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QUEL TUFFO E QUELLO STRANO ODORE...

CAPU…T DERBY – La fine del mito inglese

CAPU…T DERBY – La fine del mito inglese

Sterling, il rigore tuffo contro la Danimarca, le lezioni di morale contro i latini simulatori e il ricordo di Daejeon che ci accompagna verso Wembley

Redazione DDD

di Giovanni Capuano -

Sia chiaro, Sterling non è il primo giocatore di calcio a tuffarsi per prendere il rigore che vale una partita e Makkelie non è il primo arbitro ad abboccare al tuffo. E la semifinale tra Inghilterra e Danimarca non è la prima grande partita di un torneo internazionale in cui la squadra di casa viene aiutata nel momento decisivo, trovandosi così a lucrare un vantaggio determinante. E' successo altre mille volte e altre, purtroppo, succederà anche senza scomodare precedenti osceni come il Moreno di Corea o altri episodi e partite condizionate da errori capitati (per caso, sia chiaro) dalla parte giusta.

 La rubrica di Giovanni Capuano

Però l'epilogo di Inghilterra-Danimarca suscita altre due riflessioni che lo rendono amaramente differente rispetto ai rigorini del passato. La prima è che il tuffo di Sterling e il fischio sciagurato di Makkelie sono arrivati nell'era del Var e nessuno in quella sala si è sentito nel dovere di restituire al calcio la verità storica togliendo un rigore che non poteva essere e che, invece, ha spento il sogno della Danimarca e mandato avanti gli inglesi. Si dirà: leggerissimo contatto, il Var non può cambiare la valutazione di campo del direttore di gara. Ritornello ormai mandato a memoria ma che ha, come prodotto, la caduta di credibilità di tutto il sistema perché un errore in campo è perdonabile e accettabile mentre davanti al video diventa un sopruso e innesca un cortocircuito difficile da comprendere.

La seconda riflessione è che ci siamo tolti per sempre dalle spalle la favoletta degli inglesi corretti che non simulano, non si lanciano, non protestano e non cercano di vincere con l'inganno. Sono come noi. Sono come tutti. Simulatori quando serve e nessuno dei sessantamila di Wembley si è sentito in dovere di vergognarsi come nessuno sui tabloid del giorno dopo ha pensato di mettere in prima pagina il dubbio (che tutto il resto dell'Europa ha) che quello fosse un rigore abbastanza farlocco. L'Inghilterra ha preso, incartato e portato a casa come nulla fosse. La prossima volta prima di bollare gli altri come disonesti sarà bene che ci pensino e non poco.

La conclusione è che l'Italia è attesa da una finale durissima, sia sul piano ambientale (e anche su quello si potrebbe aprire qualche discussione), sia per quanto visto in campo per mano di Makkelie. Per vincere l'Europeo bisognerà essere molto superiori agli inglesi e avere nervi d'acciaio, togliersi dalla testa la fastidiosa sensazione che l'Europeo si sia trasformato col passare delle settimane in una festa britannica a uso e consumo di Boris Johnson e compagni. Inutile stare a discutere il perché, ma l'odore di fregatura è forte e per chi è già passato da Daejeon sufficiente per far suonare l'allarme. Adesso, in anticipo. Perché dopo sarebbe troppo tardi.

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