Milan, la rivoluzione silenziosa dei numeri: 4-4-2 in campo e 40 milioni di impatto contabile in meno per Luglio

Milan, la rivoluzione silenziosa dei numeri: 4-4-2 in campo e 40 milioni di impatto contabile in meno per Luglio

In poche settimane il Milan sta cambiando pelle: in campo e nei numeri del bilancio

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Si può rifare una squadra a metà stagione? Di prima istanza, la risposta non potrebbe che essere negativa: quando un’annata non va, meglio avere la pazienza di aspettare aprile/maggio per iniziare a programmare con calma la stagione successiva, magari usando le gare del girone di ritorno come banco di prova per tanti giocatori che non convincono pienamente e sui quali andrebbero prese decisioni ponderate. Il Milan invece ha scelto di rinnovarsi già in questo mese di gennaio, sfatando certi luoghi comuni ed andando probabilmente contro il manuale Cencelli del calcio, che guarda da sempre con aperto scetticismo verso le rivoluzioni invernali. Eppure la società rossonera, prendendo Ibrahimovic con un atto di grande coraggio, è sembrata decisa e ferma nelle sue convinzioni. Ibra più che un acquisto è stato il manifesto di un nuovo inizio. Con lui si è issato in alto lo slogan per cui “tutti sono in discussione”. Gerarchie precostituite, certezze raggiunte (poche per la verità), finti intoccabili: tutto con l’arrivo dello svedese è finito nel calderone di Boban e Maldini. Per chi come noi è semplicemente osservatore esterno delle vicende rossonere, la sensazione che si ricavava del Milan era quello di un ambiente sazio. Non di vittorie certamente (il Milan purtroppo non vince un titolo da oltre 3 anni), bensì di stimoli, di voglia, di occhi di fuoco, di ambizioni. Il gruppo rossonero, volenteroso fino ad un certo punto, dimostrava sempre di avere un suo livello. L’asticella era fissa lì.

Pensare di alzarla era quasi utopistico. Forse perché per troppi giocatori il Milan era un meraviglioso punto di arrivo. Stupendo nella sua immensità storica e per il fascino che quella maglia esercita su chi ama il calcio, ma monolitico e noiosamente intoccabile. Ed invece il Milan, per chi ci gioca, non può essere un punto d’arrivo, nemmeno nei suoi momenti più neri. Deve e può essere semmai un trampolino, magari per giocatori che non hanno fatto la carriera che potevano fare (Begovic e Kjaer tanto per citarne due), ma che rispetto a qualche ragazzo con maggior talento, hanno voglia di mangiarsi il campo e di mettere pepe negli allenamenti della settimana. Quando si ha poco da perdere, nella vita, si diventa più cattivi. Magari può accadere anche nel calcio. Lo avranno pensato forse Maldini e Boban, anche perché proprio la cattiveria come ingrediente, nella torta stagionale è mancato più di tanti altri. Può far parte del momento storico, d’altronde, perdere a Bergamo. In questi anni, ci ha rimesso punti persino la Juventus. Non ci sta però, non ci può stare, essere remissivi dopo il 2-0 per i padroni di casa, andar molli sui contrasti, non spendere qualche fallo doveroso per dare un messaggio agli avversari, pensare di non dover dire nemmeno mezza parola a fine gara lasciando che sia l’allenatore a cospargersi il capo di cenere.

A questo Milan forse, serviva un elettroshock più che una rivoluzione. Ecco Ibra è qualcosa di simile all’elettroshock e la conseguente adrenalina dirigenziale è stata assorbita dalla squadra che ha capito quanto la musica sia cambiata. Le ultime due prestazioni di Castillejo d’altronde (una semplice riserva finora) sono lo specchio emblematico di una nuova dimensione del Milan. E, nel contempo, sono anche un chiaro messaggio ai naviganti. Tuttavia, non c’è soltanto l’aspetto mentale dietro questa rivoluzione silenziosa. Ve n’è anche uno numerico, prettamente contabile e relativo al bilancio del club. Il Milan infatti sta liberando preziosi spazi nel suo bilancio, per provare a darsi opportunità nuove in estate. Al momento sono usciti Reina (prestito con obbligo di riscatto in caso di salvezza dell’Aston Villa), Borini (definitivo al Verona), Rodriguez (definitivo al Fenerbahce) e Caldara (prestito per un anno e mezzo all’Atalanta). In tanti fanno notare che da queste operazioni il Milan ha ricavato solo i 6 milioni di euro pagati dai turchi per Ricardo Rodriguez. Vero, ma quest’osservazione non è esaustiva ed è incompleta. Già ad ora, in termini contabili, il Milan libererà risorse nel prossimo esercizio per circa 40 milioni di euro. Nel bilancio di un club, il costo di un giocatore (cosiddetto impatto contabile) è dato dalla somma fra il costo degli emolumenti (lo stipendio lordo) ed il costo dell’ammortamento. Ebbene dal 1° luglio 2020, il Milan risparmierà oltre 12,5 mln di euro per effetto della scadenza del contratto di Biglia, oltre 2 milioni di euro dalla cessione di Caldara (il 40% dello stipendio rimane a carico del Milan), oltre 4 milioni dalla scadenza del contratto di Bonaventura, quasi 8 milioni dalla cessione di Rodriguez, 6,2 mln dalla cessione di Borini e altri 6,2 mln dal riscatto di Reina da parte dell’Aston Villa (condizionato, ma comunque possibile in caso di salvezza della squadra inglese). Sono esattamente 39,6 milioni di euro e non sono bruscolini dato che, nella stagione corrente, l’intera rosa milanista è costata poco più di 180 milioni di euro. Ad ora pertanto, il Milan sa già con discreta certezza di avere abbattuto più di un quinto dei suoi costi, senza nuovi impegni finanziari presi (Begovic e Kjaer sono in prestito, mentre l’eventuale rinnovo di contratto per Ibrahimovic sarà una scelta strategica del club e del giocatore). Questi dati vanno pesati e ragionati con enorme attenzione, atteso che siamo soltanto a metà gennaio e che ci sono ancora due settimane di mercato per dare dimensioni maggiori a questa sforbiciata. L’abbiamo definita rivoluzione silenziosa perché svolta con rispetto e senza toni esagerati verso nessuno. Da fuori però, in tanti stanno avendo la sensazione di un Milan che ha abbandonato la zona grigia per tornare ad essere vivo, presente a sé stesso e desideroso di darsi nuove opportunità. Non sarà uno scudetto o una coppa dei Campioni, ma è comunque un segnale. Da cogliere e da tenersi stretti.

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