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SIR ALEX DA GOVEN, GLASGOW

DDD Story – Ferguson, una vita fra calcio, birra e politica

WEST BROMWICH, ENGLAND - MAY 19:  Manchester United manager Sir Alex Ferguson applauds the crowd after his 1,500th and final match in charge of the club following the Barclays Premier League match between West Bromwich Albion and Manchester United at The Hawthorns on May 19, 2013 in West Bromwich, England.  (Photo by Richard Heathcote/Getty Images)

La moglie Cathy, la trincea per i portuali. Tutte le vite del mitico scozzese...

Redazione DDD

di Luigi Furini -

L’hanno chiamato in tutti i modi: il Boss, il Padre, lo Scozzese, il Socialista, il Testardo. Poi, amici e nemici, hanno deciso per un solo nome: l’asciugacapelli. Perché, dopo una partita persa, ha avvicinato, uno a uno, i suoi giocatori e gli ha gridato in faccia: “Sei un fottuto perdente”. Ma lo ha fatto con la bocca a tre centimetri dal naso. Sir Alex Ferguson è l’allenatore più vincente al mondo. In 27 anni alla guida del Manchester United ha vinto 38 trofei (13 volte la Premier, due Champions, ecc..) ma i titoli in bacheca, per lui, sono 49, perché ci sono quelli conquistati in Scozia.

 (Photo by Julian Finney/Getty Images)

Già, la Scozia. Lui nasce a Goven, il quartiere più povero di Glasgow. In giro ci sono cantieri navali, pub e campi di calcio. E’ il regno delle Trade Union, del sindacato, perchè i camalli del porto hanno una sfilza di rivendicazioni da fare. I suoi genitori lavorano in una fabbrica di acciaio, Alex da ragazzino aiuta il padre, gioca nei campetti e frequenta i pab. Finisce la carriera di calciatore a metà degli anni ’70. Apre un locale e lo chiama Fergie’s. Il locale, però, va male. Un giorno, un tipo ubriaco tira fuori una pistola e minaccia tutti perché vuole continuare a bere. Arriva la polizia e il Fergie’s, di fatto, chiude. Che poi, Alex, era già conosciuto agli agenti. Una notte, già alticcio, era uscito da un pub, si era messo a litigare ed era finito in prigione. Un’altra volta, inseguito dagli avversari dopo i falli fatti in campo, si era rifugiato in un locale ed era nata una rissa.

Oltre al calcio, è ancora grande la sua passione per la politica. Già a metà degli anni ’60 giocava a Londra e un giorno tornò a casa di corsa, a Glasgow, per mettersi in prima fila in un corteo di portuali. “Lottavano per uno stipendio più alto e contro l’ingiusto licenziamento di un collega”. E ora? Sostiene il partito laburista. E spiega: “Il socialismo nel quale credo è questo: ognuno lavora per l’altro, ognuno ha rispetto dell’altro e lo aiuta E’ il modo in cui vedo la vita, è il modo in cui vedo il calcio”. Nel calcio, va detto, non ha molti amici. Gli italiani? Tutti cascatori. I francesi? Sbruffoni. Wenger (allora manager dell’Arsenal)? Senza quella squadra non vincerebbe il torneo del condominio”. Mourinho (quando era al Chelsea)? Con i soldi di Abramovich sono buoni tutti”. Ce l’ha anche con i londinesi. “Una città per fighetti”. Per aggiungere: “Un fighetto non può giocare a calcio”.

Ha sempre confessato la sua passione per Del Pier:“Volevo prenderlo a tutti i costi, contattai la Juventus e i suoi agenti. Lui rifiutò. Disse che la Juve era il posto migliore in cui stare”. Roberto Mancini, quando era al Manchester City, dall’Italia gli portava bottiglie di vino pregiato. E’ arrivato ad avere una cantina con oltre mille bottiglie, ma nel maggio 2018 è arrivata anche un’emorragia cerebrale e tutto il vino è andato in beneficienza. A fine carriera lo ha cercato anche l’Inter. “Ho sposato Cathy nel 1966 a Glasgow, l’ho conquistata portandola al cinema e regalandole caramelle di liquirizia. Poi ho scoperto che non le piacevano, ma siamo ancora insieme. Ecco, non avrei mai potuto convincere mia moglie a spostarsi in Italia”.

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