derbyderbyderby calcio estero Caos Mondiali 2026, l’Iran valuta il ritiro. Trump: “Non mi interessa, Paese sconfitto”

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Caos Mondiali 2026, l’Iran valuta il ritiro. Trump: “Non mi interessa, Paese sconfitto”

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L'escalation militare in Medio Oriente mette a forte rischio la partecipazione dell'Iran ai prossimi Mondiali in Nord America e arriva la piccata risposta del Presidente USA Trump.
Francesco Intorre

Il Mondiale nordamericano del 2026 si avvicina sempre di più, ma la situazione geopolitica globale rischia di stravolgere il tabellone della competizione. Alla drammatica situazione internazionale si è infatti aggiunta la pesantissima escalation militare tra l'asse USA-Israele e l'Iran. In mezzo a questo clima di altissima tensione, i vertici della Federcalcio iraniana stanno seriamente valutando di disertare il torneo.

L'idea di scendere in campo in un Paese da cui partono attacchi pesanti contro di loro è un'ipotesi che fa vacillare la partecipazione. La questione è inevitabilmente arrivata sul tavolo del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Interpellato sull'argomento durante un'intervista al noto portale americano Politico, il capo di stato americano ha liquidato la potenziale assenza con la consueta freddezza: «Non mi interessa se l'Iran ci sarà o meno. Penso che l'Iran sia un Paese gravemente sconfitto. Stanno andando a rotoli».

L'esordio a Los Angeles e l'incubo logistico per la FIFA

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L'Iran è una delle compagini asiatiche che ha già staccato il pass per i mondiali e, calendario alla mano, dovrebbe debuttare il 15 giugno contro la Nuova Zelanda. Il match è in programma a Los Angeles, nel cuore pulsante degli Stati Uniti. La nazionale mediorientale si troverebbe quindi non solo a dover giocare in territorio americano ma anche ad affrontare lì l'intero e delicato iter di preparazione pre-Mondiale. Questa situazione si sta trasformando in un incubo politico e logistico senza precedenti per la FIFA di Gianni Infantino.

Iran Mondiali

Quando la guerra cancella il pallone. Iran fuori dai mondiali?

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A pochissimi mesi dal fischio d'inizio, i vertici del calcio mondiale si ritrovano a dover gestire un potenziale boicottaggio clamoroso, con l'obbligo di iniziare già a studiare un piano B e vagliare il regolamento per le possibili nazionali da ripescare. Nel corso degli anni abbiamo imparato che il calcio, come tutti gli sport, ha il potere di unire i popoli. Ma questa volta è diverso. C'è una guerra in corso, che rischia di tracciare confini invalicabili anche su un campo da calcio. Ormai non si può più tornare indietro e l'Iran sta seriamente pensando di disertare i Mondiali.