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Da un portiere all’altro, un’operazione coi fiocchi

Da un portiere all’altro, un’operazione coi fiocchi

Il non rinnovo di Donnarumma e l’arrivo di Maignan sono il simbolo di come andrebbe amministrato un club

Redazione DDD

di Max Bambara -

Da moltissimo tempo, nella Serie A italiana, il coro dei dirigenti è praticamente unanime e privo di stonature: “bisogna ridurre i costi”, “è necessario implementare un modello di calcio maggiormente sostenibile”, “non si può chiedere ogni anno alle proprietà dei club di ripianare passivi di bilancio a due o, addirittura, a tre zeri”. Su questi argomenti sono tutti concordi, ma purtroppo quando si tratta di arrivare all’applicazione pratica di certi principi, quasi sempre si preferisce l’uovo oggi alla gallina domani. Tanti dirigenti infatti preferiscono fossilizzarsi sulla finestra di mercato del momento e non pensano a preservare l’equilibrio di bilancio generale. Tre fra i giocatori più pagati della Serie A (Ramsey, Rabiot e Calhanoglu), sono arrivati nelle loro attuali squadre senza costi di cartellino (erano svincolati e quindi a parametro zero), ma soltanto grazie ad un riconoscimento economico rilevante sul piano degli emolumenti (unitamente alle commissioni per i rispettivi agenti) che le società tesseranti hanno scelto di riconoscere loro.

Il Milan, da due anni a questa parte, si è invece avviato su un sentiero opposto, senza curarsi delle critiche preconcette di una certa parte del mondo sportivo, secondo cui perdere un giocatore a costo zero rappresenta una perdita economica incommensurabile e, quasi sempre, un gap tecnico fra il giocatore uscente e quello entrante. Quanto avvenuto, tuttavia, nel corso dei mesi di maggio e giugno scorsi, dimostra che queste teorie siano balzane e prive di certezze; è assolutamente possibile invece perdere un giocatore a parametro zero senza risentirne dal punto di vista del bilancio (anzi addirittura riuscendo a trarne vantaggio) e non accusando alcuno scossone sul campo. Il caso Donnarumma e la gestione dello stesso da parte del Milan diviene significativo da questo punto di vista. Mike Maignan infatti è stato pagato 14,3 milioni di euro; al giocatore è stato riconosciuto uno stipendio lordo di 3,67 milioni di euro per cinque anni, in virtù dei benefici fiscali nascenti dal Decreto Crescita. Il costo di ammortamento di Maignan (spalmato su cinque stagioni) è di 2,86 milioni di euro che, sommato allo stipendio lordo del giocatore, fa impattare a bilancio il costo generale del portiere francese ad un totale di 6,53 milioni di euro all’anno. Nei prossimi cinque anni, pertanto, Maignan costerà al Milan una cifra totale di 32,65 milioni di euro.

Immaginiamo per un attimo che cosa sarebbe accaduto se la società rossonera, pressata da una certa parte del tifo e condizionata da alcuni refoli di vento, avesse scelto di accontentare Donnarumma pur di non perderlo a costo zero e avesse accettato in toto le richieste di Raiola, ovverosia 12 milioni di euro netti all’anno per il suo assistito. Tralasciando i costi di commissione, l’impatto a bilancio di Donnarumma sarebbe stato di 22,2 milioni di euro all’anno e di 111 milioni di euro totali per i prossimi 5 esercizi di bilancio. La differenza dei costi fra lui e Maignan non è minima. Anzi, numeri alla mano, parliamo di 15,67 milioni di euro all’anno e di complessivi 78,35 milioni di euro su base quinquennale. Il Milan, quindi, lasciando andare Donnarumma a costo zero ed acquistando Maignan per 14,3 milioni di euro ha fatto una scelta improntata ad una precisa linea di gestione. Non ha avuto alcun danno economico a bilancio, anzi ha avuto un beneficio che i numeri sopracitati dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio perché le cifre, a differenza delle parole, non sono opinabili. La classifica di Serie A inoltre, numeri alla mano, è migliore della scorsa stagione. Pertanto, dopo un primo terzo di campionato ormai andato, si può affermare, senza tema di smentita, che il Milan ha fatto la scelta migliore in merito a Donnarumma, sostituendolo con un profilo di grande valore e, nel contempo, risparmiando risorse che, in tal modo, verranno destinate ad altri reparti.

Il Milan insomma sta avendo risultati migliori sul campo pur spendendo soltanto poco più di un quarto di quanto avrebbe speso per far rinnovare Donnarumma a condizioni contrattuali che, a questo punto, possiamo definire “capestro”. Nel prossimo quinquennio il Milan risparmierà quasi 80 milioni di euro, ovverosia quasi la metà del suo attuale fatturato.

Il tabù secondo cui perdere un giocatore a parametro zero rappresenta un’onta incancellabile per la dirigenza del club e, nel contempo, un vulnus difficilmente rimarginabile, si sta infrangendo, tormentato dalle sue contraddizioni, sugli scogli delle evidenze dei numeri, dei risultati del campo, della ragione e della logica. Continuare a ripetere questa manfrina a cantilena non porterà contributi di rilievo alla discussione ed all’analisi, ma alimenterà soltanto la fiamma del pregiudizio, soprattutto in coloro che pontificano sul calcio sostenibile e sulle società che fanno andare via i giocatori a costo zero. Dal loro piedistallo d’argilla non riescono, o semplicemente si rifiutano di cogliere, l’incoerenza assoluta delle loro posizioni.

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