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IL MILAN E LE DIFESE SCHIERATE

Milan, cercasi piano alternativo

CAIRATE, ITALY - APRIL 13: Samuel Castillejo of AC Milan in action during AC Milan training session at Milanello on April 13, 2022 in Cairate, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

In Serie A, per essere competitivi sino in fondo, è necessario non avere un unico piano tattico: Pioli e la sua duttilità di fronte all'ultima fase della stagione

Redazione DDD

di Max Bambara -

Il pareggio a reti bianche di Torino è soltanto l’ultimo fra i tanti indizi che si sono disseminati sul tracciato in questi ultimi mesi. Il Milan ha una fase offensiva asfittica da tanto tempo e questa non è una semplice opinione, bensì una evidenza confermata dai numeri. Nelle 13 partite del girone di ritorno sin qui disputate dalla squadra rossonera ci sono stati solo 6 gol su azione manovrata contro difese schierate. Si tratta delle marcature di Ibrahimovic e Theo Hernandez contro il Venezia, del secondo gol di Giroud nel derby, del gol di Messias contro la Salernitana, della rete di Rafael Leao contro l’Udinese e del bellissimo gol di Bennacer contro il Cagliari. Non è casuale che i numeri si siano ampiamente ridimensionati nel confronto fra il girone d'andata (dove la squadra aveva una fluidità di manovra eccelsa) ed il girone di ritorno. Quali sono le cause e quali possono essere le possibili alternative all'attuale canovaccio tattico che, nonostante i numeri, prosegue come se il problema non esistesse? Svuotiamo il campo da un luogo comune: per vincere il campionato italiano non serve avere una trequarti forte. Lo dimostra l'Inter 2020-21 che giocava senza trequartisti o la Juventus di Conte/Allegri che ha dominato in Italia per anni applicando il 3-5-2. In Italia è, invece, molto difficile vincere gli scudetti se si pretende di giocare le partite sempre a mille all'ora, impostando la squadra esclusivamente su un calcio proattivo, tecnico e coraggioso fatto di triangolazioni nello stretto e qualità tecnica negli scambi. Per vincere in Serie A, su nove mesi di stagione, è necessario avere almeno un piano tattico alternativo nel modo di aggredire le difese avversarie, che non può essere sempre il medesimo, pena una eccessiva prevedibilità. L'ultimo Milan che ha vinto il campionato, nella stagione 2010-2011, non avrebbe mai portato a casa quel titolo se Massimiliano Allegri, a marzo, non avesse preso coscienza del fatto che serviva maggiore qualità in mediana, innestando Seedorf nel ruolo di mezzala sinistra, rinunciando ai tre mediani che fino a quel momento avevano portato il Milan in testa alla classifica e cambiando di fatto il modo di attaccare della squadra rossonera.

 (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

(Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

Ad oggi il Milan, per ragioni meramente strutturali (manca un play difensivo come Kjaer e la tenuta fisica della mediana non è la stessa dei mesi scorsi) e per motivi tattici (tutti hanno studiato come inaridire il gioco rossonero) dovrebbe modificare il proprio modo di attaccare. A mio modesto avviso, in questa fase il Milan dovrebbe provare a praticare un calcio meno dispendioso sul piano delle energie e meno raffinato sul piano del palleggio, della costruzione e della manovra. Servono più cross e sarebbe necessario riempire l'area con più giocatori. Pensare di giocare sempre un bel calcio e di non avere, quindi, un piano B per 38 gare di campionato è utopistico perché non si tiene conto del fatto che, da sempre, il campionato italiano è uno dei più evoluti tatticamente, con gli avversari che ragionano prevalentemente in chiave oppositiva. Ciò non toglie, ovviamente, che il Milan sia migliorabile, soprattutto sulla trequarti e sulla fascia destra offensiva. Tuttavia, negare che vi sia un problema legato ad una fase offensiva monca, mi pare un buon modo per non riconoscere l'esistenza del problema stesso e per non provare nemmeno a trovare una soluzione alternativa. Se in poche partite ti giochi un obiettivo importante, sarebbe sacrilego non percorrere tutte le strade possibili per tentare di raggiungerlo. Senza alcun obbligo s’intende, ma con l’unico obiettivo di non lasciare nessuno spazio ai rimpianti.

 

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