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LA NUOVA VITA DI SULLEY

DDD Story – Muntari: “Il gol-fantasma? Non so, ora faccio il meccanico”

MILAN, ITALY - FEBRUARY 25:  Sulley Ali Muntari (R) of AC Milan is challenged by Marco Borriello of Juventus FC during the Serie A match between AC Milan and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on February 25, 2012 in Milan, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Un suo gol ha cambiato la storia del calcio in Italia. Anzi, no. Perché quel gol, con la palla entrata in porta di oltre un metro, non è stato convalidato. Il portiere (Buffon) l’ha ributtata fuori, l’arbitro ha visto male, il guardalinee pure

Redazione DDD

di Luigi Furini -

Sulley Ali Muntari, centrocampista ghanese, gioca nel Milan. E’ il 25 febbraio 2012. La squadra rossonera (allenata da Allegri) ospita la Juventus (in panchina c’è Conte) per una sfida che sa di scudetto (il Milan è campione in carica). I rossoneri sono in vantaggio (1-0) quando la palla arriva in area al giocatore ghanese, colpo di testa e via. Il pallone supera la riga di porta di oltre un metro, ma Buffon la rimanda in campo. L’arbitro Tagliavento assegna la rete, ma al suo auricolare arriva la voce dell’assistente Romagnoli: “Non è entrata, sono sicuro”. L’arbitro annulla, i giocatori del Milan protestano. Pochi minuti dopo la Juve pareggia con Matri. Finisce 1-1. Negli spogliatoi interviene Buffon: “Non mi sono reso conto del gol di Muntari, ma in ogni caso non avrei aiutato l’arbitro”. I sogni scudetto del Milan svaniscono in quel pomeriggio e Conte mette in bacheca il suo primo campionato da allenatore della Juve. Oggi quel’errore sarebbe impossibile. Gli arbitri hanno la Var e la GLT (gol-line-tecnology), ovvero dei sensori attaccati alle porte che indicano, all’istante, se il pallone è entrato oppure no. Ma siamo nel 2012 e Tagliavento può solo fidarsi del suo collaboratore.

 (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

(Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

“L’episodio ha mutato gli eventi. Si poteva vincere lo scudetto e aprire un nuovo ciclo con il Milan, invece a fine anno abbiamo venduto Ibra e Thiago Silva”, ripete da tempo Adriano Galliani, ex amministratore delegato rossonero. Sì, va bene, ma Muntari? Prima di arrivare al Milan gioca a Udine e nell’Inter e finisce la carriera italiana al Pescara. Il 30 aprile 2017 è protagonista di un’altro episodio. Gioca contro il Cagliari, la curva dei tifosi sardi comincia con insulti razzisti. Lui protesta con l’arbitro, chiede di fermare l’incontro e invece viene ammonito. E allora se ne va, decide di lasciare il campo. Ma mentre sta per uscire, l’arbitro (Minelli di Varese) ci mette il carico: altro cartellino giallo ed espulsione. Il giorno dopo viene squalificato per un turno ma qui interviene l’Alto Commissario Onu per i diritti umani: ”Muntari è un esempio e fonte di ispirazione nella lotta al razzismo”. Solo a quel punto, la Corte d’Appello sportiva decide di cancellare il turno di squalifica.

Finita l’esperienza al Pescara, gioca in Spagna fino al 2019. In tutti questi anni fa il suo anche in Nazionale, dove gioca dal 2001 (nell’Under 17) fino ai Mondiali in Brasile del 2014. Sull’episodio del suo non-gol è sempre stato chiaro: “Il campionato lo avrebbe vinto lo stesso la Juve, era più forte”. Chissà se è vero, al Milan non la pensano così. Chiuso con il calcio, Sulley Muntari riesce finalmente a realizzare il suo sogno: aprire un’officina. L’ha sempre detto ai compagni: “Quando smetto, farò il meccanico”. Ad oggi risulta titolare di due concessionarie (anche se ha avuto qualche problema con un’azienda di noleggio autoveicoli). “Mi piace sporcarmi le mani di grasso – ripete -. E’ la cosa che amo di più. Non ho bisogno di andare in televisione per stare bene”. Oggi, con la Var che vede e corregge gli arbitri il gol sarebbe convalidato e Muntari non sarebbe così famoso. Ma è difficile farglielo sapere: lui è sdraiato sotto un’automobile, magari sta cambiando l’olio.

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