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GATTUSO E I SITI DI NAPOLI

I siti napoletani a Gattuso dopo Udine: qui non siamo a Pyongyang – Ma Rino rispetta tutti…

UDINE, ITALY - JANUARY 10: Gennaro Gattuso head coach of SSC Napoli looks on during the Serie A match between Udinese Calcio and SSC Napoli at Dacia Arena on January 10, 2021 in Udine, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

La considerazione di Gattuso dopo la vittoria di Udine sui giocatori condizionati dai siti, non era un attacco frontale ma così è stato vissuto...

Redazione DDD

Rino Gattuso, allenatore del Napoli, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport per analizzare la sfida con l'Udinese, ma ha allargato il tito: " Ci siamo ripresi quello che abbiamo lasciato quattro giorni fa. I giovani di oggi devono smanettare meno, si va troppo sul telefonino e si leggono troppe robe. Napoli è a livello di Roma, ci sono tante radio e siti. Se buttiamo energie sul campo invece di leggere, in giro si dicono tante cavolate. Napoli non è una piazza facile".

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Il sito IlNapolista ha risposto con il corsivo di Raniero Virgilio: "La risposta è ormai chiara: se la squadra azzurra risulta solo all’apparenza e ai calcisticamente sprovveduti allo sbando è per via dei troppi siti web che esistono a Napoli. (Anche a Roma, pare, la situazione sia analoga. Avvertiamo, come gesto di sportività, il signor Fonseca, nel caso volesse tempestivamente correre ai ripari). Non cercate nei moduli, nelle controversie contrattuali, nel clima nello spogliatoio, nel deficit di veleno o nel pezzo su cui non sosta l’attenzione dei calciatori il busillis: sono i siti web la chiave di volta. Questo sappiamo oggi, domenica dieci gennaio duemilaventuno. Tuttavia, non ogni cosa è perduta. Esistono, ringraziando il cielo, oasi ove concentrazione nello studio ed efficienza professionale possono ancora aver lunga vita. Essi sono i luoghi in cui la virtualità della rete non ha ancora avuto la meglio sulla durezza della realtà e, per fortuna, si gioca ancora a ramino o settemmezzo e si tralascia Among Us. A Palermo, ad esempio, almeno fino al 2013, non c’erano siti web. Incredibile a dirsi, ma è così: l’atavico ritardo infrastrutturale ha reso il capoluogo siciliano un paradiso di antica laboriosità. A Candia, nell’isola di Creta, l’antica cultura minoica ha rigettato da tempo la freddezza dei bit preservando i centocinquantamila fortunati ellenici dalla deriva del progresso. Giornali online non esistono. Tutto su carta stampata. In taluni casi, pergamene. Anche in Toscana, in quel di Pisa, almeno fino a qualche anno fa, internet rimaneva ancora una vaga idea. Persino nelle università sono stati cancellati i corsi di ingegneria informatica, trasformando la città da vituperio delle genti a desiderio dei calcianti. Da ultimo – Milano: l’etere che avvolge i Navigli non conosce né tre, né quattro né cinque gì (chi glielo dice ora a Gallera). La meta preferita di qualunque allenatore, in ogni caso, rimane Pyongyang. Lì si coltivano i veri campioni del domani senza radio di quartiere o astiosi siti web. Lì le partite terminano ancora tutte con i risultati desiderati".

Nostra considerazione: se c'è una persona che rispetta chi lavora e i diritti di chi lavora, quello è Rino Gattuso. Non ha mica detto di chiudere i siti, ha detto solo ai suoi ragazzi di non guardarli ora. Tutto è criticabile nella vita, ma Rino ha inteso proteggere i suoi giocatori, non attaccare i siti napoletani.

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