"Il giro di vite" (1898) di Henry James è una della storie più belle sul tema e concetto di fantasma. L'elemento soprannaturale diventa un oggetto tremendamente ambiguo, che vaga fra la sua realtà effettiva e le stratificazioni dell'inconscio. Il fantasma rimane ossessivamente con noi tutto il tempo, anche quando non lo sentiamo e manifesta desideri e sogni profondi e oscuri. L'istitutrice del racconto breve vive un'intensa lotta contro 2 fantasmi (defunti domestici della casa), ma l'autore americano naturalizzato britannico non entrerà mai nella concretezza dei due. Una delle peculiarità della storia infatti sta proprio nell'ambiguità dell'esistenza o meno dei fantasmi. Sono reali o sono solo un'allucinazione della donna che manifesta i suoi desideri repressi?
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“Il giro di vite” di Luciano Spalletti: i fantasmi di Osimhen e Icardi spaventano David e Openda

Luciano Spalletti, dopo che Vlahovic è dovuto scomparire per un guaio all'adduttore, ha visto l'apparizione inevitabile di due ectoplasmi e l'ambiguità della loro presenza. Ecco così che la concretezza nasce e si verifica attraverso le prestazioni deludenti di Openda e David (comunque meno evanescente del belga). Tuttavia, esiste anche il lato dei sogni indicibili, ed ecco che la Juventus si è ossessionata dalla figura archetipica del "9". Un individuo capace di fronteggiare anche il difensore più roccioso, abile nella ricerca della profondità e un'ancora di salvezza quando si fa fatica ad organizzare il gioco. Ma soprattutto, un implacabile e spietato finalizzatore.
A David e Openda si sono così contrapposti Icardi e Osimhen, fantasmi del passato e del subconscio spallettiano. Due suoi ex giocatori, comprendenti di tutte le caratteristiche citate in precedenza: i "9" per eccellenza. Anche in questo caso il soprannaturale entrerà nel quotidiano e l'italiano sfiderà i suoi ex calciatori in Galatasaray-Juventus, match valido per i playoff di Champions League.
Un mercato estivo tribolato alla ricerca della punta
—Jonathan David ha rappresentato un'occasione estiva. In un mercato dove una punta che viaggia sui 20 gol a stagione (109 reti in 232 presenze) costa più di 50 milioni, prendere il canadese a zero è sembrata fin da subito un'ottima mossa. Lois Openda, invece, ha interpretato a tutti gli effetti il ruolo di toppa. L'inseguimento durato 3 mesi per Kolo Muani non è andato a buon fine ed ecco allora che l'ultimo giorno di mercato è spuntato sul tavolo il nome del belga. Una tipologia di attaccante differente da Kolo Muani, ma un ripiego di tutto rispetto seppur a 40 milioni, memori anche della sfida contro la Juventus di ottobre 2024. Inoltre, c'è da ricordare che l'allenatore all'epoca era ancora Tudor e la sua idea di calcio (3-4-2-1) contemplava maggiormente l'utilizzo e la valorizzazione di Openda.
Galatasaray-Juventus, le fatiche di Jonathan David
—David ha subìto l'ombra pesante di Vlahovic, preferito sia da Tudor che da Spalletti (inizialmente) e un adattamento complesso al sistema tattico italiano (faticando con le marcature a uomo). Da agosto a fine novembre lo score è rimasto fermo a 1 sola rete, con tante panchine e un malcontento che iniziava a montare. Poi è capitato l'infortunio del serbo e l'arrivo di Spalletti. Così il nazionale canadese ha conquistato finalmente la titolarità.
Un dicembre ancora faticoso e poi un gennaio da fuochi d'artificio. Il punto di svolta? Il rigore sbagliato contro il Lecce. Da quel momento David è diventato uno dei perni della squadra bianconera. Il suo gioco associativo, gli spazi liberati per gli inserimenti di Miretti e McKennie, la precisione nelle triangolazioni e anche un discreto feeling con la porta (4 reti e 4 assist dal 3 gennaio). Tuttavia, alcune criticità rimangono. David continua a faticare contro le marcature a uomo (aiutato però dalla forte fluidità della Juve), soprattutto contro avversarsi fisicamente più prestanti. Non essendo particolarmente alto (1.78 m), il bomber canadese stenta nel gioco aereo (24% di contrasti aerei vinti) e nella difesa del pallone, rimanendo un'arma spuntata per lo strumento dei cross, particolarmente utilizzato contro i blocchi bassi.

Il mistero di Lois Openda
—Lois Openda, al contrario di David, non ha ancora trovato un suo ruolo nella Juventus e difficilmente lo troverà nei prossimi mesi. 2 sole reti in stagione (1 in A e 1 in Champions) e 8 partite da titolare fra tutte le competizioni. Il giocatore belga è sembrato un estraneo fin da subito, anche lui difficilmente adattabile al sistema tattico della Serie A. Openda è un giocatore molto rapido e anche tecnicamente valido, con caratteristiche più da seconda punta in un attacco a 2 che da centravanti solitario.
Gli ampi spazi della Ligue 1 e della Bundes sono striminziti contro i blocchi medio-bassi di 3/4 delle squadre italiane. Non è un caso che le sue due partite migliori siano giunte contro Bologna e Roma (espulsione provocata e rete), 2 club che marcano su tutto il campo, tenendo la difesa particolarmente alta. Inoltre, anche lui (1.77 m) fatica terribilmente nel gioco aereo, rendendolo inefficace in situazioni di crossing game o anche solo per sgravare la squadra ricevendo un pallone diretto dalla difesa.

Galatasary-Juventus, i sogni indicibili Osimhen e Icardi
—Nella sua immensa esperienza da allenatore, Luciano Spalletti ha avuto a che fare con veri e propri fenomeni come attaccanti. Calciatori con immense qualità, scoperte e valorizzate anche grazie alle indicazioni del tecnico toscano. Ci sono due giocatori particolarmente rappresentativi di ciò: Victor Osimhen e Mauro Icardi, rispettivamente allenati al Napoli e all'Inter. In misure variabili, entrambi rappresentano il prototipo di attaccante centrale necessario allo sviluppo del gioco spallettiano. Killer Instinct ontologico e buone soluzioni da cercare quando si hanno difficoltà ad uscire con triangolazioni dal basso. Tuttavia, sia il nigeriano che l'argentino hanno rappresentato in momenti diversi una soluzione possibile per l'attacco juventino (uno in estate e uno in inverno), nonostante le trattative siano state bloccate per costi esorbitanti e mancanza di assenso sul nome proposto.
La maschera napoletana di Victor Osimhen
—Osimhen, prima dell'arrivo di Spalletti, era giudicato come un'ottima punta di prospettiva (premio come miglior u23 nel 2021-22) ma ancora tremendamente acerba e discontinua (in relazione agli 80 milioni sborsati nell'estate 2020), anche per qualche infortunio di troppo. Poi, con l'allenatore di Certaldo è arrivato il georgiano Kvara e insieme hanno creato un'annata irripetibile. Nel '22-23 il nazionale nigeriano segna 31 reti in 39 partite (capocannoniere della A con 26 gol e premio come miglior attaccante), dando l'impressione di essere davvero infermabile e dominante.
Osi riesce a trovare grande continuità come finalizzatore e unisce una buona fisicità (1.85 m) ad una rapidità che pochissimi possono vantare. Il nigeriano piace particolarmente perché è molto intenso e capace di vincere molti duelli (quello che servirebbe ora ai bianconeri). Un'ottima copertura e protezione del pallone si lega all'intuizione di arrivare costantemente prima del proprio marcatore. Il campione mascherato diventerà poi il miglior marcatore africano nella storia della A, prima di lasciare malinconicamente Napoli dopo una stagione tra molte ombre e poche luci.
Galatasaray-Juventus, Osimhen l'imperatore di Galata
—L'annata '23-24, disastrosa per i partenopei e il loro decimo posto, svaluta in maniera esagerata il valore del centravanti nigeriano. Gli atteggiamenti extra campo e gli infortuni spingono i top club europei a non puntare sul 9 napoletano, che si muoverà solo a settembre per raggiungere in prestito il Galatasaray. Una fine che sembra ingenerosa rispetto alle qualità di Osimhen, finito troppo presto in una lega minore.
L'ex Napoli domina in lungo e in largo con 37 reti stagionali in 41 partite, capocannoniere della Süperlig (26 gol) e scudetto conquistato. La maschera diventa corona per la seconda volta. I tifosi turchi lo eleggono a imperatore della Turchia, tanto da scomodare paragoni con Atatürk. Osi si lascia affascinare da questa eredità e decide di voler rimanere in giallorosso, nonostante i richiami italiani della Juventus. Il Gala fa così all-in sul nigeriano e mette i 75 milioni (record di spesa per un club turco) richiesti da ADL per la cessione del top player, con i 15 di contratto per Osi.
In questa stagione per lui sono 15 reti in 21 partite, di cui 6 in 6 match di Champions League. Da sogno di una notte di mezza estate a incubo (già vissuto con la doppietta nel 5-1 del gennaio 2023), la maschera di Osimhen è pronta a ripresentarsi in Galatasaray-Juventus per ossessionare la squadra bianconera.
Mauro Icardi e le storie tese interiste
—Mauro Icardi è il fantasma per eccellenza della Juventus. Con 8 gol in 12 sfide di A, Maurito è il sogno più angosciante che esista per le fantasie bianconere. Per questo, anche il desiderio più grande. Ci sono stati vari momenti in questi anni in cui la Juventus ha tentato un approccio all'argentino. Alla Samp, all'Inter, al PSG e per ultimo anche al Gala. Non c'è finestra di mercato in cui l'ex capocannoniere di A non sia accostato ai colori bianconeri. L'odio sportivo per il capitano della squadra rivale nasconde la volontà repressa di ottenere i suoi gol, di poteri vivere sulla propria pelle.
Con Luciano Spalletti, Mauro Icardi raggiunge il suo record di gol personale in A: 29 in una singola stagione. Ovviamente vince il titolo di capocannoniere (2017-18) ma a preoccupare, così come accaduto per Osimhen, sono le tracce di dominio che lascia sui corpi dei difensori. Nel 4-2-3-1 spallettiano, l'argentino era la punta di diamante che trasformava gli innumerevoli cross di Perisic e Candreva in reti assicurate (proprio ciò di cui ha bisogno la Juventus...). A Mauro bastavano anche solo 10 tocchi in una partita per segnare una tripletta perfetta. La punta poteva rimanere assopita per tutta la partita ma al 90' era capace di vincere il derby milanese con un solo colpo di testa. Fenomeno totale nell'attacco del primo palo, Icardi ha imparato a legare il gioco e proteggere meglio la palla durante la seconda stagione di Spalletti all'Inter.
Galatasaray-Juventus, Icardi e la rinascita turca
—Tuttavia, l'annata 2018-2019 segna la fine della storia di MI9 in Serie A e della sua nomea di centravanti implacabile. Questa piccola trasformazione tattica lo costringe ad una minor efficacia in area, gli infortuni lo depotenziano e il caso Wanda Nara lo relega ai margini della rosa nerazzurra. Spalletti rigetta il suo capitano, come accaduto in passato, non facendosi problemi nel giocare senza di lui. Così, a fine stagione, dopo vari tentativi bianconeri di portarlo a Torino (sostituendo un debole Higuain) viene ceduto all'inizio di settembre al PSG in prestito con diritto.
Coi parigini l'argentino gioca poco per vari infortuni (e marziani offensivi aggiunti di anno in anno) e segna altrettanto poco. Ogni stagione che passa, Icardi sembra sempre più l'ombra di se stesso. Svuotato, appesantito e perso in sistemi tattici che non lo rendono il fulcro del gioco. Nel gennaio 2022, i bianconeri si interessano a lui ma poi decidono di puntare sul talento in rampa di lancio di Dusan Vlahovic (corsi e ricorsi storici). A fine stagione passa così al Galatasaray, in maniera malinconica come Victor Osimhen.
In Turchia, Maurito segna molteplici reti (76 in 120 partite) diventando il marcatore straniero più prolifico nella storia del club. Vince 3 campionati e 1 titolo da capocannoniere nel 2023-24. I suoi ultimi 2 anni sono stati condizionati dalla rottura del legamento crociato, ma quest'anno sembra essere tornato su buoni livelli. Cercato nel mercato invernale dalla Juventus (un misto fra la proposta dei procuratori e la suggestione in conferenza di Spalletti), Mauro Icardi è pronto a far rivivere le passioni e le tenebre più oscure nascoste nella memoria degli juventini e di Spalletti. Del resto, Galatasaray-Juventus è la sfida dei fantasmi.
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