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IL MILAN NON E' PIU' UN EPISODIO

Milan, 141 punti in 62 partite di Serie A: un merito da riconoscere

MILAN, ITALY - NOVEMBER 07: AC Milan coach Stefano Pioli issues instructions to his players during the Serie A match between AC Milan and FC Internazionale at Stadio Giuseppe Meazza on November 07, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

La tendenza a riconoscere il merito: il vero male dell’Italia è la negoziabilità di alcuni valori assoluti

Redazione DDD

di Max Bambara -

Nell’ultimo anno e mezzo, più precisamente da giugno 2020, il Milan è riuscito nell’impresa di fare 141 punti su 62 partite giocate in campionato, con una media costante di quasi 2,3 punti a partita (2,27). I numeri ci dicono, in sostanza, che la squadra rossonera è ormai diventata una solida realtà di questa Serie A. Il brutto anatroccolo dell’autunno 2019, quello che soltanto nel dicembre di due anni fa veniva travolto dalle mareggiate bergamasche, è diventato un meraviglioso cigno che sta avendo una continuità di rendimento incredibile, associando ai risultati sul campo anche ottimi passi avanti in ambito societario. Il Milan infatti è una delle pochissime società che, nonostante il COVID 19, ha visto dimezzare il proprio passivo di bilancio. Dinanzi a realtà di fatto così evidenti ed incontestabili, in molti hanno mutato orientamenti sul Milan, passando da un atteggiamento scettico ad una profonda ammirazione per quanto fatto sin qui dalla squadra di Stefano Pioli. C’è, tuttavia, una certa parte dell’informazione che, dal punto di vista mediatico, continua nella sua crociata fideistica, diffondendo messaggi equivoci e riducendo il percorso del Milan ad un momento di grazia, ad una contingenza figlia di tante situazioni, se non ad un vero e proprio colpo di fortuna.

 (Photo by Leon Neal/Getty Images)

La sensazione è che il percorso del Milan possa essere derubricato ad episodio soltanto da chi, pur dinanzi ai dati di fatto, non sia in grado di separare il tifo cieco dalla ragione e dall’onestà intellettuale. Tuttavia c’è un’altra sensazione sottesa che, piano piano, sta diventando percezione reale: il cammino rossonero dà fastidio perché, senza volerlo, sta divenendo una lente d’ingrandimento impietosa su quei club che sono stati amministrati da cicala avventuriera ed oggi, per non riconoscere i propri errori gestionali, hanno bisogno di scaricare colpe e responsabilità sul COVID. Eppure il COVID, udite udite, c’è stato per tutti, non ha risparmiato nessuno.

La pandemia è stata come un terremoto e quando la terra trema chi ha una casa costruita su fondamenta solide resiste e passa indenne, chi invece ha usato materiale scadente per costruire le proprie regge di cartone può solo piegarsi ed iniziare a raccogliere i cocci. Il Milan, in Italia, ha dimostrato che si può coniugare la sostenibilità con la competitività. Tutto questo potrà non far piacere ai tanti fanatici seduti comodamente sui trespoli dorati dell’obiettività, col bandierone della propria squadra del cuore rigorosamente nascosto dietro il selciato. Soltanto così certi verbi diventano inevitabilmente degli imperativi assoluti. Ridimensionare, accantonare, sminuire, dubitare. Nel paese in cui il merito, l’estetismo e la bellezza sono da sempre valori negoziabili, addirittura disprezzabili, questo esercizio di mancata onestà viene unanimemente tollerato, finanche giustificato. I professori dell’ovvio e delle lezioncine da mandare a memoria continuano pertanto a preconizzare scenari foschi ed epiloghi imminenti per la squadra rossonera. Il Milan, dal canto suo, prosegue dritto per la sua strada, con la convinzione di chi sta facendo le cose per bene e con la consapevolezza che il cammino è ancora lungo e che impiegare energie per discutere con i fanatici è soltanto un ottimo modo per sprecare del gran tempo.

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