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DDD Story – 1915, l’Italia entra in guerra e non resta che giocare tanti derby

DDD Story – 1915, l’Italia entra in guerra e non resta che giocare tanti derby

Il campionato deve fermarsi, i giocatori lo apprendono dall'arbitro...

Redazione DDD

di Luigi Furini -

“Il Piave mormorava, calmo e placido al passaggio, dei primi fanti il 24 maggio”. Bene, questa è la Canzone del Piave, che, a scuola, chi più chi meno, ci hanno fatto imparare. Ecco, il 24 maggio 1915 è un lunedì e l’Italia entra nella Prima guerra mondiale contro l’Austria-Ungheria. Ma che cosa è successo in campionato, il giorno prima, cioè domenica 23, ultima giornata della stagione? Dopo varie eliminatorie, si gioca un mini-girone da 4 squadre: in testa c’è il Genoa con 7 punti, seguito da Inter e Torino con 5. Il Milan è fuori dai giochi, ma ci sono in calendario Genoa-Torino e Milan-Inter. Gli stadi sono pieni, a Genova e a Milano. I giocatori vanno in campo. I capitani si scambiano i gagliardetti. Arrivano gli arbitri con il pallone in mano. Ma…, invece di dare il via al gioco, le “giacchette nere”, in tutta Italia e allo stesso momento, leggono un comunicato della Figc. Questo il breve testo del telegramma: “In seguito mobilitazione, per criteri di opportunità, sospendesi ogni gara”.

La gente, il pubblico, lì per lì non capisce. Immagina che, finite quelle partite e finito il campionato, dal giorno dopo tutto sarebbe sospeso. Invece no. La sospensione è immediata. Gli arbitri riprendono il pallone e tornano negli spogliatoi. Non c’è neanche il tempo di fare polemiche. Quelli del Genoa si vedono sfuggire lo scudetto. Deluse l’Inter e il Torino, che  erano convinte di aver ancora qualcosa da dire. Niente. Si parte. L’allenatore del Torino, Vittorio Pozzo, futuro tecnico della Nazionale, dice: “Cessiamo di giocare e partiamo soldati”. Sono tanti i giocatori chiamati alle armi, chi sull’Altopiano di Asiago, chi sul Carso, sulle Dolomiti, sul Grappa. Il Genoa perde Luigi Ferraris (a lui è intitolato lo stadio di Marassi), l’Inter non vede tornare la sua “bandiera”, Virgilio Fossati. Muore Erminio Brevedan, un ragazzino, centravanti del Milan (una sola stagione in rossonero, con una tripletta all’esordio, Milan-Modena 3-0).

“La Gazzetta dello sport” raccoglie fondi per acquistare palloni da mandare al fronte ma intanto apre una polemica con il capo del governo che al Nord ha vietato le partite mentre al Sud sono aperti i caffè-concerto. La risposta: la guerra interessa solo la parte Nord-Est del Paese. Con i campionati sospesi e i treni tutti requisiti per mandare i soldati al fronte, non resta che giocare fra squadre della stessa città. Il Milan gioca in via Fratelli Bronzetti (è il primo campo, in Italia, ad essere dotato di reti per le porte). L’Inter gioca in Ripa di Porta Ticinese, sul Naviglio (la palla spesso finisce in acqua). Si giocano tanti derby, sempre organizzati dalla “Gazzetta”. E il campionato sospeso? Soltanto nel 1921, tre anni dopo la fine del conflitto, la Figc assegna quello scudetto al Genoa. Molti dei suoi giocatori, morti in trincea, per forza non l’hanno mai saputo.

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