No Kobe, non ci sono parole: non ci sono davvero

No Kobe, non ci sono parole: non ci sono davvero

La scomparsa di Kobe Bryant

di Redazione DDD

Non ci sono parole, almeno in questo momento e almeno per chi lo ricorda, bimbetto di sei anni, palleggiare e tirare a canestro insieme agli altri bambini e sotto lo sguardo attento di mamma Pamela al PalaEur dove papà Joe giocava quell’anno le partite interne della Sebastiani Rieti. E poi ne ha seguito una storia che è diventata sempre più intensa fino a riempire, anno dopo anno, le cronache dei giornali e la fantasia di chi ama la pallacanestro. Perché del basket Kobe è stato uno degli interpreti più intensi ed amati, per la spettacolarità del suo gioco, la velenosità (sportiva) da Black Mamba del parquet, del suo modo, inarrestabile, di stare in campo, di segnare canestri impossibili, di impersonare le stagioni dei Lakers: vent’anni e cinque anelli tra il 2000 e il 2002 e nel 2009 e 2010, gli ultimi della franchigia di Los Angeles. Due ori olimpici e uno panamericano con la Nazionale degli Stati Uniti. Cose che resteranno nella storia, come i 35.644 punti segnati in carriera, e il terzo posto all time che, proprio poche ore prima della sua scomparsa, precipitando con il suo elicottero nelle colline di Calabasas, gli aveva tolto LeBron James. E proprio “Grande rispetto per mio fratello King James” è stato l’ultimo tweet di Kobe, prima di morire nel rogo di quell’elicottero che da anni ormai utilizzava per i suoi spostamenti. In queste ore e nei prossimi giorni la sua vita verrà raccontata in ogni dettaglio. Noi vogliamo ricordare il suo legame con l’Italia, dove tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia, ha vissuto tra i sei e i tredici anni seguendo papà Joe, giocatore dalla mano d’oro e un talento che Kobe aveva ereditato donandoci basket stellare. Lascia la moglie Vanessa e tre figlie: Natalia Diamante, Bianka Bella e Capri Kobe. Rileggiamo i nomi e comprendiamo quanto Kobe sia stato legato al nostro Paese, rendendo ancora più straziante il dolore per una fine assurda e ingiusta. Non lo dimenticheremo, intanto ricordiamolo con quella maglia azzurra che tutti avremmo voluto potesse indossare. Addio Kobe.

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