Milan, ingaggi da Champions League ancor prima di andare in Champions League?

Sulla questione rinnovo di Calhanoglu pesa la necessità per il Milan di non riconoscere ingaggi eccessivamente maggiori rispetto agli attuali, visto che una scelta del genere comporterebbe un necessario riconoscimento economico maggiore anche per altri giocatori presenti in organico (Kessiè, Romagnoli, Bennacer, Theo Hernandez), che entro qualche mese saranno chiamati a ridiscutere il contratto: senza la certezza dei ricavi Champions nell’attuale calcio era COVID…

di Redazione DDD

di Max Bambara –

A sette mesi e mezzo dall’eutanasia contrattuale, in casa Milan tengono banco i possibili rinnovi di Gigio Donnarumma e Hakan Calhanoglu che, allo stato, non hanno ancora trovato una possibile soluzione positiva. Vi sono ancora distanze fra le idee della società rossonera e quella degli entourage dei due giocatori; i dialoghi fra le parti procedono con spirito costruttivo, ma la tempistica di certo non aiuta nel trovare un accordo satisfattivo. Il portiere rossonero, stando alle indiscrezioni che si leggono sulle varie testate, avrebbe chiesto un ingaggio sensibilmente più alto rispetto a quello attualmente percepito, con una possibile clausola liberatoria in caso di mancata qualificazione del Milan alla prossima Champions League. Il trequartista turco invece, sempre rimanendo ancorati alle indiscrezioni che circolano sui più importanti media italiani, avrebbe chiesto alla società rossonera un ingaggio netto di circa 7 milioni di euro. In sostanza il Milan, se accontentasse i due giocatori, si ritroverebbe un monte-ingaggi pronto a lievitare verso l’alto dato che, a stretto giro di posta, dovrebbe poi affrontare il tema del rinnovo di contratto con tanti altri calciatori importanti presenti in organico. Un capitolo a parte merita il possibile rinnovo di Ibrahimovic in quanto il club rossonero ha potuto constatare fattivamente l’effetto moltiplicatore che la sola presenza di Ibra crea sul rendimento dei giocatori più giovani.

Hakan Calhanoglu contro il Verona (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

In ogni caso, entro la prossima primavera, il Milan dovrà discutere i rinnovi di contratto di Frank Kessiè e di Alessio Romagnoli (due giocatori cardine di questa squadra) e dovrà ragionare sugli adeguamenti per Hernandez e Bennacer, due titolari ormai imprescindibili per questa squadra. Stiamo parlando insomma di larga parte della ossatura titolare della squadra di Stefano Pioli. Per questa ragione se si dovessero aumentare eccessivamente gli ingaggi di Donnarumma e Calhanoglu, diventerebbe automatico essere costretti ad aumentare anche gli altri. Il Milan quindi si trova dinanzi ad un rebus particolarmente capzioso: tentare di accontentare le richieste verso l’alto dei due giocatori, oppure rischiare di perderli anche a parametro zero, pur di non compromettere il proprio equilibrio finanziario in bilancio? La scelta diventa molto complicata soprattutto nell’attuale momento storico in cui le società sono alle prese con le politiche di austerity che vengono dettate dall’impatto del COVID sui bilanci delle società che, purtroppo, stanno vedendo contrarsi le voci relative ai ricavi.

Soltanto nell’ultimo esercizio di bilancio (quello che si è chiuso al 30 giugno 2020), il fondo Elliott, in qualità di proprietario del club rossonero, ha ripianato perdite vicine ai 200 milioni di euro, mentre nel precedente la perdita aveva sfiorato i 150 milioni di euro. Pieno merito quindi alla proprietà americana che sta ripatrimonializzando il club con soldi veri, senza aumentare (anzi riducendo al minimo) la soglia dell’indebitamento che, invece, per altre società ha ormai raggiunto livelli di criticità medio-alta. Alla luce di ciò tuttavia, diventa doveroso comprendere quanto due trattative così complesse come i rinnovi di contratto di Gigio Donnarumma e di Hakan Calhanoglu non possano essere considerati come ordinaria amministrazione dalla società. Il club può anche essere disposto ad accontentare certe richieste, ma da parte dei giocatori deve arrivare una comprensione del momento storico che l’intero mondo del calcio sta vivendo. Perché fra offerta e richiesta, quasi sempre, l’accordo va trovato a metà strada.

 

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