Roma-Lazio: il derby infinito per le strade della Capitale

Roma-Lazio: il derby infinito per le strade della Capitale

La classifica passa in secondo piano: solo derby a Roma

di Redazione DDD

di Tommaso Guernacci –

Il derby, si sa, non sarà mai una partita come le altre. Specialmente a Roma, dove ogni strada, ogni vicolo, ogni piazza trasuda di rivalità cittadina: il biancoceleste della Lazio da una parte, il giallorosso della Roma dall’altra. In mezzo il Tevere, che dall’8 dicembre del 1929 – giorno del primissimo derby tra Lazio e Roma, giocatosi allo stadio della Rondinella – segue la stracittadina da spettatore più che interessato. Il derby, nella Capitale, si vive 365 giorni l’anno: nelle radio, nei bar, in fila dal medico…

Nella settimana che precede la gara, per strada c’è un silenzio quasi irreale, come se anche la città si preparasse per scendere in campo assieme ai giocatori delle due squadre. Il derby ha assegnato trofei (la Coppa Italia del 26 maggio 2013), sancito retrocessioni in Serie B, visto piangere, indipendentemente che siano state lacrime di gioia – magari per un gol segnato all’ultimo secondo – o di dolore per una sconfitta. Il derby, a Roma, è il dito di Giorgio Chinaglia puntato sotto la Curva Sud in segno di sfida, o quello di Paolo Di Canio; è la doppietta di Silvio Piola segnata con la testa grondante di sangue e il gol di Signori nella nebbia. Ma è anche il selfie di Totti e il pollice verso, i 4 gol di Montella, l’autogol di Paolo Negro e il pianto liberatorio di Federico Balzaretti.

Il derby vale la supremazia cittadina, come a dire: “Tutta mia la città”. Quella stessa città che il 28 ottobre del 1979 ha fatto da cornice a una delle pagine più drammatiche della storia del calcio italiano, proprio in un derby: Vincenzo Paparelli, tifoso della Lazio accorso allo Stadio Olimpico assieme al figlio di sette anni appena, venne ucciso da un razzo sparato da un tifoso della Roma. Il derby, nella Capitale, è sfottò: quello sano e divertente però, e non quello becero e infamante che ogni tanto torna a far parlare di sé. Uno sfottò che dura tutto l’anno, perché il derby, a Roma, non finisce mai.

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