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TRA LA PANCIA E IL CUORE

Raschiare il fondo? I tifosi milanisti e Vlahovic, Fiorentina, Juventus…

Raschiare il fondo? I tifosi milanisti e Vlahovic, Fiorentina, Juventus…

Sarà anche un “Aspettando the Goat”, ma lo spettacolo, fin qui, non ha per nulla deluso.

Redazione DDD

analisi Facebook di Comunque Milan -

Infuriati i tifosi viola, che rivivono periodicamente il medesimo incubo. È il triste destino delle tifoserie più veracemente antijuventine (vedasi anche quella granata), che sperano di trasmettere questo nobile sentimento ai loro proprietari di turno, ma devono poi accettare di vedere i loro pezzi migliori (almeno in teoria, perché Bernardeschi e Felipe Melo per i viola e Ogbonna per i granata furono nemesi straordinarie) vestire la maglia dei rivali più acerrimi.

Infuriati quasi quanto loro anche i tifosi del Milan (sic!), che si sentono sempre più spettatori di un’opera beckettiana in cui si aspetta invano l’ingresso in scena del sostituto di Kjaer, del trequartista, del centravanti, e del Messia che ci conduca allo stadio promesso. Così, mentre in altri teatri si odono le sirene della Guardia di Finanza che fanno serenamente da sfondo ad operazioni da 100 mln di euro, noi vediamo sfumare un altro potenziale obiettivo (sogno?) di mercato in nome di una campagna acquisti oculata, di un bilancio in pareggio e di tutta una serie di “obiettivi” che se provi soltanto ad evocare sei 1) “poco tifoso” per i compagni di tifo e 2) “rosicone” per le tifoserie opposte. E sia chiaro, è giusto così. La pancia e il cuore sono le parti anatomiche più coinvolte nell’esercizio del tifo calcistico e poco importa dello scudetto dei bilanci, degli stipendi regolarmente pagati e delle schiene dritte. Personalmente, avrei voluto Vlahovic al Milan, visto che è il centravanti del momento e ha numeri e carta di identità ideali per ringiovanire un reparto d’attacco vicino al pensionamento. Ma non soltanto Vlahovic, vorrei vedere il “Leamba” (Leao e Mbappé) sfrecciare ai suoi fianchi e De Bruyne a supporto. Chi è sto Lazetic? È davvero buono Adli? E qui non si tratta di ironie, si tratta di desideri e fantasie che coltivare da tifoso del Milan è quasi un dovere.

L’anno scorso il Milan è arrivato secondo, pensare di migliorare il risultato mi pare il minimo. Però qui, visto che si parla di scudetto, ritorna il riferimento ai bianconeri e torna in mente un elenco di nomi che vorrei ripetere con voi: Stephan Lichtsteiner, Reto Ziegler, Eljero Elia, Marcelo Estigarribia, Emanuele Giaccherini, Michele Pazienza, Andrea Pirlo, Arturo Vidal, Mirko Vučinić. Vi tranquillizzo: nessuno di questi è uscito fuori dalle urne delle votazioni presidenziali. Lo spiacevole elenco che precede serve solo ricordare – a me stesso per primo - che il ciclo vincente più duraturo e più recente della storia della Serie A è nato con un calciomercato fatto con questi nomi qui, non con giovani promesse brasiliane come Kaio Jorge o con superstar come Ronaldo (con quest’ultimo, semmai, il ciclo è finito – chi l’avrebbe previsto, eh?). Quella Juventus aveva cercato a lungo Aguero e si accontentò di Vucinic per sfidare il Milan di Ibra e Thiago Silva. Una follia, anche perché quell’elenco si innestava su un tronco di titolari fatto – tra gli altri – da Motta, Pepe, Krasic, Quagliarella. Eppure vinse e continuò a vincere. Noi non dobbiamo imitare la Juventus: se lo suggerissi ci sarebbero gli estremi per l’istigazione a delinquere. No, dobbiamo ragionare sui presupposti per costruire un ciclo duraturo, almeno in Italia. Va completata la rosa in ogni reparto, va costruita un’ossatura di gioco, vanno scovati campioni sconosciuti a cui affiancare gente pronta e volenterosa di rilanciarsi. Tutto questo, duole dirlo, fu fatto magistralmente da quella Juventus e, fin qui, è stato fatto benissimo dai nostri dirigenti. Dalle parti di Torino i colpi da 100 mln (Higuain) non arrivarono dopo la prima qualificazione ai gironi ma dopo una cessione di pari importo e 4 partecipazioni alla Champions condite da una finale. Tutto ciò andrebbe considerato quando legittimamente si contesta l’austerità del fondo Elliot, ricordandosi peraltro come questa proprietà, al pari della Juve di oggi, si presentò acquistando l’astro nascente del calcio brasiliano (Paquetá) e il centravanti del momento (Piątek) per la modica cifra di 80 mln di euro, pensando che tutto questo bastasse per superare 7 anni di nulla. In realtà, per dirla con Arthur Bloch, i problemi più complessi hanno soluzioni semplici, facili da comprendere, e sbagliate. Benché tutti lo vorremmo, non credo sia necessario raschiare il Fondo e fare spese folli. È invece possibile continuare sulla nostra strada, nella convinzione – nient’affatto scontata – che le persone che gestiscono il Milan siano quelle che conoscono meglio i suoi problemi.

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