Inter-Arsenal si chiude e ci lascia una sentenza: in questo momento, i Gunners di Arteta sono la squadra migliore in Europa. L'Inter ci prova, pareggia e poi insegue il 2-2, dopo la doppietta di Gabriel Jesus, per 50 minuti. Dopo qualche tentativo, più o meno nitido, gli inglesi chiudono la pratica con la rete di Gyökeres.
CHAMPIONS LEAGUE
Inter, tre indizi fanno una prova. Per l’Arsenal può essere l’anno giusto

Per i nerazzurri è la terza sconfitta consecutiva in Champions League, dopo Atletico Madrid e Liverpool. Adesso per Chivu, in ottica qualificazione diretta, la speranza è l'inciampo delle squadre davanti in classifica. Vincere a Dortmund permetterebbe ai nerazzurri quantomeno di sperare di evitare i playoff, nonostante il cammino si sia fortemente complicato.
Le prime quattro vittorie, ai danni di Ajax, Slavia Praga, Union Saint Gilloise e Kairat Almaty erano preventivabili. Così come il percorso in salita nelle ultime quattro sfide, che al momento vede la classifica europea dei nerazzurri crollare rispetto all'inizio. A Dortmund l'Inter sarà obbligata a fare punti per darsi una speranza e, qualora non dovesse bastare, avere un piazzamento migliore possibile per i playoff.

La situazione europea dell'Inter
—Le assonanze tra le tre sconfitte europee ci sono: l'Inter gioca bene, rimane in partita, ma non riesce mai a mettere la zampata nei momenti decisivi. Le occasioni non mancano, ma al momento i nerazzurri non riescono ad incidere quando la partita arriva a un punto di svolta.
Nonostante le varie similitudini, le sconfitte arrivano in maniera sempre differente: a Madrid una disattenzione sull'ultimo calcio d'angolo, con il Liverpool un rigore dubbio fischiato contro e con l'Arsenal un contropiede che chiude ad ogni speranza di rimonta. Se vogliamo parlare di scontri diretti, nonostante quest'Arsenal sia superiore a chiunque, per l'Inter è la sesta sconfitta tra campionato e Champions League.

È lecita la preoccupazione sul tema: se in Serie A l'85% delle partite sono contro squadre medio-piccole, che l'Inter difficilmente sbaglia, in Europa non è la stessa cosa. Con queste caratteristiche, per il momento, è difficile immaginare un percorso simile a quello dell'anno scorso. Ed è difficile farlo vedendo le tre sconfitte con Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal: se tre indizi fanno una prova...
Arsenal, non farti scappare questa occasione
—Ma l'Arsenal visto a Milano è uno spettacolo per ogni appassionato di calcio. L'intensità messa in mostra dai Gunners è sorprendente, così come la cura di ogni dettaglio. Su ogni calcio d'angolo uno schema diverso, su ogni rimessa laterale un'uscita codificata. Il gol decisivo di Gabriel Jesus nasce proprio da corner: Arteta si siede in panchina e lascia l'area tecnica a Nicolas Jover, responsabile dei calci piazzati. Le sue indicazioni sono decisive e portano in vantaggio i Gunners.

Difensivamente, Mosquera e Saliba sono una montagna su cui è sconsigliato provare ad arrimpicarsi: veloci e fisici, praticamente inscalfibili. Lautaro prova a uscire dalla marcatura e abbassarsi di qualche metro, ma è questo che lo porta a non essere mai pericoloso. Quando entra Pio, che mette in difficoltà Mosquera, Arteta inserisce subito Gabriel, limitando ogni tentativo del giovane attaccante italiano. A centrocampo giocano Zubimendi, Merino ed Eze, dalla panchina entra anche Declan Rice. Tra mezz'ali, trequartisti ed esterni, Arteta può pescare casualmente e ogni estrazione sarà un terno al lotto: titolari Trossard, Gabriel Jesus e Saka, dalla panchina subentrano Martinelli e Gyökeres. Rimangono a guardare Ødegaard, Havertz e Madueke.

Unica nota relativamente negativa, è il tempo che passa prima di ogni calcio piazzato: sia su situazione di pareggio che di vantaggio, ad ogni corner sono passati in media 35,4 secondi di attesa. Fa riflettere il recupero concesso dall'arbitro nel primo tempo: un minuto di recupero, nonostante i soli 4 angoli dei Gunners portassero il conto a più di due minuti persi. L'ennesima riflessione sul tempo effettivo giocato, in una discussione che sta prendendo sempre più piede sia in Italia che in Europa. Andando oltre a questa parentesi generale, con la qualità dei titolari, qualsiasi essi siano, e la profondità della rosa, l'Arsenal di Arteta si candida a favorita per la Champions League.
Pio dà speranza, rinasce Sucic
—Quello visto a San Siro, è stato comunque un grande spettacolo da entrambe le parti. L'Inter gioca una grande partita, come spesso gli capita, ma non porta nulla di concreto a casa. Per Chivu qualche segnale incoraggiante c'è: Pio Esposito si conferma il più in forma del parco attaccanti, Sucic tira fuori fiammate di grande classe.

Davanti Lautaro e Thuram combattono, ma sono rare le volte in cui riescono a superare il muro dei Gunners. Continua il momento opaco di Barella, privo della cattiveria sportiva che l'ha presentato al mondo; meglio Zielinski, nonostante la folle intensità richiesta per fronteggiare il ritmo degli inglesi. Luis Henrique da compitino: è ordinato, soffre poco ma offre quasi nulla in avanti. Dimarco e Bastoni non esaltano offensivamente come al solito, impegnati in continuazione da Saka e Eze. Acerbi e Akanji reggono la velocità e la fisicità degli attaccanti avversari per 85 minuti, poi cedono anche loro.
Venerdì c'è Inter-Pisa, che può diventare una vera e propria fuga visto che il Napoli va a Torino con la Juventus e il Milan a Roma contro i giallorossi. Può diventare una grande fonte di ricarica, di energia e di morale dopo una serata complicata. Poi Chivu avrà quattro giorni per preparare la delicatissima sfida di Dortmund, in cui l'Inter è chiamata a fare punti per evitare un ulteriore crollo in classifica e sperare ancora nella qualificazione diretta agli ottavi di finale.
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