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UNO STRUMENTO CRIPTICO

Derby ma non solo, le sorti di una stagione decisa dal VAR

MILAN, ITALY - APRIL 19: Referee Maurizio Mariani cancels a goal for AC Milan after consulting the VAR during the Coppa Italia Semi Final 2nd Leg match between FC Internazionale v AC Milan at Giuseppe Meazza Stadium on April 19, 2022 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Il VAR sembra ormai diventato uno strumento cervellotico per creare casi giurisprudenziali extra-regolamento, invece di intervenire in situazione oggettive in cui, invece, sarebbe doveroso e sacrosanto un suo intervento.

Redazione DDD

di Max Bambara -

Ci sono due squadre che sono in testa alla classifica: il Milan e l’Inter. Al momento sono divise da due punti (71 a 69). Qualora la squadra nerazzurra dovesse vincere il recupero di Bologna sarebbe in testa con un punto di vantaggio sul Milan (72 a 71). Questo è il quadro del campionato dopo 33 giornate, a sole 5 partite dalla conclusione. Risulta evidente pertanto come l’equilibrio regni sovrano, in quanto non esiste, ad oggi, in Serie A una squadra che ha la forza e la possibilità di ammazzare il campionato. Sia la rosa del Milan, sia quella dell’Inter hanno i loro punti di forza ed i loro punti di debolezza. Entrambe hanno giocatori fondamentali e di valore assoluto ed entrambe hanno delle zone di campo nelle quali potrebbero migliorare la qualità degli interpreti o delle alternative. Tutto questo lo ha detto il campo. Ma il campo, sinora, ha detto anche un’altra cosa, meno politicamente corretta, ma non per questo meritevole di rimanere sotto silenzio. Mai come in quest’ultimo campionato, il VAR ha indirizzato la composizione della classifica e della qualificazione alla finale di Coppa Italia. Perché, piaccia o non piaccia, soprattutto quando l’equilibrio regna sovrano, gli episodi possono essere determinanti. D’altronde, in una situazione del genere, basta un punto o un gol annullato per assegnare un titolo. Come mai quindi, l’AIA consente che il VAR possa essere usato in maniera strumentale per decidere i destini della stagione? Sommessamente, ci permettiamo di evidenziare che, oggi come oggi, non può essere univoco soltanto il metro arbitrale all’interno di una stagione, ma devono essere univoche anche le modalità di intervento e di controllo del VAR sulle partite. Se ciò non avviene la credibilità della Serie A e della Coppa Italia vengono minate alla base.

 (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

(Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

Ci sono episodi che non possono assolutamente avere giustificazione perché rientrano nell’oggettività. Il calcio con cui Ranocchia colpisce Belotti a Torino non può non essere calcio di rigore perché è un classico esempio di danno procurato e soltanto nel mondo dei fratelli Grimm l’arbitro al VAR può comunicare all’arbitro di campo che il difendente ha preso la palla. Il fallo di Bastoni su Zakaria nella gara dello Stadium, una volta che viene concesso, non può non tramutarsi in calcio di rigore atteso che è vergato sul regolamento che la linea bianca fa parte dell’area di rigore. Esattamente come il gol di braccio di Udogie contro il Milan non può non essere annullato perché il regolamento ci dice che non si può mettere la palla in porta con un braccio, nemmeno casualmente. A questi orrori che fanno crollare la credibilità dell’AIA, si aggiungono una serie di interpretazioni fantasiose che si fa fatica a comprendere. Parliamo delle segnalazioni di fuorigioco geografici (Giroud in Milan Napoli, Kalulu in Inter Milan di Coppa Italia) che sono due veri e propri abomini, in quanto vanno apertamente contro il regolamento e sono irrispettosi dello spirito del gioco. Affinché venga annullato un gol infatti, il giocatore in offside deve partecipare attivamente all’azione, o toccando la palla oppure inibendo la visuale del portiere, entrambe precondizioni mancanti in tutti e due gli episodi incriminati.

Si aggiunge alla lista la chicca esecrabile della mancata espulsione di Lautaro Martinez contro il Milan nella gara di andata di Coppa Italia. Un anno fa Tonali venne espulso a Benevento perché intervenne il VAR. L’episodio aveva la stessa dinamica (piede a martello), ma era molto meno pericoloso, dal punto di vista dell’impatto, per l’incolumità dell’avversario. In un caso fu cartellino rosso, in un altro fu cartellino giallo. Perché nella prima situazione il VAR è intervenuto, mentre nell’altra è rimasto silente? Anche qui rimarremo in attesa vana di spiegazioni che mai ci saranno. Al Milan rimangono cinque partite da onorare sul campo, con l’obiettivo di dare il massimo fino alla fine nel rispetto di sé stessi e del proprio percorso. Tuttavia, tutto quanto avvenuto sinora, evidenzia come, a fine campionato, non rischia di vincere la squadra che è stata più brava sul campo, bensì quella che ha avuto più “fortuna” con gli interventi del VAR e che ha costruito una narrativa vittimistica per un fallo inesistente di Giroud su Sanchez.

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