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DDD Story – Le figurine Panini e l’introvabile Pizzaballa

DDD Story – Le figurine Panini e l’introvabile Pizzaballa

Ecco cose che hanno acceso tanta passione ancora viva per il calcio di oggi...

Redazione DDD

di Luigi Furini -

La bustina costa 10 lire. Si compra principalmente in edicola. Dentro ci sono le figurine di due giocatori, ti regalano l’album e tu devi incollare le figurine nei rispettivi spazi. L’obiettivo? Completare l’album, ovvero incollare tutte le figurine. Per ogni squadra ci sono 14 giocatori. Non deve essere un’impresa difficile. Invece è quasi impossibile. L’album dei calciatori Panini, nel 1961, nasce da un’idea di Benito, Giuseppe, Umberto e Franco Panini. Hanno a Modena un’agenzia di distribuzione dei giornali e inventano questo gioco quasi per scherzo. Il successo è enorme. L’anno dopo, il 1962, riescono a vendere 15 milioni di bustine. I quattro fratelli fanno tutto da soli, chi organizza le spedizioni, chi tiene i conti, chi mette ordine nelle fotografie.

E avere le foto di tutti i calciatori è davvero un problema. Però, ben presto, il problema diventa un affare. E’ l’estate del 1963. Un fotografo viene mandato al ritiro dell’Atalanta. C’è uno scatto per tutti. Manca solo l’immagine del portiere, Pierluigi Pizzaballa, detto Gigi, che si è rotto il gomito ed è a casa infortunato. Alla Panini decidono di procedere ugualmente, l’album si fa anche se manca quella foto. E, da quel momento, la figurina di Pizzaballa diventa “introvabile”. Poi sarà inserita, è vero, ma è troppo tardi e diventa impossibile completare l’album. E Pizzaballa, discreto portiere di Atalanta, Verona, Roma e Milan, è ancora famoso per questo. Gioca ai tempi di Mattrel, Anzolin, Albertosi, Lido Vieri e Zoff, ma le foto degli altri portieri ci sono, la sua no. A scuola, nella solita omelia del ce l’ho, manca, ce l’ho, manca, il numero 1 dell’Atalanta manca sempre.

Ora ci fa una risata. Ricorda la sua carriera, il parroco di Verdello, vicino a Bergamo, che lo carica sulla Guzzi Falcone e lo porta agli allenamenti. “Lui si proteggeva con i giornali – dice il Gigi – ed io, dietro, con la sua tonaca”. Poi il debutto in serie A. I sette gol presi dalla Fiorentina con la sua fidanzata (ora moglie) che, mentre va dalla nonna in corriera, sente la partita dalla radiolina dell’autista e, al momento di scendere, non sa se ridere o piangere. C’è lui, Gigi Pizzaballa, a difendere la porta del Verona nel maggio 1973, quando i padroni di casa battono il Milan per quella che diventerà la “fatal Verona”. “Ma io tenevo per l’Atalanta e quando la palla era lontana, andavo a sentire la radio che aveva un raccattapalle dietro la porta. Il Verona ha vinto, ma è stato un giorno triste, perché l’Atalanta è andata in serie B”.

Allora, per un calciatore, entrare nell’album Panini era una consacrazione. Voleva dire che ce l’avevi fatta. Non c’erano le tivù di oggi, non c’era Internet e neanche eBay. Dunque le notizie arrivavano dalla radio e dai giornali e le immagini, le facce degli atleti, erano da imparare a memoria sfogliando le figurine. E non c’era solo Pizzaballa fra le “figu” rare o mancanti. Anche Gianni Rivera del campionato 1961-62 e un Gigi Riva (Cagliari) del ’63-’64 erano difficili da trovare. E perché? Facile. Alla Panini si erano accorti che, per completare l’album, i ragazzini continuavano a comprare bustine. Dunque, bastava sottrarre qualche esemplare, qualche giocatore, per incrementare le vendite. Passati tanti anni, ora le figurine introvabili si possono acquistare sui siti internet. Chi l’avrebbe detto che il Gigi Pizzaballa finiva su Amazon?

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