derbyderbyderby editoriali Così simile a noi…. Buon compleanno Roberto Baggio!

Buon compleanno Divin

Così simile a noi…. Buon compleanno Roberto Baggio!

Roberto Baggio e Salvatore Schillaci ai Mondiali di Italia 90
A Pasadena, un rigore fallito non fu solo un errore: fu un gesto che ci ha insegnato a sentire la fragilità e la grandezza nello stesso istante
Vincenzo Bellino
Vincenzo Bellino Redattore 

C’è qualcosa di irreparabile in un talento così puro da farti dimenticare il mondo intorno a te, e al tempo stesso costringerti a guardarlo con occhio critico. Roberto Baggio non è solo un simbolo del calcio italiano; è un’idea, un riflesso di ciò che oggi manca. Non parlo dei suoi gol, dei dribbling, delle magie sotto i riflettori, ma del privilegio quasi crudele di poter sbagliare con grazia, di poter vivere la tensione estrema e trasformarla in memoria collettiva. A Pasadena, un rigore fallito non fu solo un errore: fu un gesto che ci ha insegnato a sentire la fragilità e la grandezza nello stesso istante.

L'eccellenza, l'imperfezione e la leggerezza poetica di Roberto Baggio

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Oggi il calcio italiano fatica a offrire occasioni del genere. Non ci sono più campioni che oscillano tra eccellenza e imperfezione con la stessa leggerezza poetica. I nostri club sono assediati dalla logica del risultato immediato, dalla gestione rigorosa dei numeri, dall’ossessione per la sicurezza tecnica. La Nazionale sembra inseguire schemi più che idee, organizzazione più che ispirazione. E allora ci manca la possibilità di ammirare qualcuno che sfida il rischio, che rende il rischio un atto di bellezza.

E Baggio, oggi, in un gesto che non ha bisogno di cronaca, ci ricorda quanto quella libertà fosse preziosa. Un talento cristallino come il suo non si manifesta più con facilità, perché la cultura del calcio contemporaneo ha il difetto di proteggere il talento fino a soffocarlo. La possibilità (si spera, ndr) di volare negli Stati Uniti per “regolare i conti” 36 anni dopo non è solo una questione di affetto o nostalgia: è il segno che la classe non teme il tempo, che certe emozioni restano leggibili anche senza cronaca sportiva, e che il talento vero ha bisogno di spazio, di rischio, di slancio.

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L'arte di essere grandi anche quando si fallisce

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Forse oggi dovremmo guardare meno le statistiche, le vittorie o le sconfitte, e provare a leggere quello che resta invisibile: la capacità di essere grandi anche quando si fallisce, la grazia nel dolore, il peso della responsabilità portato con leggerezza. In un calcio sempre più analitico e prevedibile, Baggio rimane un promemoria: il genio non è sempre quantificabile, e il futuro ha bisogno di coraggio, non solo di tecnica.

Il lusso di sbagliare, il privilegio di osare: chi oggi può davvero permetterselo? E chi, tra le nuove generazioni, saprà farlo senza perdere dignità, classe e poesia? Forse il calcio italiano deve ancora imparare a fare i conti con quella eredità, a non dimenticare che il talento cristallino non si reclama, si osserva, si coltiva, e si lascia respirare.

Buon compleanno Roberto, eroe umano: la tua umanità, la tua capacità di mostrare fragilità e forza insieme, ci hai insegnato che anche nell’errore può esistere la bellezza.