Il calcio post Covid, i numeri dei primi 4 club di Serie A per numero di tifosi: la gravità del momento

Ecco un raffronto fra i bilanci chiusi al 30 giugno 2019 da Juventus, Milan, Roma e Inter e i bilanci chiusi al 30 giugno 2020 dagli stessi club (manca il dato ufficiale dell’Inter ma c’era già una perdita di oltre 100 milioni nei primi 9 mesi). Le perdite sono quasi triplicate passando da 250 milioni ad oltre 600 milioni.

di Redazione DDD

di Max Bambara –

L’informazione sportiva, in questo momento storico condizionato dal COVID 19, ha un dovere fondamentale che viene prima di qualsiasi partigianeria o di qualche spruzzo d’acqua nel proprio orticello: il dovere è quello di dare l’esatta dimensione della fase che stiamo vivendo a tutti gli appassionati di calcio che, loro malgrado, vivono una passione attenuata, in cui il contatto con la squadra del cuore viene filtrato da lontano. Il calcio senza presenze allo stadio è dura da mandare giù per chi ama le emozioni più profonde di questo sport. Eppure i tifosi italiani, al netto di qualche inevitabile lamentela, stanno facendo buon viso a cattivo gioco e stanno accettando una situazione difficile ma che, oggettivamente, non può diventare un continuo oggetto di discussioni e polemiche. In tanti così si sono abituati al calcio del COVID; non piace, non dà lo stesso gusto di prima, ma è quello che in questo preciso momento ci si può permettere ed allora se lo fanno andar bene. Ecco, vista la situazione da quest’ottica, diventa ancor più ineludibile informare correttamente i tifosi sul momento del calcio in generale. Illudere i tifosi con nomi altisonanti o con colpi di mercato futuri, oggi, è soltanto un esercizio di disonestà intellettuale portato avanti sulla base di convinzioni svincolate dalla realtà. Il COVID ha cambiato tutto, ha rivoluzionato scenari e riscritto storie che sembravano aver già preso una loro direzione.

Ed allora basta parlare di “investimenti” perché già, normalmente, questa parola nel calcio è abbastanza poco realistica. Nel momento attuale finisce soltanto per diventare una battuta che non fa nemmeno sorridere. Guardiamo i numeri che, bontà loro, non mentono nella loro crudezza. Al 30 giugno 2019, la Juventus aveva chiuso il bilancio con una perdita di 40 milioni di euro; nella stessa data il Milan aveva chiuso il bilancio con una perdita di 146 milioni di euro, la Roma lo aveva chiuso con una perdita di 24 milioni di euro e l’Inter con una perdita di 48 milioni di euro. Un anno dopo, la Juventus ha chiuso il bilancio con una perdita di quasi 90 milioni di euro, il Milan con una perdita di 195 milioni di euro, la Roma ha superato quota 200 (242 milioni di euro) e l’Inter (anche se è l’unico dato non è ancora ufficiale) dovrebbe superare abbondantemente quota 100 milioni di euro di passivo. In un anno, le 4 squadre con più tifosi della Serie A sono passate da un passivo totale di circa 260 milioni ad un passivo totale di oltre 600 milioni. In questi numeri c’è tutta la difficoltà di un Serie A che fatica a uscire fuori dalle secche del COVID che ha tolto ai club le sicurezze di certi ricavi (televisivi e da stadio) ed ha tolto loro anche alcune quote voluttuarie legate agli incassi degli sponsor che, probabilmente, avranno chiesto e chiederanno anche in questa stagione di non pagare o di pagare meno le parti variabili dei contratti, non potendo esporre i loro stand in stadi pieni ed avendo un bacino d’utenza pubblicitario molto ridotto.

I proprietari delle squadre in questione andrebbero semplicemente lodati e pubblicamente ringraziati per avere sostenuto i costi del COVID sul calcio senza colpo ferire e senza licenziare nessun dipendente. Attenzione però a non abusare della pazienza delle proprietà dei grandi club. Ricchi sì, ma non scemi e dalle parti di Castel Volturno dove c’è un presidente che legittimamente non ha mai voluto mettere un euro di tasca propria per ripianare i conti del suo club, si dovrebbe iniziare a familiarizzare con l’argomento, pena la rottura del giocattolo e lo scoppio inevitabile del sistema. Questo è il calcio d’oggi e con questo calcio bisogna iniziare a misurarsi, imparando a capire che è sulle operazioni di mercato a bassi costi che è opportuno prestare attenzione, dato che operazioni da molti milioni di euro sono ormai diventate proibitive. Non a caso, Inter, Roma e Milan hanno condotto il mercato sostanzialmente a costo zero nel saldo fra entrate ed uscite (alcuni siti erroneamente inseriscono i proventi della cessione di Suso fra le uscite del Milan, dimenticando che quest’operazione va conteggiata nel vecchio bilancio) mentre la Juventus è stato l’unico club che ha condotto un’operazione finanziariamente onerosa, ossia l’acquisto di Federico Chiesa. A primo impatto potrebbe sembrare singolare ma, se si leggono bene i dettagli dell’operazione, si capisce che la stessa ha un senso anche sul piano finanziario. Il prestito di Chiesa infatti è biennale e il carico corposo sul piano economico (50 milioni di euro) finirà sul bilancio 2022-2023, quello in cui la Juventus non avrà più il costo di Cristiano Ronaldo che, ad oggi, pesa a bilancio per oltre 80 milioni di euro fra ammortamento ed emolumenti. Nessuno spazio quindi alla parola “investimenti” anche per il primo club italiano per fatturato, bensì soltanto operazioni ragionate in una ottica di futuro rinnovamento. Con questi numeri e non con colpi di mercato ultramilionari, l’informazione sportiva dovrà iniziare a familiarizzare e a fare i conti, a meno che non voglia rischiare di perdere completamente credibilità fra i tifosi e fra gli appassionati di calcio. Il gioco, crediamo, non vale proprio la candela.

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