I DERBY SONO SOLO SUL CAMPO

Realtà, narrazione e luoghi comuni

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L'estate di Milan e Inter. Troppe inesattezze e molte omissioni nelle valutazioni sul mercato delle due squadre milanesi.
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Redazione DDD Direttore responsabile 

di Max Bambara -

Al 7 luglio 2023, l’Inter ha sostituito Dzeko con Thuram e Brozovic con Frattesi. Deve ancora prendere il sostituto di Skriniar, un altro attaccante per sostituire Lukaku (o comunque rinegoziare l’acquisizione del giocatore belga), un vice Dumfries (visto il mancato riscatto di Bellanova) e un centrocampista per completare il reparto (al posto di Gagliardini andato via a costo zero). In sostanza parliamo di 4 giocatori da acquistare con un budget di mercato prossimo allo 0 e che dipende tutto dalla cessione di Onana (ceduto il quale i giocatori da prendere diventerebbero 5) perché il saldo entrate/uscite, per decisione della proprietà, deve essere 0 (al momento è negativo per circa 3 milioni).

Al 7 luglio 2023, invece, il Milan ha sostituito Tatarusanu con Sportiello e Tonali con Loftus Cheek. Deve ancora prendere un attaccante (al posto di uno fra Rebic e Origi che sono in uscita), un trequartista (al posto di Brahim Diaz tornato al Real Madrid), un esterno (al posto di Messias in uscita) e due centrocampisti (al posto di Vranckx e Bakayoko, i cui prestiti non sono stati rinnovati). Il club rossonero quindi deve acquisire 5 giocatori con un budget di mercato molto alto che può sfiorare i 100 milioni di euro, per effetto della cessione di Tonali ed in ragione della disponibilità della proprietà a mettere sul mercato un budget variabile (c’è chi parla di 30, chi di 40, chi addirittura di 50 milioni).

Alla luce dei fatti evidenziati, si può affermare che entrambe le squadre meneghine hanno una situazione di mercato in divenire, con varie acquisizioni da concludere. Al momento l’Inter deve farne almeno 4, mentre il Milan deve farne 5. L’Inter, tuttavia, ha un budget a zero e deve costruirsi le risorse cedendo ancora giocatori importanti, mentre il Milan ha una disponibilità di spesa molto ampia. Per quale ragione quindi il Milan viene presentato, dal punto di vista mediatico, come una squadra allo sbando, mentre l’Inter viene lodata come un modello gestionale che sa sempre come comportarsi nella scelta dei giocatori?

Niente certezze, ma quei due luoghi comuni che dovrebbero essere superati

Il primo riguarda i derby di mercato. Quando c’è un’asta su un giocatore non è detto che chi molla la presa abbia torto. Da circa trent’anni, con l’eccezione di Ibrahimovic nel 2006 e di Tonali nel 2020, chi ha vinto i derby di mercato, se n’è pentito subito dopo, sia per ragioni di costi, sia per motivazioni attinenti il rendimento sul campo. Basti pensare al Milan che soffiò Cruz all’Inter nel 1997, oppure all’Inter che soffiò al Milan Farinos nel 2000, Suazo nel 2007, Kondogbia nel 2015, Sensi nel 2019. La morale della favola è molto semplice: i derby da vincere sono quelli sul campo. I derby di mercato hanno un unico vincitore certo: i giocatori che, sfruttando l’onda emotiva, strappano emolumenti più alti rispetto a quelli inizialmente pattuiti.

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Il secondo luogo comune è legato alla data del raduno che viene cerchiata da molti tifosi come data limite entro la quale una società seria dovrebbe consegnare all’allenatore tutto l’organico completo. Trattasi di una credenza senza basi empiriche. I grandi club, infatti, subito dopo i primi 10 giorni di ritiro iniziano le tournee in cui gli allenatori non hanno il tempo materiale per amalgamare la squadra e quasi sempre i giocatori nazionali (la maggioranza) non arrivano in ritiro prima di fine luglio/inizio agosto. Gli allenatori, inoltre, iniziano realmente a dare forma e dimensione alla propria proposta tecnica soltanto nella seconda metà di agosto, quando stanno per arrivare le prime gare di campionato. Pensare, pertanto, che per fare bene sia necessario portare in ritiro la squadra completa già ad inizio luglio è una clamorosa panzana.

Un esempio ce lo fornisce la storia: al 10 agosto del 2010 la campagna acquisti del Milan era ferma ad Amelia, Yepes e Papastatopoulos. Venti giorni dopo il Milan aveva preso Boateng, Robinho e Ibrahimovic, il tridente titolare di quella stagione che portò il club rossonero a conquistare il suo diciottesimo scudetto. Ciò che conta non è costruire in fretta una squadra, bensì costruirla in maniera sensata e coerente.

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