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DDD Story – Cristiano Prati: “Vi spiego perché papà Pierino venne ceduto alla Roma…”

DDD Story – Cristiano Prati: “Vi spiego perché papà Pierino venne ceduto alla Roma…”

Prati prima goleador contro Cruyff e quattro anni dopo dal Milan alla Roma...

Redazione DDD

"Nel calcio di oggi, nessuno mi ricorda papà. In vari calciatori di oggi c’è un qualcosa di suo, ma non in uno in particolare. Era un attaccante completo, destro, sinistro, forte di testa, in acrobazia, gol di rapina e gol in manovra, punizioni, anche assist, le prendeva e le dava. Nel calcio di oggi non ne ricordo di così completi. Un suo compagno di squadra, nonché gran allenatore Nevio Scala, nel solito incontro/pranzo che facevano alla Panini di Milano, mi disse ‘io non ho mai capito se tuo padre era destro o sinistro, tirava delle castagne con entrambi i piedi’, stessa cosa me l’ha confermata Malatrasi altro suo compagno". Sono le parole di Cristiano Prati, figlio del grande bomber Pierino.

A Massimo Volpato, di rrossonera.wixsite.com/blog, Cristiano Prati ha raccontato cosa pensava suo papà Pierino prima della finale di coppa dei Campioni del 1969 in cui avrebbe segnato una tripletta contro l'Ajax di Cruyff: "Era la sua serata, aveva ottime sensazioni. Giorni prima andò in una concessionaria a Milano dove c’era una macchina che gli piaceva, entrò e disse al proprietario: ‘tienimi via quella macchina chese mercoledì prossimo va come dico io vengo a prenderla’ e cosi fu!! E poi mi disse che nel riscaldamento aveva provato a calciare con i palloni della finale che erano tutti bianchi, ma molto leggeri, e che partivano dei missili, e fra sé disse, stasera tiro da fuori!! Il secondo gol è magnifico. Dopo Rivera, se si pensava al Milan di quei anni c’era Lui. Però nei primi anni '70 il rapporto con Buticchi, il presidente di quel periodo non fu buono. Papà aveva la pubalgia, che all’epoca era un infortunio insidioso e lungo da guarire, sembrava essere passata e poi di botto ritornava. Per il presidente era invece un malato immaginario, la verità è un’altra. Buticchi aveva bisogno di soldi, e siccome Rivera era intoccabile, l’unico che aveva mercato e valeva era papà e così decise di cederlo, per ripagare debiti di gioco come confermato dal figlio Marco in un libro (Casa di mare)".

Ancora sulla finale di Madrid del 1969: “Come detto precedentemente, sentiva che era la sua serata, anche se a dire il vero non iniziò benissimo. Dopo pochi minuti prese un palo ma da li in poi fu una cavalcata incredibile. Il suo marcatore era Suurbier , nazionale olandese ed uno dei più forti difensori dell’epoca, ha dichiarato in un’intervista recente che l’attaccante che lo ha messo più in difficoltà nella sua carriera era stato: ‘Pierino Prati del Milan’. Nereo Rocco? Un rapporto molto speciale. All’inizio non credo che gli piacesse molto mio padre, ma era il suo modo per spronarlo e migliorarsi. Rocco era un gran Uomo, fine, pungente, che sapeva gestire il gruppo e fargli tirar fuori il massimo. Personaggio incredibile che andrebbe studiato e fatto conoscere a chi non sa cosa ha rappresentato per il calcio di quegli anni. Finale di Madrid, la sera prima Rocco, parla alla squadra, su un foglio c’è il disegno delle due formazioni Milan e Ajax con i nomi dei giocatori. Rocco inizia, e distribuisce le marcature, tu prendi questo, tu prendi questo e così via. Alla fine rimane un nome: Rocco: ‘cavolo e adesso che facciamo’ una voce si alza e dice ‘Mister quello è l’arbitro’ e il Paron: ‘ah meno male’. Non solo: per mio padre, la stagione 67-68 inizia cosi così prime 6 partite 0 gol, alcuni sbagliati abbastanza facili, non sempre viene schierato titolare. Rocco in settimana gli parla e dice ‘se vai avanti così ti rimando in prestito a Savona’. Papà: ‘mister ho capito, anzi domenica faccio gol e le pago 2 bottiglie di Champagne’ da li in poi 22 gol, in 38 partite tra campionato e coppe, capocannoniere e scudetto...e tante bevute di champagne!!".

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