Dopo la scommessa Sarri, una nuova super scommessa: Andrea Pirlo

Dopo la scommessa Sarri, una nuova super scommessa: Andrea Pirlo

Juventus, le ambizioni erano altre

di Redazione DDD

analisi Facebook di Roberto Beccantini –

Ma come, Agnelli definisce il nono scudetto «un’impresa» e poi licenzia Maurizio Sarri? Champions ci cova, naturalmente. Perché l’ossessione era e resta quella lì: il «sogno» diventato «obiettivo». Non sono d’accordo, lo sapete. Avrei tenuto «C’era Guevara» e gli avrei disegnato attorno guerriglieri più giovani, più adatti alla sua «Poderosa». Le rivoluzioni costano: non si può pensare di rovesciare la tradizione sporcandosi solo il bavero. Soprattutto in Europa, là dove non sempre ti baciano. Invece no. Nell’arco di due stagioni, John Elkann e Andrea hanno preso le classifiche e le hanno buttate nel cesso: via Massimiliano Allegri, che di campionati ne aveva vinti addirittura cinque, e via pure il Comandante, al primo, storico hurrà dopo l’Europa League con il Chelsea e la scapigliatura napoletana. Una mossa banalotta, da padrone delle ferriere. Paga, Sarri, l’importanza smodata e morbosa che diamo agli allenatori. Strapagati, spacciati per maestri e poi, se le cose non vanno come la propaganda millanta, buttati nel cestino. La fa franca, per ora, Fabio Paratici, il cui mercato, molto confuso, non ha certo aiutato il Predicatore.

Andrea Pirlo

All’alba dei Novanta, Gigi Maifredi e il suo calcio champagne fecero la fine del Titanic contro l’iceberg di un settimo posto. Oggi, in tutt’altre circostanze e con ben altri esiti, è il turno di Sarri, così elastico e scafato da scendere a patti con Cristiano e gli altri califfi, non così energico e coerente – evidentemente – da sapervi rinunziare. Perché la sponda del fiume è sempre piena di turisti in attesa del cadavere. Perché la Champions è tutto, e le svolte estetiche sono le favole che i giornali raccontano agli adulti per farli addormentare. L’operazione Marziano è costata un occhio della testa. La scommessa non ha prodotto che un paio di «scudettini», per dirla con Agnelli, e una Supercoppetta di Lega. Le ambizioni erano altre. Siamo di fronte a un Extraterrestre che vampirizza le squadre in cui gioca. Ma come Dracula ha bisogno di colli carnosi, non esangui. Se sei il Real, l’Europa ti sembrerà perfino noiosa. Se sei Karim Benzema, dopo la sua «fuga» ti sentirai Bram Stoker e ne riscriverai la storia. Ma se sei la Juventus, «questa» Juventus, i gol non basteranno a far evadere i dubbi: non piacevoli, di sicuro, ma neppure ridicoli come le certezze (Voltaire).

Sarri non era la prima scelta, la polmonite lo bloccò all’inizio della semina. Da allora, non ha più recuperato. I giocatori, dal pelo non certo corto come il muso, hanno fiutato il vento. Ritardo un passaggio? E chi se ne frega: tanto, è colpa «sua». Non attacco lo spazio? Mica sono un astronauta. Un film già visto, la cenere di altri toscani. Un manicomio senza trattino. Jurgen Klopp arrivò a Liverpool l’8 ottobre 2015. Primo trofeo, la Champions del 2019. Sir Alex Ferguson fu reclutato dal Manchester United il 6 novembre 1986. Primo trofeo, la Coppa d’Inghilterra del 1990. Al povero Maurizio, non è bastato nemmeno lo scudetto-subito, dopo una stagione così complicata, così tragica. E con un finale molto strano: Andrea Pirlo. Una scommessa che va oltre la scommessa di Sarri. Molto oltre. Forse troppo.

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