Da un giorno all’altro: il grande De Rossi diventa capitan Passato

di Davide Capano –

Daniele De Rossi lascia la Roma, ma non il calcio. Sembra un contraddizione in termini, eppure è la Notizia di un martedì romano poco maggese. Finisce un’era per i tifosi giallorossi che perdono il loro Guerriero. Roma-Parma del 26 maggio sarà l’ultima partita con la sua maglia per DDR. La prima fu un Roma-Anderlecht del 30 ottobre 2001 con Capello in Champions League.

“Mi immaginavo zoppo con i cerotti e loro che mi chiedevano di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo e vado avanti”. Così un De Rossi dagli occhi lucidi in conferenza stampa a Trigoria, davanti a tutta la squadra presente in divisa, compreso lo staff di Ranieri. E davanti, ovviamente, a Francesco Totti.

Non le ha mandate a dire il centrocampista Campione del Mondo nel 2006: “Mi è stato comunicato ieri, ma ho quasi 36 anni e non sono scemo. Ho vissuto nel mondo del calcio, l’avevo capito: se nessuno ti chiama per un anno o per 10 mesi per ipotizzare un eventuale contratto la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco anche quest’anno un po’ perché non mi piace, un po’ perché non c’era niente da dire e non volevo creare rumore che potesse distrarre la squadra, i tifosi e tutti quanti. La sensazione che si sarebbe potuto andare avanti per uno o due anni c’era, ma sono decisioni che si prendono a livello societario e globalmente: la società è divisa in più parti, sono cose che vanno rispettate e non posso uscire diversamente”.

Probabilmente, liquidarlo a mezzo Twitter alle 8.33 italiane con un comunicato non è stato il massimo dell’eleganza da parte della società di Pallotta. Specie se il giocatore per la Roma è stato creta e quarzo, magma e prisma. Meritava ben altro trattamento e tempi di addio diversi.

In chiusura di conferenza la postilla di DDR sugli avversari affrontati in questi anni: “Continuo ad amare tantissimo la mia squadra così come i miei avversari. L’astio che ho sentito nei derby, a Napoli, a Bergamo, a Reggio Calabria, mi ha fatto sentire vivo. Il calcio è anche ignoranza, è stato bello avere dei nemici che si sono identificati in me”.

L’amore incondizionato per la propria squadra, d’altronde, è da sempre la scintilla delle emozioni per Daniele De Rossi, il Capitano “tenace e carismatico” che lascia un cratere nel petto di Roma e dei romanisti.

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