Il momento di reagire: la dimensione del nuovo Milan si potrà pesare in base alla reazione alla prima sconfitta

Milan, serve una reazione immediata dopo la sconfitta coi francesi. Il primo momento difficile doveva capitare in questa stagione, ma se il Milan vuole dare prova di essere cresciuto deve essere bravo a resettare subito e a ritornare sugli stessi livelli di concentrazione e di cattiveria agonistica che ieri sera sono mancati.

di Redazione DDD

di Max Bambara –

Nella serata di ieri, lo stadio di San Siro non era gremito di gente, altrimenti qualcuno avrebbe potuto sollevare il dubbio che la sconfitta del Milan in Europa League contro il Lille fosse la conseguenza del ritorno del pubblico allo stadio e di uno stato emotivo diverso nei giocatori. Purtroppo questa possibilità appare ancora estremamente lontana. Ad oggi infatti non è nemmeno ipotizzabile una data nella quale i tifosi potranno tornare allo stadio. Esiste addirittura la possibilità che, nella stagione 2020-2021, i tifosi di calcio non possano vedere la loro squadra dal vivo. Lo stadio pertanto era vuoto, ma questo non ha impedito al Milan di perdere con pieno merito una partita approcciata in modo sbagliato, contro un avversario importante (il Lille è secondo nel campionato francese a soli due punti dal PSG capolista) e con buone individualità. Ventiquattro risultati utili consecutivi rimangono comunque un valore che la squadra rossonera ha espresso nel corso del suo cammino in questi ultimi mesi; non può una serata storta, in cui il Milan è stato vuoto ed impalpabile, a rappresentare un parametro valutativo attendibile. Deve però essere un campanello d’allarme che va ascoltato e sul quale, in quel di Milanello, andrà fatta una ponderazione molto attenta. Sarà la reazione a questa sconfitta a pesare la consistenza reale del Milan e la sua capacità di rimanere in alta quota. C’è soltanto una cosa che la squadra rossonera non può permettersi, ossia staccare la spina della concentrazione e della soglia agonistica perché il risveglio potrebbe essere più brusco dell’immaginabile.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Il netto 0-3 di ieri sera non era un risultato pronosticabile alla vigilia; non lo era per il momento positivo attraversato dal Milan e non lo era perché la squadra rossonera aveva sempre dato l’impressione di reagire alle avversità. Lo aveva fatto persino in Portogallo qualche settimana fa, quando il Milan avrebbe potuto sedersi e, magari, recriminare contro il destino cinico e baro che, nella partita decisiva, lo aveva privato di Ibrahimovic e di Rebic e gli aveva fatto trovare Rafael Leao completamente debilitato al rientro dalla positività al COVID. Quella sera però il Milan era sempre rimasto in partita; non aveva mai abbandonato mentalmente la gara e vi era rimasto attaccato anche quando gli episodi sembravano condannarlo ad una pena immeritata (basti pensare al rimpallo fortuito che porta il Rio Ave sul momentaneo 2-1) come l’uscita di scena ingloriosa.

Ieri sera invece, dopo l’episodio del rigore non solare di Romagnoli (che a nostro avviso non c’era perché il calcio è e rimane uno sport in cui il contatto è ammesso), il Milan si è sbriciolato su sé stesso, incapace di darsi un senso, una dimensione, uno spirito, finanche una reazione nervosa e garibaldina.
La punizione di Ibrahimovic respinta dal portiere alla fine del primo tempo ed un tiro alto di Kessié ad inizio ripresa, sono un contentino troppo blando per meritare il crisma della reazione; reazione che, nei fatti, non ha mai trovato dimensione, perché la squadra non è mai stata in grado di alzare i ritmi di gioco.
Ed allora ecco che arriva subito la nuova sfida: dimostrare che il primo passo falso dopo un ciclo lunghissimo di partite senza sconfitta, può essere assorbito in poche ore. La squadra rossonera è insomma chiamata a dare una prova di maturità già domenica sera, fornendo una prestazione fatta di concentrazione, orgoglio e cattiveria agonistica. Non sarà semplice perché l’avversario è forse uno dei peggiori che si poteva incontrare, ossia il Verona allenato da Ivan Juric che, finora, ha costretto al pari Roma e Juventus ed ha incassato soltanto tre reti (miglior difesa del campionato), proponendo un calcio estremamente organizzato, scorbutico ed autarchico.

Il Milan però deve ascoltare quel campanello che suona, deve guardarsi negli occhi ed è obbligato a dare un segnale al campionato: nel calcio di oggi perdere può succedere soprattutto quando si gioca ogni tre giorni. La gara storta finora era capitata a tutte le squadre di alta classifica della Serie A e pensare di rimanere immuni dalla partita mentalmente toppata era forse una pretesa luciferina. Quel che conta adesso è resettare la mente, lasciarsi tutto alle spalle, guardare subito avanti senza condizionamenti, riprendere dallo stesso filone di concentrazione e qualità di gioco. Questo Milan, dopo il periodo importante di crescita che ha avuto da giugno in poi, è in grado di dare prova di queste qualità? Domenica sera, a San Siro, non ci saranno in palio soltanto tre punti, ma sarà soprattutto un test molto valido per inquadrare degnamente la dimensione reale del Milan.

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