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NO ALLE SMANCERIE

Lukaku, all’interista non basta un’intervista…

Lukaku, all’interista non basta un’intervista…

Simone Inzaghi nuovo idolo della folla nerazzurra

Redazione DDD

analisi di Gabriele Borzillo per l'interista.it -

Anno nuovo vita vecchia. Solo perché vorrei continuare la stagione sull’onda del 2021, annus horribilis per quanto ci circonda e continua a circondare ma, dal punto di vista calcistico, di questo parliamo, mirabilis. La cavalcata verso il diciannovesimo cucito sul petto è stata vertiginosa, accompagnata da quella sensazione di potere assoluto come raramente mi è capitato di vivere in anni e anni di onorato tifo per i miei, anzi nostri, colori. Il modo sornione di affrontare le partite, squadra costruita sull’attesa dell’avversario per poi ripartire in maniera devastante appoggiandosi all’esterno destro più forte del mondo e a un centravanti particolarmente abile in quel tipo di situazione, oltre a tutto ciò che girava intorno, si è rivelato devastante, per gli altri. L’Inter aspettava nella sua metà campo, rendendo l’antagonista sempre più temerario e, quando quest’ultimo si apriva lasciando da parte ogni remora beh, colpiva senza pietà. Poco importava il tempo, non era un fattore: al decimo del primo tempo o a un quarto d’ora dal termine, prima o dopo quegli uomini la palla dentro l’avrebbero messa, di riffa o di raffa. Guidati in panchina da un signore assai abile nel portare a casa trofei nazionali, un filo meno quando gli orizzonti e i confini si allargano.

L’Inter era assurta al ruolo di meccanismo quasi perfetto, senza punti deboli e pericoloso per chiunque: l’ho scritto e lo ripeto, il vero peccato originale è stata l’eliminazione dal girone di Champions, dall’Europa tutta. Sono convinto che in primavera ci saremmo – tifosi, squadra e Società – divertiti. Il meccanismo, questa macchina assemblata dal pilota come meglio non avrebbe potuto essere, ha rischiato di rompersi in mille pezzi. In primo luogo proprio per la scelta del pilota di mollare improvvisamente, sempre grazie ma finisce lì, stretta di mano e addio. Poi per la profonda crisi economica in cui la Società era caduta, una sorta di crepaccio del quale a un certo punto non si vedeva il fondo, grazie a Marotta e alla dirigenza, splendidi nella circostanza e non solo. Infine per l’addio dell’esterno destro più forte del mondo, altri ringraziamenti per ciò che ha fatto e la classe mostrata con una lettera al pianeta nerazzurro non dovuta ma profonda, e di un ragazzo un po’ in confusione, la cui ultima intervista non solo non mi ha colpito ma, rileggendola, mi ha infastidito ancor di più. Interisti si nasce, è indubbio: ogni tanto lo si può diventare. Giocare per questi colori è differente, un universo nel quale, a volte, ti senti davvero solo contro tutti. È l’unicità a rendere il tifoso nerazzurro caldo e appassionato, vicino alla squadra e a chi indossa cielo e notte. E no, non basta l’intervista di turno condita da qualche smanceria qua e là a renderti interista o portatore di interismo. E no, non basta baciare la maglia, sventolarla sull’asta della bandierina, vincere, per potersi fregiare dello status interista, quello si conquista coi fatti: sennò il popolo nerazzurro porterà rispetto per chi lo ha trascinato al successo, catalogandolo come professionista, più che rispettabile, e ci mancherebbe pure. Professionista, come altre centinaia di professionisti.

L’impressione dell’Inter attuale è: va bene il professionismo, ma tanti di questi attori sono portatori sani di interismo. O, meglio, hanno imparato cosa significa esserlo, a parte coloro che appartengono a questi colori fin da bambini, quelli lo sanno già. Intanto giovedì, tra interismi e interisti, si ricomincia; finalmente mi verrebbe da dire. Cercando di ripartire da dove siamo stati interrotti, da quella corsa tanto simile eppure così diversa da quella accomunata al diciannovesimo. E no, sicuramente non capisco una cippa di pallone, ma questa squadra NON è la stessa della stagione passata. NON gioca nello stesso modo. NON è sistemata sul campo ugualmente. Smettiamola di dirlo o raccontarlo, lo trovo tedioso e non conforme alla realtà. Dal mio punto di vista, sia chiaro. Si ricomincia, dicevamo: con i beniamini di oggi, Simone Inzaghi in testa.

 

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