Nicklas Bendtner pensa al ritiro: “Mi ha fermato il gioco d’azzardo, come quando persi mezzo milione in una sera…”

La storia di Nicklas Bendtner è quella di un uomo pentito. La sua dipendenza dal gioco d’azzardo, dalla droga e dall’alcol lo ha portato a perdere la cosa più preziosa che aveva: la sua promettente carriera di giocatore professionista. Ora dice: “Vorrei tornare indietro nel tempo e colpire quel ragazzo scapestrato che ero io in testa con un martello”.

di Redazione DDD

Nicklas Bendtner ha giocato in squadre come Arsenal, Juventus, Wolfsburg e Sunderland. Con una carriera promettente davanti a sé, il famoso attaccante danese si è concesso troppi lussi e ha finito per perdere assolutamente tutto. Ora, a 32 anni, è senza squadra perché la pandemia di coronavirus ha fermato la sua marcia verso la Lega cinese, dove avrebbe cercato di ricominciare da capo. Rammaricato e dolorante per le sue decisioni sbagliate, Bendtner pensa di gettare la spugna e appendere gli stivali al chiodo se non riesce a trovare una via d’uscita. Un anno fa, l’ex internazionale ha pubblicato un’autobiografia che ha deciso di rivedere ora in una dichiarazione rilasciata a “The Guardian”. Bendtner ricorda uno dei capitoli più comuni della sua vita, quando spendeva soldi che non aveva tra il gioco d’azzardo e il bere.

Nicklas Bendtner

Le sue parole: “Una sera ero troppo ubriaco per sedermi a un tavolo. Ho sprecato 400.000 sterline (440.000 euro) in 90 minuti al casinò, soldi che non avevo, il mio conto ero scoperto. Sarei andato in bancarotta senza un po’ di fortuna”, ricorda. E prosegue: “Riesco, barcollando, ad arrivare in bagno, a versarmi dell’acqua in faccia. Cerco un bancomat e prendo altri 33.000 euro per continuare a giocare”. Un’altra storia della sua dipendenza dal gioco d’azzardo, dalla droga e dall’alcol che lo ha portato a perdere la cosa più preziosa che aveva: la sua promettente carriera di giocatore professionista. Fino a che, 30 anni, pur essendo una star, Bendtner è stato escluso dalla chiamata della Danimarca per la Coppa del Mondo 2018 : “Mi sentivo una merda, non smettevo mai di piangere. Vorrei tornare indietro nel tempo e colpire quel ragazzo sulla testa con un martello. Per fargli capire l’opportunità che aveva, che aveva qualcosa di speciale di cui occuparsi”, ricorda oggi totalmente devastato.

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