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IN GIRO PER LA CITTA' A CACCIA DI MAGLIE

DDD Story – Argentina 1978: giocare un Mondiale con le maglie prese a prestito

DDD Story – Argentina 1978: giocare un Mondiale con le maglie prese a prestito

E' successo davvero...

Redazione DDD

di Luigi Furini -

“Si raccomanda di portare in dotazione la seconda maglia”. E’ questa la raccomandazione della Fifa alle Nazionali chiamate a giocare il Mondiale, in Argentina, nel 1978. Adesso l’avviso potrebbe sembrare strano, ma allora c’era qualche problema in più. Il primo: in tutto il mondo, eccetto pochi Paesi, c’è solo la televisione in bianco e nero. E senza colori le maglie possono confondersi. E’ il caso di Francia e Ungheria. Blu i galletti, rossi gli ungheresi. Ma davanti ai video sono praticamente identici. Il caso era già successo in passato e per questo la Fifa si era ancora raccomandata. Però il calendario mette proprio di fronte le due squadre il 10 giugno 1978. Sono già entrambe eliminate, dall’Italia e dall’Argentina. E dunque giocano per onor di firma, con poco ritmo e solo la voglia di tornare a casa. Però la partita va giocata. Le squadre partono dai loro ritiri con le seconde maglie. E che cosa succede? Che sono tutte e due bianche. “Impossibile – dice l’arbitro al momento di scendere in campo – perché non riesco a distinguere i giocatori”. Dall’altoparlante dello stadio si informa che l’inizio subirà un ritardo.

Bisogna trovare altre maglie. Si girano, in macchina, tutte le sedi delle società di Mar del Plata e si trova aperta solo quella del Kimberley, un club di serie B. Ha le maglie a strisce verticali, bianche e verdi. “Vanno benissimo”, dicono i dirigenti francesi, che le chiedono in prestito. Ma nasce il primo problema: le maglie non hanno i numeri. “Se ci mettete i numeri – dicono quelli del Kimberley – devono essere dall’1 all’16, perché noi dobbiamo usarle in campionato”. Ok, va bene. Si torna allo stadio, si trova una sarta che cuce i numeri. Le squadre sono pronte a entrare in campo. Sono passati 45 minuti. C’è un altro problema. I numeri delle maglie non corrispondono a quelli segnati sui pantaloncini, perché c’è chi aveva il 18, chi il 19, chi il 23, ecc.. Fa niente. Si gioca. Pare che Platini, che non era ancora una stella, sia toccato il 5. “Ma io porto sempre il 10”, dice il giovane Michel.

Quando torni in Francia rimetti il 10, ora non si può. Corri,  gioca e vediamo di sbrogliare la situazione”, rispondono i senatori. Finisce 3-1 per la Francia. L’arbitro fischia la fine, i giocatori si stringono le mani. Qualcuno abbozza a togliere la maglia per scambiarla con gli avversari. “Ma siete matti – urlando dalla panchina - le dobbiamo restituire al Kimberley. Le facciamo lavare e domani le riportiamo a chi ce le ha prestate”. Era già successo in Italia, ai Mondiali del 1934, quelli vinti dagli azzurri di Pozzo. A Napoli si erano presentati Austria e Germania con le divise bianche. Era arrivato in soccorso il Napoli ed era toccato agli austriaci giocare con le maglie azzurre. Poi la televisione a colori, arrivata da noi con il Mondiale di Spagna nel 1982, ha risolto il problema.

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