barellik» ha subito consegnato alla profondità di Lorenzo Pellegrini – bello il lancio, bello il resto – e van de Beek ha recuperato in mischia, a conferma che, nello sport come nella vita, conta l’attimo, non il fiocco. Abbiamo sofferto e li abbiamo fatti soffrire, così così Verratti, un po’ datato Jorginho, Chiesa alla periferia del villaggio, in bilico tra i rintocchi dell’ala e i doveri di terzino (meglio i polveroni di Kean, decisamente), D’Ambrosio e Spinazzola bloccati ai valichi. Poi, con Florenzi e gli adeguamenti difensivi, a specchio, un po’ più di respiro.

Deciderà Italia-Polonia di Reggio Emilia, il 15 novembre. Passa solo la prima, in Nations League, e Lewandowski (due pere alla Bosnia) ci ha superato. Lungi dall’essere perfetti, e in assenza di fuoriclasse in grado di scavare la differenza, gli azzurri sono vivi e trascinano: e in questi giorni avventurati di Covid, non è poco.

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