derbyderbyderby editoriali Inter, tre indizi fanno una prova. Per l’Arsenal può essere l’anno giusto
CHAMPIONS LEAGUE

Inter, tre indizi fanno una prova. Per l’Arsenal può essere l’anno giusto

Samuele Dello Monaco
Samuele Dello Monaco
Alla prossima ed ultima giornata, c'è la delicatissima sfida di Dortmund: l'Inter è chiamata a fare punti per sperare ancora nella qualificazione diretta agli ottavi di finale.
00:49 min

Inter-Arsenal si chiude e ci lascia una sentenza: in questo momento, i Gunners di Arteta sono la squadra migliore in Europa. L'Inter ci prova, pareggia e poi insegue il 2-2, dopo la doppietta di Gabriel Jesus, per 50 minuti. Dopo qualche tentativo, più o meno nitido, gli inglesi chiudono la pratica con la rete di Gyökeres.

Per i nerazzurri è la terza sconfitta consecutiva in Champions League, dopo Atletico Madrid e Liverpool. Adesso per Chivu, in ottica qualificazione diretta, la speranza è l'inciampo delle squadre davanti in classifica. Vincere a Dortmund permetterebbe ai nerazzurri quantomeno di sperare di evitare i playoff, nonostante il cammino si sia fortemente complicato.

Le prime quattro vittorie, ai danni di Ajax, Slavia Praga, Union Saint Gilloise e Kairat Almaty erano preventivabili. Così come il percorso in salita nelle ultime quattro sfide, che al momento vede la classifica europea dei nerazzurri crollare rispetto all'inizio. A Dortmund l'Inter sarà obbligata a fare punti per darsi una speranza e, qualora non dovesse bastare, avere un piazzamento migliore possibile per i playoff.

La situazione europea dell'Inter

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Le assonanze tra le tre sconfitte europee ci sono: l'Inter gioca bene, rimane in partita, ma non riesce mai a mettere la zampata nei momenti decisivi. Le occasioni non mancano, ma al momento i nerazzurri non riescono ad incidere quando la partita arriva a un punto di svolta.

Nonostante le varie similitudini, le sconfitte arrivano in maniera sempre differente: a Madrid una disattenzione sull'ultimo calcio d'angolo, con il Liverpool un rigore dubbio fischiato contro e con l'Arsenal un contropiede che chiude ad ogni speranza di rimonta. Se vogliamo parlare di scontri diretti, nonostante quest'Arsenal sia superiore a chiunque, per l'Inter è la sesta sconfitta tra campionato e Champions League.

È lecita la preoccupazione sul tema: se in Serie A l'85% delle partite sono contro squadre medio-piccole, che l'Inter difficilmente sbaglia, in Europa non è la stessa cosa. Con queste caratteristiche, per il momento, è difficile immaginare un percorso simile a quello dell'anno scorso. Ed è difficile farlo vedendo le tre sconfitte con Atletico Madrid, Liverpool e Arsenal: se tre indizi fanno una prova...

Arsenal, non farti scappare questa occasione

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Ma l'Arsenal visto a Milano è uno spettacolo per ogni appassionato di calcio. L'intensità messa in mostra dai Gunners è sorprendente, così come la cura di ogni dettaglio. Su ogni calcio d'angolo uno schema diverso, su ogni rimessa laterale un'uscita codificata. Il gol decisivo di Gabriel Jesus nasce proprio da corner: Arteta si siede in panchina e lascia l'area tecnica a Nicolas Jover, responsabile dei calci piazzati. Le sue indicazioni sono decisive e portano in vantaggio i Gunners.

Difensivamente, Mosquera e Saliba sono una montagna su cui è sconsigliato provare ad arrimpicarsi: veloci e fisici, praticamente inscalfibili. Lautaro prova a uscire dalla marcatura e abbassarsi di qualche metro, ma è questo che lo porta a non essere mai pericoloso. Quando entra Pio, che mette in difficoltà Mosquera, Arteta inserisce subito Gabriel, limitando ogni tentativo del giovane attaccante italiano. A centrocampo giocano Zubimendi, Merino ed Eze, dalla panchina entra anche Declan Rice. Tra mezz'ali, trequartisti ed esterni, Arteta può pescare casualmente e ogni estrazione sarà un terno al lotto: titolari Trossard, Gabriel Jesus e Saka, dalla panchina subentrano Martinelli e Gyökeres. Rimangono a guardare Ødegaard, Havertz e Madueke.

Unica nota relativamente negativa, è il tempo che passa prima di ogni calcio piazzato: sia su situazione di pareggio che di vantaggio, ad ogni corner sono passati in media 35,4 secondi di attesa. Fa riflettere il recupero concesso dall'arbitro nel primo tempo: un minuto di recupero, nonostante i soli 4 angoli dei Gunners portassero il conto a più di due minuti persi. L'ennesima riflessione sul tempo effettivo giocato, in una discussione che sta prendendo sempre più piede sia in Italia che in Europa. Andando oltre a questa parentesi generale, con la qualità dei titolari, qualsiasi essi siano, e la profondità della rosa, l'Arsenal di Arteta si candida a favorita per la Champions League.

Pio dà speranza, rinasce Sucic

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Quello visto a San Siro, è stato comunque un grande spettacolo da entrambe le parti. L'Inter gioca una grande partita, come spesso gli capita, ma non porta nulla di concreto a casa. Per Chivu qualche segnale incoraggiante c'è: Pio Esposito si conferma il più in forma del parco attaccanti, Sucic tira fuori fiammate di grande classe.

Davanti Lautaro e Thuram combattono, ma sono rare le volte in cui riescono a superare il muro dei Gunners. Continua il momento opaco di Barella, privo della cattiveria sportiva che l'ha presentato al mondo; meglio Zielinski, nonostante la folle intensità richiesta per fronteggiare il ritmo degli inglesi. Luis Henrique da compitino: è ordinato, soffre poco ma offre quasi nulla in avanti. Dimarco e Bastoni non esaltano offensivamente come al solito, impegnati in continuazione da Saka e Eze. Acerbi e Akanji reggono la velocità e la fisicità degli attaccanti avversari per 85 minuti, poi cedono anche loro.

Venerdì c'è Inter-Pisa, che può diventare una vera e propria fuga visto che il Napoli va a Torino con la Juventus e il Milan a Roma contro i giallorossi. Può diventare una grande fonte di ricarica, di energia e di morale dopo una serata complicata. Poi Chivu avrà quattro giorni per preparare la delicatissima sfida di Dortmund, in cui l'Inter è chiamata a fare punti per evitare un ulteriore crollo in classifica e sperare ancora nella qualificazione diretta agli ottavi di finale.