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DA BERGAMO IN POI...

Due anni sull’altalena: Milan, solo in Italia la carta vale più del campo…

Due anni sull’altalena: Milan, solo in Italia la carta vale più del campo…- immagine 1

"Sulla carta" riassume tutto lo scetticismo e la scure pregiudiziale che esiste sul Milan da due anni. Leggere rossoneri favoriti adesso, dopo due anni interi in cui il Milan "non aveva" la rosa per i primi 4 posti, è abbastanza singolare.

Redazione DDD

di Max Bambara -

Esserci, in questa lotta scudetto, è già un grande risultato per il Milan. Se pensiamo da dove è partito il Milan e a quello che ha fatto in nemmeno due anni e mezzo forse ci si rende conto che davvero il calcio è la più azzeccata metafora dell’esistenza. Ventotto mesi fa il Milan si leccava le ferite, aperte e sanguinanti, della partita di Bergamo con l’Atalanta, una di quelle gare che fanno pensare che non ci sono più speranze e che il dado, ormai, sia inevitabilmente tratto. Il presente e l’immediato futuro apparivano bui. A Bergamo sembrava fosse crollato tutto. Nessuno aveva più fiducia. L’orizzonte era talmente fosco che si faceva estrema fatica anche solo ad immaginare una ripartenza. I giornali facevano a gara nell’ipotizzare nomi per la panchina, nel prefigurare scenari per il futuro. I tifosi del Milan però si sentivano come colui che si è appena rialzato dopo giorni e giorni di febbre alta. Senza forze, abulici, quasi sconsolati e rassegnati ad un presente che non riusciva nemmeno vagamente a tenere il passo del passato più glorioso.

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Il Milan, su quelle ceneri, ha saputo rigenerarsi, ricostruirsi, ricrearsi, rinascere. Lo ha fatto con la pazienza di una dirigenza che non ha mai venduto fumo agli occhi degli innamorati rossoneri. E che ha saputo tollerare, comprendendoli, certi sfoghi e certe prese di posizione, figlie di un amore sconfinato che, tante volte, rende poco lucide le analisi e i ragionamenti. Il lavoro certosino per creare una squadra competitiva è iniziato soltanto qualche giorno dopo Bergamo. Ed è iniziato fra le perplessità di chi non poteva ancora cogliere che due giocatori esperti come Ibra e Kjaer erano le fondamenta che mancavano ad un gruppo di ragazzi con talento, ma privi di esperienza e di quella dose necessaria di malizia. Oggi, anche quando, loro malgrado, non sono sul campo a battagliare, Zlatan e Simon sono comunque lì, sono presenti con lo spirito, sono l’anima invisibile di questa squadra. In questi ultimi due anni il Milan ha fatto il pieno di scetticismo.

Da due anni i rossoneri sono quelli che si trovano lì per caso, che stanno overperformando (termine odioso ma che ci viene appioppato con una facilità irrisoria). Da due anni noi sono quelli che non hanno la rosa adatta a competere per la zona Champions League, quelli che stanno facendo un miracolo, quelli a cui sta girando tutto per il verso giusto. Da due anni. Se c’è un male atavico in questo paese sono le convinzioni spacciate per certezze, anche in spregio alla realtà delle cose. Solo in Italia le squadre si giudicano “sulla carta”. Ovunque il giudice supremo è il campo. Da noi no. E in questo mare di scetticismo e di pregiudizio, noi milanisti ci siamo abituati a nuotare, a sguazzare, trovando i tronchi di legno adatti sui quali appoggiarci per prendere aria e respirare a pieni polmoni. “Sulla carta” quest’estate i rossoneri venivano indicati da tutti come una squadra con poca prospettiva. Nelle griglie di partenza il Milan era fra la quinta e la settima posizione. Il secondo posto dell’anno precedente non contava. La carta aveva un peso maggiore di un campionato di 38 partite con 79 punti conquistati. Oggi ecco Pioli e i suoi primi con 74 punti conquistati in 34 partite. Senza più asterischi, evitiamo per amor di patria. Eppure la carta e gli imbrattatori della carta continuano a dire che “non c'è l’organico”. Prendere e portare a casa. Due anni in cui scalare le mura dei pregiudizi. Nessuno in casa rossonera vuole fermarci adesso. L’orizzonte davanti sono quattro partite in cui fare l’ultimo, decisivo, step. L’avversario più grande sono i limiti, le ansie, le paure, la scarsa capacità di gestire la pressione. Le vittorie, si sa, sono come il sole. La patente di favoriti non può essere milanista. Se per due anni, sulla carta, quelli di Milanello erano i meno attrezzati, non vi è motivo per smettere di esserlo.  I soloni che negli ultimi due anni davano i rossoneri per miracolati, continuino ad essere coerenti con le loro convinzioni bulgare ed incontestabili. Il Milan è lì. Anche adesso che gli stadi sono aperti, anche senza un rigore a favore da tre mesi, anche se perdendo Donnarumma e Calhanoglu si sono persi automaticamente 15 punti. Comunque vada, niente e nessuno potrà togliere a Gazidis, Maldini e Massara l’orgoglio di esserci e di aver costruito qualcosa che durerà nel tempo, risorgendo dalle ceneri. Come l’araba fenice. Pardon, rossonera.

 

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