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IL DESTINO DEL CALCIO

Il karma di Donnarumma, il ragazzo diventato vittima di se stesso

MADRID, SPAIN - MARCH 09: Karim Benzema of Real Madrid scores their team's first goal past Marquinhosn (L) and Gianluigi Donnarumma of Paris Saint-Germain during the UEFA Champions League Round Of Sixteen Leg Two match between Real Madrid and Paris Saint-Germain at Estadio Santiago Bernabeu on March 09, 2022 in Madrid, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

C'è modo e modo di fare le cose e adesso nessuno lo protegge più...

Redazione DDD

di Max Bambara -

Siamo sinceri: mercoledì sera tutti i tifosi rossoneri hanno esultato con una certa enfasi. Lo hanno fatto per due ragioni. Una positiva, ossia il rapporto unico che lega i milanisti a Carlo Ancelotti ed un’altra negativa, ossia il rapporto irrimediabilmente compromesso fra il popolo rossonero e Gigio Donnarumma. Metaforicamente, l’allenatore del Milan con più presenze sulla panchina del club nell’era moderna ha eliminato il ragazzo che, in estate, ha mancato di rispetto al Milan col suo comportamento e che nell’eliminazione del suo PSG è stato decisivo con un grave errore che ha dato il là alla rimonta del Real Madrid. Il karma è qualcosa di inspiegabile e di terribilmente atroce. Lo ha spiegato bene qualche tempo fa Alessandro Nesta, chiarendo con una semplice frase che cos’è il Milan. “Non c’è nessun giocatore più importante di quel club” ha detto il grandissimo ex numero 13 della Lazio e del Milan. E il blasone di questo club va sempre rispettato. Se non lo fai, prima o poi il destino del calcio, che ha un suo senso di giustizia, ti restituirà ciò che hai fatto con una buona dose di interessi. L’errore di Donnarumma non è stato quello di andare via dal Milan. Un professionista non deve legarsi ad un club a vita se non lo desidera. Ciò che rimane imperdonabile è il modo in cui questo ragazzo ha scelto di lasciare il club a cui tutto doveva. Donnarumma, in tanti mesi da tesserato rossonero, non ha mai ritenuto opportuno esporsi pubblicamente, anche solo per dire che sarebbe andato via a zero e per spiegare la scelta. L'ex numero 99 rossonero ha pensato bene di cavarsela con un post di inizio luglio, pubblicato quando i buoi ormai erano già scappati dalla stalla e di rilasciare qualche settimana dopo un’intervista in cui parlava di “ambizioni diverse” fra lui ed il Milan.

 (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Tutto ciò salvo poi, a distanza di qualche mese, correggere il tiro, quasi scaricando sul Milan le colpe di un mancato rinnovo di contratto, coi dirigenti “rei” di averlo informato che era stato preso un altro portiere. I tifosi rossoneri, tuttavia, si sono fatti grasse risate dinanzi all’inversione a U del prode Gigio e, idealmente, hanno risposto all’unisono con una famosa frase di Totò (per rimanere nel seminato campano): “cca nisciuno è fesso!”. Nel paese dell'ipocrisia strisciante, dire che un giocatore va via per vil denaro sembra un'onta incancellabile e in pochi si azzardano a farlo perché i signorini del bon ton preferiscono agitare la bacchettina magica del progetto che non c’è. Ed invece il nodo del contendere era principalmente finanziario, con una commissione maxi che il Milan non ha mai inteso riconoscere al suo procuratore, perché i giocatori si possono anche pagare molto, ma non si possono ricomprare. I procuratori ne tutelano legittimamente gli interessi, ma non ne detengono i cartellini. Gigio ha scelto di essere non solo gestito, ma anche manovrato, dal suo procuratore e questo il popolo rossonero lo ha colto perfettamente. Nessuno è obbligato ad essere la bandiera di un club: si può scegliere di andare via da uomini veri però, sedendosi ad un tavolo, permettendo al club che ti ha dato visibilità, occasioni e ricchezza di avere un riconoscimento economico per tutto questo. Qualcuno la chiama riconoscenza, qualcun altro semplicemente dignità. Perché se il calcio fosse soltanto contratti, maxi-commissioni e aumenti d'ingaggio, la magia sarebbe finita da tempo e gli stadi inizierebbero a spopolarsi, con tanti saluti al “calcio del popolo” di cui in troppi si riempiono la bocca. Gli uomini si pesano per come agiscono. I burattini, invece, si pesano per come si nascondono. Ad ognuno il proprio posto nel mondo.

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