DerbyDerbyDerby Editoriali Chi difendeva Conte ora critica Allegri, ma il Napoli non è cambiato. E il problema è un altro...

Chi difendeva Conte ora critica Allegri, ma il Napoli non è cambiato. E il problema è un altro...

Luca Paesano
Rispetto al Napoli di Conte, quello di Allegri ha perso solidità difensiva. La realtà, però, è che i problemi di questa squadra vanno ben oltre l'allenatore

Tempo di sosta e tempo di bilanci, seppur chiaramente soltanto parziali. La stagione del Napoli non è cominciata nel migliore dei modi, con tre sconfitte, un pareggio e soltanto due vittorie nelle prime 6 partite dell'anno. Un bilancio deludente? Sì, ma fino a un certo punto. Fino al punto in cui non si riconosce che il Napoli abbia fatto oggettivamente dei passi indietro rispetto agli ultimi anni e che non possa più essere considerata la squadra da battere. E fino al punto in cui non si cerca di analizzare le cose con equilibrio.

Il Napoli ha perso con Como, Inter e Arsenal. Rispettivamente: una delle squadre più brillanti in Italia, i campioni d'Italia e i campioni d'Inghilterra e finalisti di Champions. Impossibile non dire che siano tre sconfitte che vanno prese e accettate, perché il campo oggi racconta che tutte e tre sono superiori agli azzurri. Ciò che probabilmente rende il quadro più nero del dovuto è un calendario un po' beffardo, che le ha messe una dietro l'altra a inizio stagione. Per il resto, laddove invece era chiamato a fare punti, il Napoli ne ha fatti 7 su 9.

Poi si può discutere delle prestazioni, del valore e delle condizioni dei singoli, delle idee e delle scelte di Allegri. Tutti i dubbi e le analisi sono assolutamente lecite. Ma a quel punto la domanda vien quasi spontanea: davvero qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

Napoli, da Conte ad Allegri: cosa è davvero cambiato?

A Napoli – e non solo – molti non aspettavano altro che una falsa partenza per far partire i requiem per Allegri. Ma la verità è che tra il Napoli di Antonio Conte e il Napoli di Massimiliano Allegri le differenze sono sottilissime. E chi oggi critica per partito preso, neanche si rende conto che sta contestando ciò che per due anni ha difeso.

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La proposta di gioco è povera come lo era prima. I ritmi con e senza pallone sono bassi come lo erano prima. La creazione di occasioni da gol è scarsa come lo era prima. La linea difensiva è bassa come lo era prima. E l'atteggiamento è remissivo come lo era prima. Ciò che cambia davvero la percezione è la narrazione: Allegri è cotto e bollito; Conte era un inossidabile vincente. Eppure, se ci si sofferma soltanto sul campo, ci si accorge che tutte queste differenze tra i due non ci sono.

NAPLES, ITALY - MAY 24: Antonio Conte SSC Napoli head coach looks on during the Serie A match between SSC Napoli and Udinese Calcio at Stadio Diego Armando Maradona on May 24, 2026 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Oggi si punta il dito contro il blocco basso di Allegri dopo aver trovato i gol del vantaggio contro Inter e Fiorentina, ma il Napoli di Conte, per due anni, cosa ha fatto? Oggi perdere 1-0 in Champions League contro l'Arsenal è un disastro, ma ci si è dimenticati della rimonta subita dal Copenhagen in dieci uomini o dei 6 gol incassati dal PSV? Oggi è un dramma non aver vinto tre partite di Serie A, ma la squadra di Conte non ne ha vinte 14 nell'anno dello Scudetto e 15 lo scorso anno. Negli ultimi 10 anni, solo il Napoli di Rudi Garcia, Calzona e Mazzarri e il Napoli del famoso ammutinamento con Ancelotti hanno fatto peggio.

Insomma, le premesse del “nuovo” Napoli non saranno sicuramente delle migliori, perché è un fatto oggettivo che la squadra non convinca. Ma non convince ora come non convinceva nemmeno prima, con la differenza che ad Allegri non si perdona ciò che a Conte è stato perdonato per due anni.

I numeri del Napoli di Allegri come quelli di Conte

Checché se ne dica, il Napoli di Allegri è probabilmente anche più godibile e “leggero” di quello di Conte, che giocava molto in orizzontale ed era per larghi tratti noioso. La percezione da spettatore è che la squadra sia – o almeno provi ad essere – un po' più vivace e verticale col pallone tra i piedi, anche se per ora con scarsi risultati in termini di resa.

Come con Conte, le idee sono poche e spesso confuse. Le trame sono rimaste sostanzialmente invariate. Una è la palla su Politano che prova a fare regia dalla destra, crossando al centro o servendo la sovrapposizione di Di Lorenzo. L'altra è l'appoggio a Hojlund, che continua a trascorrere le sue partite in solitudine, costretto a fare lotta greco-romana con i difensori avversari.

Per il resto si muove il pallone da destra a sinistra in cerca di qualche varco o in attesa che si possa sbloccare una delle due situazioni citate prima. Un'ode alla monotonia.

Hanno fatto particolarmente rumore in questi giorni i dati di Hojlund, tirati fuori per supportare il fallimento offensivo del Napoli di Allegri. Soltanto 14 palloni toccati in area di rigore in 5 partite, che convertiti significano 3,47 tocchi ogni 90 minuti. Pochissimi, non c'è dubbio. Ma lo scorso anno con Conte la media era di 4,05 ogni 90 minuti. Siamo lì.

Sono praticamente uguali anche il rapporto dei tiri (1,98 Vs 1,96 per 90 minuti) e dei tiri in porta (0,98 Vs 0,81 per 90 minuti). E siamo lì anche confrontando tutti gli altri dati offensivi di squadra: 13,8 tiri a partita contro 13,2; 4,2 tiri in porta a partita contro 4,7; 1,4 gol di media contro 1,5; 2,4 grandi occasioni a 2,0; 5,4 corner a 5,5.

MILANO, ITALIA - 5 SETTEMBRE: Rasmus Hojlund del Napoli festeggia il secondo gol della sua squadra durante la partita di Serie A tra FC Internazionale e SSC Napoli allo stadio Giuseppe Meazza, il 5 settembre 2026 a Milano, Italia. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

La vera differenza è dietro

La vera differenza sostanziale tra la squadra di Allegri e quella di Conte sta invece nell'equilibrio e nella solidità difensiva, vero punto di forza degli scorsi due anni. È qui che i dati sono peggiorati. E no, il problema non è il blocco basso di Allegri, che fa il paio con il blocco basso di Conte. Il vero problema è che il Napoli ha perso compattezza, concede più occasioni e, soprattutto, concede più occasioni pericolose.

Nelle prime 5 giornate di Serie A il Napoli ha concesso in totale 83 tiri agli avversari, vale a dire 16,6 di media contro i 10,2 della passata stagione. Di conseguenza, sono cresciuti anche gli xG a sfavore (da 1,01 a 1,4) e il numero di parate (da 2,0 a 3,2).

Ma non solo, perché il Napoli è ultimo nella classifica dei palloni intercettati a partita (5,8), recupera in media 8 palloni in meno a partita (38,4 vs 46,2) e commette più errori che portano a una conclusione avversaria: già 5 in questo avvio di stagione a fronte dei 18 totali dell'ultimo campionato.

ACF Fiorentina v SSC Napoli - Serie A 2026/27

FIRENZE, ITALIA - 20 SETTEMBRE: L'allenatore dell'SSC Napoli Massimiliano Allegri osserva il gioco durante la partita di Serie A tra ACF Fiorentina e SSC Napoli allo stadio Artemio Franchi, il 20 settembre 2026 a Firenze, Italia. (Foto di Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il problema non è solo l'allenatore

Allegri e Conte sono due allenatori scelti in continuità, con la stessa interpretazione del calcio, con la stessa proposta di gioco: vecchia, sterile, noiosa. La grande differenza tra i due è che uno, in un modo o nell'altro, riesce ancora a portare dei risultati a casa; l'altro, invece, è da anni che arranca. Ma al di là degli allenatori, la questione è ben più profonda.

La verità è che il Napoli è morto, pieno di giocatori finiti, a fine ciclo, senza più voglia e motivazioni, che si avviano al tramonto delle proprie carriere. E lo aveva anticipato proprio Antonio Conte, le cui parole in una conferenza stampa dello scorso novembre tornano più attuali che mai. “Non sono qui per accompagnare il morto”, disse in un momento di crollo del suo Napoli. Ecco, sembra che invece sia proprio quello che sta facendo Allegri.

Perché si può ragionare quanto si vuole sulle sue idee, sulle sue capacità e sulle sue scelte, ma fin quando si continuerà a negare un'evidenza e si strumentalizzerà ciò che si vede in campo non si andrà avanti.

Napoli, una rosa arrivata al capolinea

Al di là del campione che è stato e del rispetto reverenziale, si deve ammettere che questo De Bruyne a questo Napoli apporta poco o nulla. Se Lang e Lucca erano stati bocciati senza appello dopo pochi mesi, tanto per ragioni tecniche quanto comportamentali, un motivo ci sarà pur stato. Anguissa e Olivera sono due calciatori che il loro lo hanno già dato. Da tempo.

NAPOLI, ITALIA - 13 SETTEMBRE: Kevin De Bruyne della SSC Napoli durante la partita di Serie A tra SSC Napoli e Bologna FC allo stadio Diego Armando Maradona, il 13 settembre 2026 a Napoli, Italia. (Foto di Francesco Pecoraro/Getty Images)

Si insiste con Politano invece di portare nuova linfa su quella fascia. Si prosegue con Neres, che lascia il tempo che trova, e si trattiene Giovane, il cui acquisto non ha ancora trovato spiegazioni. E mentre si rinnova ancora Spinazzola – già al primo di tanti stop stagionali, come la sua storia racconta – si vende Gutierrez che ha già messo a referto un gol e 3 assist in Bundesliga.

E non è colpa di Allegri se per difendere il risultato a Milano ha bisogno di un difensore e quello che gli viene messo a disposizione dalla società è Badiashile.

Il Napoli aveva bisogno di una rifondazione

La verità è che è tutto sbagliato. Perché questa squadra aveva bisogno di essere rifondata per tornare ad essere competitiva, dopo esser stata spremuta nei due anni di Conte. E nonostante i chiari segnali che arrivano di anno in anno, ormai da anni, si è colpevolmente scelto di non fare nulla. Un po' per necessità, un po' per superbia e un po' – ce lo mettiamo – anche per incompetenza.

Perché alla fine, nella rosa che per De Laurentiis e Manna era forte e non aveva nulla da migliorare in estate, a dare la sveglia sono gli unici due giovani in una squadra di vecchi. La fame, la freschezza e l'esuberanza di Favasuli, che entra in campo e sembra voglia mangiarsi tutti. La stessa di Vergara, che entra a Genova e spacca in due la partita.

Due giovani che fanno capire da dove il Napoli deve partire per ritrovarsi.

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