Milan, il casus belli del difensore centrale: le ragioni di una scelta

Il Milan ha 5 centrali disponibili con cui deve giocare 17 partite. Nel post lockdown, stante l’infortunio di Musacchio, ci furono 13 partite in 50 giorni, con soli 4 centrali disponibili

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Il 12 gennaio del 2020 è una data che chi ama il calcio difficilmente può dimenticare, perché quel giorno Nicolò Zaniolo si ruppe il crociato per la prima volta e fu costretto ad un intervento chirurgico molto serio. Quella sera si giocava Roma-Juventus allo stadio Olimpico e forse in pochi ricordano che si verificò anche un altro infortunio grave al difensore centrale turco Demiral, autore di una rete proprio in quell’incontro e costretto ad abbandonare anzitempo il terreno di gioco a causa di una torsione innaturale del ginocchio che gli causò la rottura del legamento crociato anteriore ed una conseguente operazione. La sessione invernale di mercato aveva aperto soltanto da una settimana e la Juventus, pur nella sfortuna, aveva tutto il tempo per guardarsi attorno e scegliere un difensore centrale per sostituire lo sfortunato Demiral. La squadra bianconera infatti non doveva fare i conti soltanto con la lunga assenza del giocatore turco, in quanto a settembre anche Chiellini aveva riportato la rottura del crociato, con ciò precludendosi l’attività agonistica per l’intera stagione. Nei fatti, a metà gennaio la Juventus aveva in organico soltanto tre giocatori disponibili per i due posti da difensore centrale, ossia Bonucci, De Ligt e Rugani. In tanti quindi si aspettavano un intervento sul mercato da parte del club torinese, alla ricerca di un difensore centrale capace di rappresentare un’alternativa preziosa ai titolari. Ed invece, nonostante il doppio impegno fra campionato e Champions League, la società juventina scelse di non intervenire, valutando che in emergenza nella posizione di centrale potevano giocare De Sciglio e Danilo. Insomma il club optò per una soluzione interna preferendo non spendere cifre fuori budget per giocatori non rientranti in un reale progetto di squadra.

Simon Kjaer

Medesima cosa ha fatto il Milan negli ultimi 4 giorni della sessione estiva di mercato anche perché il club rossonero aveva ed ha una situazione meno borderline rispetto a quella juventina risalente a gennaio scorso. La squadra rossonera ha infatti quattro difensori centrali disponibili più Mateo Musacchio prossimo al rientro a disposizione ad inizio novembre; la società voleva dare a Mister Pioli un’alternativa maggiormente qualitativa alla coppia titolare composta da Simon Kjaer e da Alessio Romagnoli. I tentativi last minute per Kabak e per Simakan sono lì a dimostrarlo. Il Milan tuttavia, nell’approccio tecnico che questa dirigenza ha scelto di dare, non si fa prendere per il collo da nessuno. Fa le sue valutazioni sui giocatori ed è disponibile anche a fare qualche sforzo per arrivare ad una soluzione concorde. Il Milan però non è capace di fare mercato adeguando le proprie valutazioni alle idee altrui. E così, appurato che non c’erano giocatori convincenti nel ruolo di difensore centrale, a prezzi convenienti ed in linea col mercato post COVID, il Milan ha optato per rimanere così com’è. La squadra rossonera si appresta così ad affrontare 17 partite da qui a fine dicembre (11 di campionato e 6 di Europa League) con 5 difensori centrali disponibili (Kjaer, Romagnoli, Gabbia, Musacchio e Leo Duarte); non è una situazione insostenibile, atteso che nel post lockdown la squadra di Pioli ha avuto a disposizione soltanto 4 centrali effettivi (Musacchio era fuori per un infortunio alla caviglia) e ha dovuto giocare 13 partite in un mese e mezzo, con risultati peraltro eccellenti. I numeri quindi ci dicono che la situazione del Milan al centro della difesa non è critica; è semmai migliorabile, aspetto sul quale probabilmente la società rossonera avrà modo di intervenire già a far data dalla prossima sessione di mercato nel mese di gennaio. Quel che conta non è che arrivi un difensore centrale, bensì che arrivi un difensore centrale capace di rappresentare un’alternativa preziosa alla coppia titolare e che abbia qualità specifiche nella marcatura stretta. Il resto non conta, anche perché bollare Musacchio come un centrale inadeguato soltanto perché al rientro da infortunio non è cosa buona e giusta, dato che l’argentino, insieme a Capitan Romagnoli, nella stagione 2018-19, ha rappresentato una discreta garanzia per allenatore e compagni, portando il Milan al quinto posto in classifica, a soli due punti dall’ambito quarto posto. Nessuna emergenza quindi, ma una semplice valutazione tecnica ed economica, adeguata su un acquisto necessario e di importante caratura che è stato semplicemente procrastinato di qualche mese.

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