Napoli e Chelsea. Due maglie, due mondi, un solo filo conduttore: Gianfranco Zola. La sfida di Champions che accende il Maradona non è solo una partita da dentro o fuori, ma un viaggio nella memoria, un incrocio di destini che riportano al centro della scena uno dei talenti più puri che il calcio italiano abbia mai espresso.
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Napoli-Chelsea, dal Vesuvio a Londra: quando MaraZola divenne Magic Box

Tutto comincia qui. All’ombra del Vesuvio, quando il San Paolo era ancora San Paolo e il pallone sembrava avere un suono diverso. Zola arriva a Napoli nel 1989, giovane, leggero, quasi timido. Davanti a lui c’è Diego Armando Maradona. Accanto, Careca, Alemao. Eppure quel ragazzo di Oliena trova spazio, trova luce. Diventa Marazola, l’erede designato, l’uomo chiamato a raccogliere un testimone impossibile.
Il percorso di Zola tra Napoli e Chelsea
—In quattro stagioni azzurre sono 136 presenze e 36 gol, ma soprattutto è l’inizio di una credibilità internazionale. Napoli è l’iniziazione, il luogo dove impari a reggere il peso dell’amore e della pressione, dove capisci che il talento, da solo, non basta. Serve coraggio. E a Zola non è mai mancato.
A Parma diventa grande, definitivo, devastante. Vince, segna, incanta. Poi arriva Londra. La pioggia, la Premier League, Gullit giocatore-allenatore. Con Vialli e Di Matteo è una scommessa che profuma di rivoluzione, nessuno, nel 1996, immaginava davvero cosa stesse per accadere.
Al Chelsea Zola non è solo un calciatore: diventa un’icona. Magic Box. La scatola magica. Il pallone che esce dal cilindro, il tacco, la punizione, l’intuizione che spacca le partite. Sette stagioni, 312 presenze, 80 gol, trofei, notti europee, fino all’onorificenza reale: Sir Gianfranco Zola, Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico.

Napoli è stata la favola, al Chelsea si è consacrato. Tra queste due città corre la carriera di Gianfranco Zola, uno che non ha mai urlato, ma ha sempre parlato col pallone. Uno che ha cambiato la percezione del talento italiano all’estero, aprendo una strada che oggi percorrono in tanti.
Mercoledì Conte sfiderà Rosenior per il passaggio del turno. Ma, per una sera, il passato tornerà a camminare sul prato, leggero come un controllo orientato, imprevedibile come una punizione all’incrocio. E in molti, sugli spalti o davanti alla tv, penseranno la stessa cosa: “Chissà cosa succederebbe, oggi, se dalla Box uscisse ancora Magic Zola…”
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