Marco Van Basten: “Basta, ecco la mia vita, questa è la mia verità”

Il campione e idolo di sempre si racconta, e lo fa attraverso alcune pagine del suo nuovo libro, custode del sogno più bello vissuto ma interrotto da un incubo che lo ha costretto a svegliarsi. Il dolore alla caviglia, gli anni più belli al Milan, il campione di sempre…Marco Van Basten.

di Serena Calandra

Ci sono molti casi di giocatori eccellenti che si allontanano dalle società per le quali hanno dato tutto con dentro l’amarezza di un addio sbagliato. Questo però non è stato il caso di Marco van Basten. L’olandese è entrato nella storia del calcio come un ottimo giocatore nonostante sia stato costretto a lasciare il campo all’età di 28 anni, appendendo le scarpe al chiodo all’età di 31. L’attaccante è passato da tre Palloni d’Oro allo smettere di tirare calci ad un pallone nonostante il proprio fisico eccellente e ancora in forma, stoppato dall’infortunio al piede: “È stato davvero difficile perché sono passato dal livello più alto nel calcio al livello più basso di felicità personale”.

La sofferenza era tale che anche il minimo balzo a terra gli faceva venire voglia di urlare il dolore: “Era la mezzanotte del 1994- racconta il giocatore- e ricordo di essere dovuto strisciare dal letto per dirigermi verso il bagno. Per dimenticare il dolore contai i secondi che ci misi per raggiungere la porta. Non potevo poggiare il piede a terra, il minimo tocco mi faceva mordere le labbra”.

A 15 anni dalla sua ultima partita a San Siro, presenta la sua biografia “Basta. La mia vita. La mia verità”. Ho voluto approfittare di uno spazio con il medium inglese The Guardian per rivedere quella che era una traiettoria ottima ma interrotta. Uno dei ricordi più amari è stato quello di rivivere il ricordo del dolore estremo alla caviglia, che ha finito per vincere la partita nonostante i molteplici interventi e le visite con i medici di tutta Europa: “Tutto è andato in pezzi- continua Van Basten-  perché c’era molto dolore e problemi. Per dire che negli ultimi cinque anni nonostante mi concentrassi sulla mia carriera cercando di viverla al meglio, non sono riuscito a risolvere il problema neanche dopo tutte le operazioni. Non potevo fare niente senza dolore e i medici mi dissero che non potevano aiutarmi. In quell’istante ebbi paura “.

Il rapporto tra Van Basten e Johan Cruyff ha origini lontane e coincidevano agli anni giocati con la maglia dell’Ajax. Come ammette lo stesso attaccante, i problemi sono iniziati nel 1986, ma Johan Cruyff, allenatore della squadra, voleva spremere il suo potenziale al massimo. “Il primo infortunio è stato a dicembre e non sono mai guarito. Johan parlò con il medico e gli ha disse che avevo un problema ma avrei potuto giocare. Avevo già la sensazione che qualcosa non andasse ma feci un patto con lui che prevedeva la possibilità di saltare l’allenamento e qualche competizione, ma che avrei dovuto essere in Europa qualunque cosa fosse accaduta“, ricorda Van Basten.

L’anno successivo sarebbe finito al Milan, dove tutto andava decisamente peggio perché “il danno era già stato fatto”. Eccolo agli ordini di Fabio Capello e Arrigo Sacchi negli anni gloriosi per il club, anche se Marco era un chiaro favorito in panchina: “Ero abituato a Cruyff che era un grande giocatore e anche al Milan sono stato fortunato, con Capello e Sacchi, quest’ultimo più teorico rispetto al primo. Abbiamo dovuto guardare tanti video e ho sempre pensato che fosse troppo. Sacchi mi ripeteva la stessa cosa dodici volte e nonostante glielo dicessi lui continuava. Due allenatori fortunati anche loro perché avevamo una squadra meravigliosa. Baresi, Maldini, Costacurta e Tassotti sono stati grandi difensori che sapevano giocare anche molto bene con il pallone”.

Dopo aver riconosciuto di non essere portato per vivere il campo dalla panchina, osservando il proprio percorso, Marco Van Basten si dice soddisfatto della propria carriera sportiva: “Avrei potuto avere problemi prima di iniziare, come succede ad altri. In questo senso sono stato fortunato, ho avuto almeno 10 anni di esperienza che mi hanno cambiato la vita”. Ora, a 56 anni e con una vita molto più tranquilla, è riuscito a riconciliarsi con se stesso grazie alla  propria famiglia: “Ho dei bravi figli, due nipoti, una brava moglie e ho i miei affari oltre a lavorare per la televisione, parlando di calcio. Siamo sani e mi sto godendo la vita anche se è limitata, non posso giocare a calcio o tennis ma posso giocare a squash e lo apprezzo”.

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