DDD
I migliori video scelti dal nostro canale

editoriali

La decrescita felice e il monopolio, Spadafora e l’UEFA: due lati di una stessa medaglia

L'Italia e l'Europa ai due estremi del calcio

Il ministro dello sport e l'istituzione europea del calcio: l'estremismo del no al calcio e l'estremismo del sì al calcio

Redazione DDD

di Max Bambara -

“Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità”. Questa frase di Friedrich Nietzsche si adatta perfettamente all’attuale momento che sta vivendo il calcio italiano e, più in generale, quello europeo. Le convinzioni d’altronde sono le principali barriere atte a separare due diversi approcci ai problemi, ossia quello pragmatico e quello ideologico. Chi ha un approccio pragmatico alle varie questioni, analizza prima il contesto e poi, successivamente, cerca di formare le sue idee (e quindi determinate convinzioni) sulla base dei dati reali. Chi ha invece, d’altro canto, un approccio ideologico, mette le proprie convinzioni prima della realtà. Non ha interesse ad analizzarla, ma cerca semplicemente di adeguarla alle proprie visioni che, per nessuna ragione, possono essere messe in discussione.

Al momento esistono due approcci totalmente ideologici nel mondo del calcio: il primo, fra i confini italiani, è quello del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ed il secondo, di portata europea, è quello dell’UEFA. Spadafora finora ha ritenuto di guardare al problema della ripresa del campionato con l’idea di imporre le proprie convinzioni, strettamente legate ad un pregiudizio: siccome nel mondo del calcio si guadagna troppo, allora il mondo del calcio va trattato come il bambino dell’Asilo Mariuccia, a cui concedi la merendina pomeridiana soltanto se segue alla lettera le disposizioni dei grandi.

Purtroppo, o per fortuna, il calcio in Italia non può essere trattato con i metodi della scuola dell’infanzia perché non parliamo di un evento ludico fine a sé stesso, ma di una delle più importanti aziende del paese. Approcciare al calcio con atteggiamenti anti-plutocratici, di condanna della ricchezza come disvalore a sé stante, è il modo peggiore per tentare di risolvere l’attuale situazione.

Piaccia o meno, in qualche modo il campionato deve proseguire, se non subito comunque fra qualche tempo. Senza partite sul campo SKY e DAZN non pagano, legittimamente, i diritti televisivi di un evento inesistente ed il calcio italiano non si può permettere di perdere la fetta più consistente dei suoi ricavi, dato che il sistema, già ora, ha delle deficienze strutturali. Tirare fuori inoltre, in maniera strumentale, la questione delle partite in chiaro, toglie al ministro Spadafora qualsiasi credibilità nelle sue tesi argomentative. Se non c’è margine, a suo dire, per la ripresa del campionato, che senso ha parlare di partite in chiaro o di partite criptate? Viene il sospetto, abbastanza fondato peraltro, che Spadafora utilizzi la ripresa del campionato come ricatto verso le società che incassano e le televisioni che pagano: io vi ridò il giocattolo, ma voi lo usate come dico io.

Non c’è infantilismo o approssimazione in questo modo di ragionare; c’è semplicemente la visione politico-economica di un signore che crede nella decrescita felice e che non crede, invece, nelle leggi del mercato. Come può un ministro della Repubblica imporre a due emittenti che hanno pagato profumatamente i diritti del calcio, di dover estendere la visione del campionato anche a chi non ha pagato un abbonamento?

In questo modo si giunge alla distruzione del libero mercato come valore assoluto, per lasciare il posto ad una statalizzazione delle trattative private. Il non senso insomma viene eletto a bussola del sistema. Ha perfettamente ragione Adriano Galliani quando sostiene pubblicamente che il calcio debba ripartire in qualsiasi modo, anche aspettando la finestra di settembre, perché finire il campionato è l’unico modo per non perdere competitività.

L’ex A.D. del Milan sostiene tale posizione pur avendo un interesse di bottega opposto, in quanto con la sospensione dei campionati il suo Monza avrebbe facilmente diritto alla promozione in Serie B (abbastanza prevedibile se la Lega Calcio non vuole incorrere in una serie di ricorsi a iosa che paralizzerebbero anche il prossimo campionato).

Infatti se si guarda alla vicenda con un’ottica di sistema e non di pregiudizio ideologico o di mero interesse di bottega, si comprende facilmente che qualora anche il denaro fosse lo sterco del diavolo, è solo grazie a quello sterco che va avanti un indotto importante.

In questo indotto i giocatori milionari sono solo una parte marginale dal punto di vista numerico (per quanto fondamentale per la funzione che svolgono); in netta maggioranza sono coinvolti invece tantissimi lavoratori e tantissime famiglie che, dall’azienda calcio, traggono i propri guadagni ed il proprio sostentamento.  Adriano Galliani inoltre ha ancor più ragione quando critica la posizione dell’UEFA che si sostituisce alla scienza e non si cura del rischio di una possibile mancata prosecuzione dei campionati, come se questo non fosse un problema molto serio per la tenuta finanziaria di tante leghe europee: “l’origine di tutti i mali è l’imposizione della Uefa di far terminare tutti i campionati entro il 2 agosto per dare spazio nelle settimane seguenti alle finestre europee e ricominciare poi a settembre con i nuovi gironi delle coppe”.

Come si può pensare che centinaia di squadre europee debbano stare ai comodi degli “illuminati” di Nyon? E come può l’UEFA ritenere che la Champions League e l’Europa League come competizioni siano più importanti di una serie di ricavi (quantificabili in almeno 5 miliardi di euro) che, al momento, sono in ballo in tutte le altre leghe? Il messaggio che passa sembra molto energico, finanche scorbutico: sbrigatevi a terminare i campionati, fatelo in qualsiasi modo perché qui, in qualche maniera, ad agosto lo spettacolo deve andare avanti.  In questo caso però, a differenza dei rigurgiti dal sapore statalizzatore del ministro Spadafora, l’approccio alla questione da parte dell’UEFA è diverso ed ha delle sembianze marcatamente monopoliste.  In un aspetto tuttavia queste posizioni sono perfettamente coincidenti, ossia nel carattere prettamente anti-mercato delle stesse che finisce per tramutarsi in un egoismo sordo, disattento a qualsiasi visione di sistema del movimento calcio, sia in Italia e sia in Europa.

Potresti esserti perso