Mai visto sul calciomercato: primi 7 club italiani, fra entrate e uscite saldo positivo di 70 milioni di euro!

Il segnale del ridimensionamento del calcio, partendo da un dato che mai si era verificato nella Serie A italiana a 2 settimane dalla chiusura del mercato, ossia un differenziale positivo fra entrate ed uscite di oltre 70 milioni di euro per i primi 7 club del campionato.

di Redazione DDD

di Max Bambara –

C’è un dato emblematico dell’attuale momento della Serie A italiana nel periodo post Covid ed è quello del differenziale fra entrate ed uscite dei club più ricchi del campionato. Stiamo parlando di Juventus, Inter, Atalanta, Lazio, Roma, Milan e Napoli, elencati in rigoroso ordine di classifica finale dello scorso campionato. Di solito sono sempre i grandi club che fanno girare il mercato ed invece oggi bisogna prendere atto come il differenziale fra entrate ed uscite di queste squadre è quasi sempre in positivo e, laddove si trova in negativo, lo è per cifre davvero trascurabili. La Juventus è attualmente in attivo di circa 18,5 milioni di euro. L’Inter è in passivo di quasi 8 milioni (7,8 precisamente). L’Atalanta è in attivo di 5 milioni, mentre la Lazio è in passivo di 13,2 milioni. Seguono la Roma in attivo di 2 milioni, il Milan in attivo di 20 milioni ed il Napoli addirittura in attivo di quasi 50 milioni (48,8).

L’aggregato finale ci dà un valore positivo di oltre 70 milioni di euro nel differenziale fra entrate ed uscite per i primi 7 club di Serie A. Mai, finora, negli ultimi anni c’era stata una stagnazione così evidente, tale da condizionare gli investimenti sul mercato dei club più importanti durante la sessione estiva del calciomercato. Ci sono stati, in passato, periodi in cui una singola società era stata costretta a far fronte ad una serie di ristrettezze finanziarie, cedendo i giocatori migliori o non intervenendo proprio sul mercato su input del proprio azionista. Non era mai successo invece che tutte e sette le prime squadre del campionato ragionassero sui conti della serva legati al milioncino per non far esporre troppo dal punto di vista finanziario la propria proprietà.

Gianluca Di Marzio, qualche giorno fa, ha spiegato abbastanza chiaramente come, dagli addetti ai lavori, il messaggio che viene fatto filtrare è quello di essere soltanto all’inizio di una fase economica particolarmente delicata i cui effetti e le cui reali conseguenze non sono preventivabili nel lungo periodo dato che, loro malgrado, le società hanno troppe incognite con cui confrontarsi. Innanzitutto i massimi dirigenti delle società non sono in grado di sapere cosa cambierà nel mercato televisivo dei prossimi mesi; nessuno avrebbe mai potuto immaginare che SKY non avrebbe saldato l’ultima rata dei diritti televisivi ammontante a circa 130 milioni di euro, con ciò andando a provocare un danno evidente ai bilanci dei club. Vero è che nel lungo periodo una soluzione, anche stragiudiziale, potrà essere trovata, ma non si può escludere che, rispetto alla cifra pattuita nel periodo pre-COVID, SKY potrebbe impegnarsi a versare soltanto una parte della stessa come soluzione mediana andando così a creare comunque un danno ai bilanci dei club.

A ciò va aggiunto il continuo enigma che prosegue sulla riapertura degli stadi e sulla mancanza di incassi al botteghino che sta condizionando non poco le strategie delle società che, ad oggi, non hanno ancora potuto far partire la campagna abbonamenti e non sono in grado di preventivare quanto grande sarà l’impatto negativo di questa chiusura sui bilanci. In questa fase è pertanto doveroso prendere atto del fatto che si sta andando in modo spedito verso un ridimensionamento del prodotto calcio; è necessario che gli appassionati ne prendano atto in maniera consapevole dato che, soprattutto sui social, si continua a parlare di mercato come se certe cifre e certe valutazioni sui giocatori siano normali. Si continua infatti ad approcciare alla tematica del mercato come se la crisi post-COVID non esistesse e come se la tenuta dei bilanci dei club fosse un’argomentazione banale e non invece tremendamente impattante sulla vita delle società. Non è così e non può essere così. In questo contesto è estremamente importante che anche i tifosi, ossia il vero motore pulsante di questo bellissimo sport, prendano atto che il giocattolo sta entrando in una fase storica diversa e meno munifica.

Sarà una fase in cui serviranno meno pretese dai propri club e più appartenenza, più passione, più valorizzazione delle proprie risorse. Può piacere o meno, ma il futuro che ci attende ha questi scenari ed è necessario iniziare sin da subito a familiarizzarci.

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