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Ginevra, mercoledì 14 gennaio, ore 20.30. Allo Stade de Genève si accendono i riflettori sulla Swiss Super League. Si gioca Servette-Losanna: una rivalità che corre da una riva all’altra del lago, fatta di sguardi obliqui e di una diffidenza che non ha bisogno di parole.
Mentre le squadre aspettano nel tunnel, nelle cucine romande va in scena un altro confronto: la Ginevra internazionale, elegante e diplomatica, contro il Vaud più concreto, agricolo e tradizionalista. Se il campo da calcio fosse una tavola, il derby romando sarebbe una sfida equilibratissima, senza effetti speciali, ma dove ogni episodio è decisivo.
I padroni di casa scendono in campo con un 4-2-3-1 ordinato, pensato per controllare il ritmo e tenere il polso della partita. In porta, la fondue moitié-moitié: cremosa, avvolgente, rassicurante. È il tipo di portiere-leader, che tiene insieme la squadra nella gioia e nelle avversità.
La difesa è compatta e ben educata: al centro troviamo il filet de perche du lac Léman, il filetto di pesce persico locale, fritto nel burro e pescato direttamente nel Lago di Ginevra, affiancato dalla lonza di vitello alla ginevrina, sobria ed efficace. Sulle fasce corrono i rösti, a base di patate grattugiate e fritte in padella. Pochi ingredienti base, per una massima resa.
Davanti alla difesa, agisce una coppia di equilibrio: la salsiccia al cavolo e il gratin di cardo, allo stesso tempo eleganti, identitari e di sostanza. Sulla trequarti, il Servette mette tutta la sua qualità, con il risotto allo Chasselas, un vino bianco secco e aromatico, la tarte salée alla ginevrina, precisa e affidabile, e il cioccolato artigianale: quando si dice “la squadra ai suoi tifosi”.
In attacco, come punta centrale, il Gâteau du Vully, una torta alla panna tipica degli alpeggi, soffice, paziente e implacabile sotto porta.
Ma il Losanna non vuole sfigurare davanti ai vicini, e schiera un 4-4-2 lineare e senza fronzoli, magari un po’ old school, ma fedele alla propria identità. Tra i pali c’è il simbolo del Cantone, il Papet Vaudois: a base di porri, patate e salsiccia, non molto glamour ma comunque saporito e appagante.
La difesa è tutta sostanza: il saucisson vaudois IGP al centro, un piatto a cui non serve traduzione, affiancato dalla cassolette di funghi servita nella sua cocotte, affidabile come solo i piatti unici possono essere. Sulle fasce, spingono le patate al burro, semplici e disciplinate.
A centrocampo, il gioco passa dalla fondue vaudois, a base di groviera e vino bianco vodese, meno diplomatica e più diretta rispetto alla cugina ginevrina. Ai lati, la polenta del Vaud e l’insalata di barbabietole, a garantire equilibrio e copertura.
Davanti il Losanna punta su una soluzione semplice ma efficace: pesce di lago alla griglia come ali, rapide e pulite, e taillé aux greubons al centro: la focaccia di ciccioli di maiale, saporita e potente.
Servette-Losanna è una partita che si decide sui dettagli, come spesso succede anche a tavola. Il Ginevra può puntare su una riserva d’eccezione: torta al cioccolato fondente e caffè, internazionale e impeccabile. Ma anche il Losanna ha il suo asso nella manica: meringa con doppia panna e fragole, golosa e fieramente regionale.
È lo scontro tra la Svizzera che parla al mondo e quella che guarda il lago ogni mattina, tra controllo e concretezza, misura e identità. La vera sfida è non alzarsi da tavola fino al momento del dolce. Perché ne vale la pena.
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