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TRA LA TRANSNISTRIA E SAN SIRO

Champions League, Inter tosta e Milan di lotta

TIRASPOL, MOLDOVA - NOVEMBER 03: Milan Skriniar of FC Internazionale scores the second goal during the UEFA Champions League group D match between FC Sheriff and Inter at Sheriff Sports Complex on November 03, 2021 in Tiraspol, Moldova. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

Al Milan resta una bava di speranza, all'Inter i suoi 14 giocatori in gol

Redazione DDD

analisi Facebook di Roberto Beccantini -

Era solo questione di tempo, a Tiraspol. Il catenaccione degli sceriffi ha retto un’ora scarsa. Poi Brozovic dalla lunetta, Skriniar di forza, in mischia, e Alexis Sanchez, complice una difesa ormai allo sbando. Il 3-1 dell’Inter, con relativo sorpasso, rende meno vitale la sfida del Bernabeu e vale gli ottavi di Champions, salvo harakiri. La partita, quella: a una porta. Inter sempre in controllo, magari un po’ leziosa e un po’ buonista. Athanasiadis bravo su Dzeko, palo di Lau-Toro: rischi corsi, zero. Fino, almeno, al gol-bandiera di Traore. E’ bastato che ognuno facesse il suo compito - Brozo e Vidal, meglio di tutti - segno di una differenza che le favole camuffano ma, spesso, non cancellano. Quattordici «cannonieri»: ecco un dettaglio di cui Inzaghi, immagino, andrà fiero.

 (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Un punto, il primo. Non basta, a San Siro, un Milan di lotta e non più di governo, come a Roma. Per metà gara, Porto padrone. Gol di Luis Diaz, «quello» dell’andata, e un paio di grandi parate di Tatarusanu. Superiorità schiacciante: nel fisico, nel palleggio, nelle geometrie. Il modico turnover pre-derby non produce che qualche volata di Theo e Leao. Oltre alla «garra» di Tonali.

Nella ripresa, la traversa di Evanilson sembra un timbro. Invece no. La squadra di Sergio Conceiçao rallenta, il Milan la butta in caciara, si fa per dire. I cambi, Ibra compreso, aiutano ad alzare polvere. L’autogol di Mbemba fissa un risultato che privilegia l’equilibrio tumultuoso del secondo tempo alla inferiorità tecnica del primo. A Pioli, per la cronaca, resta una bava di speranza. A patto che vinca le ultime due: a Madrid, contro l’Atletico asfaltato dal Liverpool; al Meazza, con i Reds. Come diceva Yogi Berra, «non è finita finché non è finita».

Fra Milan e Juventus, da noi, ci sono 16 punti. In Europa, viceversa, Madama è già negli ottavi, il Milan quasi fuori. Questa, poi. Andare a naso, per spiegarlo, o rivolgersi alla Nasa? Magari c’entrano gli obiettivi di base e gli apparati, i rivali e gli episodi. Delle società italiane, il Milan è di gran lunga la più internazionale. La Juventus, la bilancia sulla quale ci si pesa in campionato. Questa è la storia. Poi c’è la cronaca: che non la ribalta, ma può, ogni tanto, correggerla.

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