Roberto De Zerbi non sembra essere tipo da misticismo e magia. Il suo calcio è estremamente razionale, posizionale e scientifico. Eppure, non sorprenderebbe se prima di scegliere la squadra post Brighton avesse richiesto una lettura dei tarocchi. Una pratica semplice, secca, da una sola carta. Da quell'esatto momento, l'opzione del Marsiglia è rimasta interconnessa alla prima (o ultima) carta del mazzo di tarocchi: Le Mat (Il matto). Del resto, il legame tra questa pratica popolare e la città portuale francese è già esplicito nel più famoso modello dei tarocchi: quelli marsigliesi.
STORIE
“Le Mat” Roberto De Zerbi e il Marsiglia: un elogio alla nevrosi collettiva e al dramma sociale

BRIGHTON, INGHILTERRA - 19 MAGGIO: Roberto De Zerbi, allenatore del Brighton & Hove Albion, saluta i tifosi dopo la partita di Premier League tra Brighton & Hove Albion e Manchester United all'American Express Community Stadium il 19 maggio 2024 a Brighton, Inghilterra. (Foto di Charlie Crowhurst/Getty Images)

Le Mat è una carta complessa e simbolicamente carica, non immediatamente comprensibile. Ogni lettura deve confrontarsi con la situazione affrontata dal richiedente e si rapporta alla fluidità e non, dell'individuo in quel dato momento. RDZ aveva già capito a cosa sarebbe andato incontro. Il matto fluido viene impersonato nel momento in cui ci si lascia trasportare istintivamente da ciò che accade, provando cose nuove, immergendosi totalmente nella proposta e nel movimento. Questa disposizione permette un grande spazio di creazione ed azione, senza i freni inibitori della mente. Il matto non fluido invece si perde dinanzi a questo potenziale illimitato, in una libertà totale, senza responsabilità. Ci si disperde, non si sfrutta il potenziale immenso e si diventa folli. Niente ha senso se tutto è possibile.
Con questa ambivalenza sulla testa, Roberto De Zerbi ha accettato la panchina dell'OM. Un luogo caldo, passionale, agli antipodi dalla fredda Brighton. Tuttavia, un punto d'incontro fra le due città permane: il mare, lo sfondo perfetto per il caos e il dramma.
La scelta dell'OM
—De Zerbi ha sempre fatto uno step in avanti nella scelta della sua prossima squadra. Foggia, Palermo, Benevento, Sassuolo, Shakhtar, Brighton e Olympique Marseille. Dopo aver sfiorato l'Europa con i neroverdi ('20-21, ottavo a pari punti con la Roma) e aver portato i britannici in Europa League per la prima volta nella storia, l'obiettivo questa volta era quello di far risorgere una vecchia big oramai decaduta.
Nell'estate 2024, le chiamate rivolte a lui e al suo agente sono state molteplici, ma solo una ha ricevuto la sua particolare attenzione. Le prime parole pronunciate durante la conferenza stampa di esordio riflettono completamente l'infatuazione del tecnico bresciano per la città-squadra di Marsiglia: "Perché ho scelto il Marsiglia? Ci sono due motivi: la serietà che ho visto nei dirigenti e poi perché l'OM è l'OM. Il calcio è il mio lavoro, ma è soprattutto una passione. Questo pubblico, questo stadio, questa squadra a Marsiglia sono qualcosa di speciale".
Era scritto, era destino, era il fato etc... che due anime così spiritualmente affini si incontrassero prima o poi. Il Marsiglia è un club particolare, fondato sulla profonda base multietnica cittadina, dove l'ibrido e le sozzure risaltano rispetto al canone normalizzato. La città della costa azzurra è un luogo marginale, ontologicamente differente da Parigi. Molto spesso De Zerbi ha valorizzato questa differenza "di classe" fra i due luoghi francesi: "Uno dei motivi per cui sono venuto a Marsiglia è per battere il PSG. Loro rappresentano il potere, e a me il potere non piace. Una squadra che vince da anni senza un vero rivale è una cosa che non accetto".
L'affinità nevrotica tra De Zerbi e il Marsiglia
—Da questo ritratto sembra che non ci potesse essere matrimonio più perfetto e duraturo. Stare ai margini, la potenza creativa nata dagli interstizi portuali, la lotta di classe, l'identificazione totale col club nel bene e nel male. La chiave di lettura del naufragio dell'esperienza francese di RDZ, forse, risiede proprio in questo punto finale. Un riconoscimento così forte che al minimo accenno di disordine e discontinuità porta alle soluzioni più drastiche possibili.

L'antropologo ungherese Roheim per parlare dei fondamenti della Cultura (con la c maiuscola), ha citato il concetto di nevrosi collettiva. Questa isteria nasce come meccanismo di difesa a un luogo fortemente segnato dalla marginalizzazione sociale e culturale. Per fare in modo che questi conflitti siano appiattiti in pratiche socialmente accettate, ecco che l'istituzione sociale del calcio incanala questa negazione e non risoluzione, diventando una sublimazione dell'inconscio stesso.
L'OM come società equilibrata dal conflitto
—I neofunzionalisti britannici studiavano le società come risultati di un perfetto equilibrio fra strutture conflittuali ed endemiche ai gruppi. I sistemi sociali sono caratterizzati da una perpetua instabilità e solo periodicamente esiste una condizione di equilibrio. In questa astrazione accademica, la lotta viene ritualizzata, diventando una messa in scena in cui esplicitare e ritrovare le fondamenta sociali, attraverso cui ristabilire l'ordine del gruppo.
L'epopea marsigliese di RDZ ha attraversato pienamente questo dramma sociale che permetteva, nei momenti di crisi, di riorganizzare la squadra e ritrovare i principi fondamentali del suo calcio. Nessun allenatore ha minacciato le dimissioni così tante volte in un anno e mezzo, ogni due mesi si assisteva a queste conferenze, ritiri (Mallemort e Roma) e riunioni dirigenziali organizzate ritualmente. I toni sono quelli della tragedia greca e come insegna Victor Turner, essa fornisce gli strumenti retorici per ripensare e rimodellare la comunità lacerata e divisa.
All'interno del dramma nasce la figura liminale del folle e del matto. L'unico nel teatro indiano antico che parla la lingua del popolo, che dice la verità. Il solo elemento che mette in atto la potenzialità creativa dei simboli del disordine. In una società che rigetta i folli su navi lungo il Reno per normalizzare la cittadinanza (Foucault), De Zerbi viene così allontanato da uno dei centri di potere più importanti dell'attualità.
Cosa non ha funzionato nel caos marsigliese
—L'Olympique Marseille non ha compreso davvero la vitalità del possedere un allenatore tanto simile alla propria città. L'ago che permetteva l'equilibrio in questa rosa era proprio la continua rottura e le contraddizioni perenni del tecnico bresciano. Senza andare in Africa come Gluckman e Turner (pensatori della scuola di Manchester, vuoi vedere che...), Marsiglia rappresenta esattamente la tipologia di società caratterizzata dall'instabilità e dalla trasformazione. Nessuno come De Zerbi (statisticamente il miglior allenatore degli ultimi 25 anni) riuscirà a valorizzare in maniera così peculiare gli olimpici.
RDZ ha deciso di comune accordo con la dirigenza per una risoluzione consensuale. Forse, neanche lui era conscio dell'immenso ruolo che aveva per la totalità di Marsiglia. Vivere nell'instabilità non è considerato un pregio al giorno d'oggi e la nevrosi alle fondamenta del luogo non ha aiutato. I giocatori e lo staff tecnico hanno investito qualsiasi elemento in questa continua lotta simbolica, ma molti hanno notato la trasformazione positiva avuta. Rabiot è diventato un calciatore più che completo e Greenwood (la sua perenne difesa morale è stato il vero errore grave di De Zerbi) è a tutti gli effetti un top player.
Eppure, i risultati non sono bastati. La valorizzazione di tanti elementi della rosa, la Champions guadagnata l'anno scorso, la vittoria storica nel Classique di quest'anno non sono valsi la pena. La stanchezza mentale di queste continue rivoluzioni è arrivata al limite per tutti. Tuttavia, si sono addossate tante colpe all'individuo senza tener conto del contesto e del suo lavoro di agency. Marsiglia non è solo uno sfondo e un panorama, è un soggetto attivo che vive nello spirito di chi ci passa e lo trasforma. Per potervi sopravvivere è necessario ritualizzare la ciclicità. De Zerbi ha compreso, dolorosamente, che il suo compito era giunto al termine, nessuno aveva ancora energie da spendere. Così Marsiglia attenderà il prossimo matto.
Sintesi del lavoro sul campo di De Zerbi
—A livello tattico De Zerbi ha dovuto optare per un cambiamento storico dalla difesa a 4 a quella a 3, dimostrando meno rigidità sul campo di quanto si possa pensare. Il sistema di base utilizzato è stato il 3-4-2-1, con una flessibilità costante e continui interscambi (ecco la trasformazione nel rigido ordine sociale). L'obiettivo rima sempre quello di giocare il pallone dal basso, attirando la pressione avversaria per poi eluderla grazie al lavoro del doppio regista (Højbjerg-Timber/Kondogbia) in una costruzione 3+2 e che ricerchi costantemente il terzo uomo.
Gli esterni restano larghissimi per manipolare l'avversario (Luis Henrique era un fenomeno), allargandolo ed aprendo spazi per l'inserimento dei trequartisti (Greenwood-Nwaneri) nei mezzi spazi (posizionandosi così su un 3-2-5). In fase di non possesso i marsigliesi assumevano un atteggiamento estremamente proattivo e di pressing alto, orientato sull'uomo. Riuscendo a chiudere le linee centrali, la copertura sulle fasce rimaneva più facile per un eventuale raddoppio.
Una nuova rilettura
—Dopo un anno e mezzo, il futuro rimanda ancora ai tarocchi. Si è già vociferato di sostituti per l'OM (l'ex Rennes Beye in prima fila) e di nuovi club per Roberto (Tottenham, Man United, Man City, Napoli...), eppure rimane la sensazione di incompletezza. È possibile che questa non venga mai colmata, assumendo Marsiglia come una luogo ontologicamente incompleto e De Zerbi come allenatore ontologicamente mancante. Tuttavia, nei brevi periodi di equilibrio però, i due elementi si sono integrati e connessi dimostrando un'unità mai provata da entrambi.

Alla fine di ogni lettura c'è la carta riassuntiva della situazione o dell'individualità. Inevitabilmente sarà uscito Il Mondo (21 carta). Quando è disposta fluidamente, evidenzia l'armonia con l'attualità, la completezza della stessa e la gioia derivante da esse. Nella sua non fluidità però, la carta significa rimanere bloccati nel proprio mondo, fossilizzati nel perfezionismo e nella rigidità, dove tutto è controllato ma non ci si apre alla vita.
Roberto De Zerbi è stato l'uomo perfetto per il Marsiglia. Ha curato le fratture identitarie e tramite il conflitto ritualizzato ha equilibrato una società instabile, donando un'armonia totalizzante. Tuttavia, il prezzo da pagare è stato alto. Il controllo esercitato per riorganizzare costantemente la squadra ha finito per essere nocivo, essendo prolungato per parecchio tempo. Del resto, Marsiglia è una città portuale, la temporalità è diversa e regolata dalla ciclicità del continuo ricambio. È impossibile rimanere tanto tempo in questo luogo, le navi arrivano e ripartono e così gli uomini.
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