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LA RILETTURA

Tutte le tappe prima di Anfield: ecco come è ripartito il Milan

LIVERPOOL, ENGLAND - SEPTEMBER 15: Trent Alexander-Arnold of Liverpool looks dejected after their side concede a goal during the UEFA Champions League group B match between Liverpool FC and AC Milan at Anfield on September 15, 2021 in Liverpool, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

La lunga risalita del Milan verso il Paradiso: una strada che, nel calcio di oggi, non può conoscere scorciatoie

Redazione DDD

di Max Bambara -

Il Liverpool ha battuto il Milan con merito: questo non è minimamente in discussione. Così come non è onesto stare a scartavetrare e ad analizzare al dettaglio la prestazione del Milan che, sul piano della personalità (soprattutto nei primi 30 minuti) e sul piano della precisione dei passaggi, è stato nettamente inferiore alla squadra allenata da Klopp. Il calcio però non può limitarsi ai freddi numeri delle statistiche post partita. Il calcio è qualcosa in più. Il calcio è il divenire storico che trova dimensione nello spirito di un club, nella comprensione della sua tradizione, nel rispetto che si deve al percorso che una società ha scelto di seguire con fierezza. Ci sono serate in cui la parte emozionale prevale nettamente su tutte le altre componenti che compongono l’universo del tifoso. Quella di Anfield per i milanisti è stata una di questa serate, perché tornare in Champions League, in un palcoscenico che per tanti anni ha visto la squadra rossonera imporsi e dominare, era una di quelle emozioni a lunga gittata. Abbiamo iniziato a familiarizzarci la sera del 23 maggio scorso, quando il rigore di Frank Kessiè ci ha aperto la porta di quello che per noi non era soltanto un piccolo paradiso, ma una vera e propria liberazione, dopo una serie interminabile di annate disgraziate, sfortunate, molto spesso figlie di errori di valutazione, crisi societarie, scarse certezze. Sette anni e mezzo fa, l’ultima volta che il Milan aveva calcato il massimo palcoscenico europeo, c’era un mondo diverso e tutti noi eravamo diversi.

 (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Il Presidente della Repubblica era ancora Giorgio Napolitano, Mario Balotelli era la stella predestinata della Nazionale italiana (che qualche mese dopo avrebbe clamorosamente steccato nei Mondiali in Sudafrica), Matteo Renzi era il Presidente del Consiglio in carica e Barack Obama era il presidente degli Stati Uniti. All’epoca, Silvio Berlusconi era ancora il Presidente del Milan ed i tifosi rossoneri non potevano immaginare che cosa sarebbe accaduto nei 5 anni successivi. Tre presidenti diversi, due cambi di proprietà, un’estate trascorsa in cogestione, un’altra estate vissuta con la mannaia dell’UEFA sui conti del club ed un teorico rischio di fallimento a causa dell’insolvenza della cordata cinese divenuta proprietaria del Milan nella primavera del 2017. E poi 8 allenatori diversi in 7 stagioni, numeri ai quali i tifosi del Milan non erano abituati. Il punto più basso della storia rossonera degli ultimi 20 anni è stata poi la sconfitta per 5-0 contro l’Atalanta a Bergamo. Era il 22 dicembre del 2019. Ad ottobre era saltata la panchina di Marco Gianpaolo e a dicembre la posizione di Stefano Pioli appariva già compromessa. Altra giostra, altro giro, con la non detonante prospettiva di ricominciare ancora da zero nell’estate del 2020. Se quel giorno di dicembre qualcuno ci avesse detto che un anno e mezzo dopo avremmo giocato una partita di Champions League ad Anfield, contro la squadra, all’epoca, campione d’Europa in carica, probabilmente non ci avremmo creduto. Esattamente come abbiamo fatto fatica a credere due giorni fa, alla fine del primo tempo, di essere avanti 2-1 contro la squadra di Klopp. Descrivere le emozioni provate durante quell’intervallo non è semplice: c’era stupore, incredulità, fierezza, orgoglio, spirito di appartenenza, voglia di futuro e refoli di vento del passato. Non è andata come l’irrazionalità ci suggeriva potesse andare ed a fine partita il risultato finale è stato di 3-2 per il Liverpool che, con pieno merito, ha vinto la partita. Eppure in tanti, dopo il gol di Diaz, siamo andati con la mente a quel pomeriggio infausto di Bergamo, in cui il Milan sembrava aver smarrito sé stesso, inerme, sotto i colpi di un avversario lieto di poter affondare la lama nel morbido burro. Capire da dove si è partiti è fondamentale per assaporare la gioia, anche effimera, di un momento speciale.

Perché quello è stato il momento in cui il Milan ha detto all’Europa “eccoci, siamo qui, siamo tornati, non vinceremo la Champions League quest’anno e nemmeno l’anno prossimo, ma abbiamo trovato finalmente quel binario giusto che può consentire alla nostra tradizione di riavere i galloni della competitività e della qualità”. La battuta di quel grande uomo di sport che risponde al nome di Jurgen Klopp a fine gara è una medaglia sul petto dei milanisti. La sua risata bonaria al Milan in quarta fascia è stata la certificazione di un percorso che non ha mai cercato scorciatoie e che, in soli due anni, è riuscito a creare problemi ad una delle squadre che fanno parte dell’attuale élite del calcio. Un mattoncino in più sulla strada verso il Paradiso. In assenza di un aereo di linea pronto a partire subito abbiamo scelto di costruire un treno che ora tutti stanno notando. Le sensazioni di Anfield, intanto, continuiamo a tenerle dentro e a custodirle. Ci serviranno sicuramente e poi sono nostre, ce le siamo meritate in questa impressionante salita dagli inferi.

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