Napoli-Genoa: focolaio solo a parole – Inter-Milan: si giochi o no, è il derby l’ombelico del calcio italiano

Analisi e sensazioni in un momento cruciale della vita del Paese e del calcio italiano

di Redazione DDD

di Mauro Suma –

Sarebbe molto molto interessante sapere dai virologi italiani, che hanno molto tempo per andare in tv e per disquisire su qualsiasi tema, come mai il focolaio del Genoa non abbia generato un focolaio altrettanto forte nel Napoli, pur essendo andati in campo i rossoblù al San Paolo in fase di incubazione del Covid. Ricordate quella foto di Osimhen bocca a bocca con un avversario il giorno dopo la notizia-choc dei 14 positivi di Pegli? Tutti abbiamo pensato che anche Osimhen avrebbe contratto il virus. Invece no. Non è accaduto. Normale che i giocatori del Napoli si siano spaventati per sè e per le proprie famiglie, giusto e sacrosanto aver monitorato la situazione a suon di giri di tamponi. Ma al cluster del Genoa non è corrisposto un analogo cluster in casa Napoli, dove i positivi sono stati pochissimi rispetto al focolaio ligure. Visto che il calcio è mediatico e volatile per sua natura, come mai alla vasta eco suscitata dall’enfasi con cui viene data la notizia di ogni positivo nel calcio, non è corrisposta una analisi razionale, lucida, scientifica su quanto è accaduto, anzi su quanto non è accaduto, dopo Napoli-Genoa? La solita Italia, focolaio di parole. Ma non di fatti.

Il calcio però non vuole farne le spese. E non le farà, fino a che sarà il calcio l’arbitro di se stesso. Sul piano regolamentare e sportivo, sul piano dell’esempio, Inter-Milan deve essere l’esatto contrario di Juventus-Napoli, anche se la Juventus ha solo subìto stravaganze assortite nella circostanza. Su Inter-Milan, in una città che affronta le situazioni e che non cerca scorciatoie, bisogna essere chiari, trasparenti e razionali. Se in base alle regole del calcio si può giocare, che si giochi. Se in base alle regole del calcio non si potrà giocare, che non si giochi. Senza ammuine e senza sponde. Milan e Inter rispetteranno i protocolli e faranno di tutto per giocare. Senza “chiamare” nessuno, ma a disposizione della normativa del calcio. Che c’è e non da oggi, come ben sanno il Comitato tecnico scientifico nazionale e il Ministero della Salute.

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