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I SACRIFICI E I RECORD

DDD Story – Dino Zoff e la 600 con il motore truccato

ROME, ITALY - NOVEMBER 17: Italy Goalkeeper Dino Zoff in action during an International match circa 1976, Zoff won over 100 full caps and is the oldest player ever to have won the FIFA World Cup.   (Photo by Don Morley/Allsport/Getty Images)

Sono passati 60 anni dal suo debutto con i cinque gol presi a Firenze. Per questo a Udine lo prendevano in giro e per questo se ne è andato, di corsa, dal suo Friuli. D’altra parte aveva o no la 600 con il motore truccato?

Redazione DDD

di Luigi Furini -

Aveva un sogno: giocare a calcio. Ma non aveva il fisico. A 14 anni era alto solo un metro e sessanta. Troppo Poco. E allora ci pensa la nonna. Si inventa, per il ragazzino, una dieta a base di uova (anche perché non c’era molto altro) e il ragazzino cresce. Parlano un gran bene di lui tanto che Inter e Juventus mandano degli osservatori. Giuseppe Meazza per i nerazzurri e Renato Cesarini (quello del gol all’ultimo minuto) per i bianconeri. Ma entrambi danno un voto negativo. Dino Zoff (nato a Mariano del Friuli nel 1942) resta a casa e, seppur deluso, accetta di essere tesserato per l’Udinese. Debutta in serie A nel 1961 a Firenze. E’ un disastro. Prende 5 gol e viene bocciato dalla critica. Ma il brutto deve ancora venire. La sera dopo Zoff va al cinema. Nell’intervallo trasmettono la Settimana Incom (una specie di cinegiornale, perché non tutti avevano in casa una tv) e che cosa fanno vedere? I cinque gol subiti dall’Udinese a Firenze. “Ma io – racconterà poi - mi nascosi sotto le poltroncine”.

 (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Lui, abituato ai sacrifici (da ragazzo faceva il meccanico a sessanta mila lire al mese), ad allenarsi con impegno, a farsi trovare sempre pronto, a Udine subisce un processo per ogni piccolo errore. Nel 1963 lo prende il Mantova. Ci arriva velocissimo, su una Fiat 600 alla quale aveva truccato il motore e legato il cofano con una cinghia, perché rischiava di aprirsi controvento. Trova, in squadra, tanti ragazzi che faranno carriera: Gigi Simoni, Gustavo Giagnoni, ma anche Nicolè, Sormani, Schnellinger. Fa tre anni in A e uno in B. Si sposa, è felice. Ma ecco il Milan. E’ tutto pronto per il trasferimento quando, a venti minuti dalla fine del calciomercato, arriva in Napoli. Come? Il giornalista Alberto Giovannini finge di essere Achille Lauro, armatore famoso e padrone del Napoli. E con la complicità di Bruno Pesaola (il “Petisso”) convince Zoff a firmare. A Napoli Zoff ci resta cinque anni. In squadra ci sono Altafini e Sivori, Juliano e Cané, Barison e Bianchi. Poi, nel 1972, causa anche problemi societari, Zoff accetta la corte della Juve. Qui trova Bettega, Causio, Anastasi, Capello. E ancora Altafini. E con gli anni arrivano Cabrini e Tardelli, Platini e Boniek. In panchina c’è il Trap. In bianconero, Zoff ci resta undici stagioni, vince sei scudetti e coppe europee.

In Nazionale stabilisce un record: tiene imbattuta la porta azzurra per 1142 minuti consecutivi e gioca quattro Campionati del Mondo, da Messico 1970 a Spagna 1982. In tanti anni trova al suo fianco Burgnich e Facchetti, Antonogni e Scirea, Paolo Rossi e Beppe Bergomi. La sua parata più difficile? Nella semifinale contro il Brasile al Mundial spagnolo. Blocca una palla sulla riga che avrebbe portato al pareggio. Invece l’Italia vince e vincerà anche la finale contro la Germania. Al ritorno, in Italia, gioca a carte sull’aereo con il presidente Pertini. Quindi comincia ad allenare. Prima alla Juve (voluto da Boniperti) ma arriva Montezemolo che vuole una squadra-spettacolo e lo esonera per prendere Gigi Maifredi dal Bologna. Lo chiamano sulla panchina della Nazionale. Nel 2000 arriva alla finale dell’Europeo, ma perdiamo con un golden-gol di Trezeguet. Su di lui si abbattono le critiche di Silvio Berlusconi, presidente del Milan e futuro capo del governo. Così Zoff si dimette all’istante. Come dire “vai avanti tu…”. Lo chiamano ancora in panchina alla Lazio e alla Fiorentina. Poi smette.

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