Dal 2007 ad oggi: 12 anni di derby Ancelotti-Sarri

di Max Bambara –

Se provate ad andare a Napoli per qualche giorno ed a vivere la città al suo interno, potrete subito percepire la grande passione per il calcio che anima questa città in cui la luna si specchia nel mare di fronte a Posillipo. Fra un caffè, una pizza, un dolce tipico, i discorsi coi napoletani prima o poi finiscono col cadere sul calcio. A Napoli scopri due cose: quanto vivo sia ancora il mito di Maradona fra i napoletani (addirittura viene evocato dai bambini come una sorta di divinità) e quanto grande sia il dibattito sulla panchina del Napoli. Non a caso l’eco di tale fervente discussione si sposta poi sul piano pubblico.

Meglio Sarri o Ancelotti?

Si tratta di un derby stranissimo perché, innanzitutto, i due non si sono mai affrontati in campionato nel corso della loro carriera. L’unico incrocio risale al gennaio 2007, quando il tabellone della Coppa Italia mise contro il Milan di Ancelotti (che pochi mesi dopo avrebbe vinto la Champions League ad Atene) e l’Arezzo di Sarri. Vittoria del Milan 2-0 all’andata, vittoria dell’Arezzo 1-0 al ritorno e Milan qualificato alle semifinali. Da quel momento, i due non si sono più incrociati sulle panchine, salvo avvicendarsi nell’estate scorsa, quando il presidente Aurelio De Lauretiis ha scelto Carletto come nuovo allenatore del Napoli al posto di Sarri, sedotto dalle sirene inglesi. Da quel momento è iniziato un paragone continuo fra i due, un derby molto particolare che ha il suo alveo formativo fra le strade e i rioni di Napoli, dove l’argomento viene dibattuto, pesato, rimescolato. I guelfi sarriani sono prevalenti sui ghibellini ancelottiani perché, nella romantica visione del calcio dei napoletani, Sarri è stato colui che li ha fatti sognare, con un gioco corale bellissimo da vedere e con il suo essere anticonvenzionale, antisistema, finanche naif. Ancelotti viene ancora visto come il grandissimo allenatore che è arrivato a Napoli come momento di passaggio della sua carriera. E così, i napoletani fanno fatica a viverlo come vivevano Sarri, ossia come uno di loro. Eppure se si guarda la questione oltre il recinto dell’appartenenza ai colori, si scoprono due cose. La prima è che i paragoni fatti su singole stagioni non comparabili sono quasi sempre fallaci. La carriera di Ancelotti, rispetto a quella di Sarri, non è nemmeno paragonabile, sia per le vittorie, sia per la capacità che Carletto ha avuto di arrivare a vincere innovando il gioco (fu l’artefice della mossa di Pirlo playmaker in un momento in cui il calcio italiano giocava col doppio mediano). Inoltre, tornando al contesto napoletano, va sottolineato come Ancelotti abbia preso una squadra con una base sarriana, ma che non era più il Napoli di Sarri.

La grande forza del tecnico toscano infatti, era stata quella di puntare su un blocco di 12 giocatori per 3 anni consecutivi. Da settembre 2015 sino a maggio 2018 la formazione del Napoli è sempre stata la stessa: Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain e Insigne. Nell’estate 2016 è andato via Higuain ed è diventato titolareMertens che c’era già. Il dodicesimo uomo, il cambio buono per tutti i ruoli offensivi, era Zielinsky. Tutti gli altri non vedevano il campo, se non per brevi spezzoni. Meraviglioso quel Napoli, ma terribilmente autoreferenziale. Suonava una melodia unica che non conosceva variazioni di nota. Anche il caviale, si sa, mangiato ogni giorno finisce per stancare. Il sapore, alla lunga, si mescola alla noia. Era esattamente questo il problema del Napoli, percepito da De Laurentiis e compreso bene da Sarri che, infatti, aveva scelto la strada estera, convinto di non poter più dare nulla a quella squadra.

Quel Napoli era arrivato al crepuscolo perché tre anni nel calcio sono un ciclo. Chiuso fra lo champagne e i complimenti, ma senza vittorie. Il Napoli di Carlo Ancelotti, privato del direttore d’orchestra sarriano (Jorginho, ceduto al Chelsea), è oggi nel suo primo anno ed è ancora in fase formativa. Ha diritto di essere giudicato su un arco temporale triennale. Se si raffronta il primo Napoli di Sarri (2015-16) con il primo Napoli di Ancelotti, la media punti è la stessa (2,1 a partita). E Ancelotti in questa stagione ha dovuto recuperare Milik (che veniva da due operazioni al crociato), mentre Sarri ha avuto la bravura e la fortuna di avere a disposizione il miglior Higuain della carriera. Insomma questo derby mai giocato sul campo, ma molto sentito fra i napoletani, è forse un po’ meno sbilanciato rispetto agli exit poll che provengono dal cuore storico di Napoli.

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