“Io al Flamengo è una bugia”: Dani Alves giura fedeltà al San Paolo e al Morumbi

Il 37enne dichiara che in Brasile indosserà solo la maglia del San Paolo, dopo le voci emerse su un possibile approdo al Flamengo

di Davide Capano, @davide_capano

Dani Alves in Brasile giocherà solo nel San Paolo. L’ex Siviglia, Barcellona, Juventus e PSG smentisce definitivamente le voci riportate dalla stampa locale su un possibile passaggio al Flamengo, al cui nuovo allenatore, il catalano Domènec Torrent, ha augurato buona fortuna.

“Una cosa che voglio chiarire in modo da non avere più questo dibattito: l’unico club in cui giocherò in Brasile è il San Paolo. Se esce qualcosa da un altro club, si può dire che è una bugia”, ha detto il capitano della Seleção, dopo l’eliminazione della sua squadra nel campionato paulista.

Il numero 10 del Tricolor ha insistito sul tasto di voler rimanere al Morumbi: “È un sogno che avevo da bambino. Qui in Brasile sono per un sogno, non per la parte economica”. La scorsa settimana Fox Sports aveva riferito che i consiglieri del San Paolo stavano cercando di offrire Dani al Flamengo, in seguito a presunte difficoltà del club nel trovare sponsor per aiutare a finanziare lo stipendio del calciatore. Tuttavia, il vice presidente del Fla, Marcos Braz, ha negato ogni possibilità di negoziazione.

Il 37enne Alves, inoltre, ha dato anche il benvenuto a Torrent, ex vice di Pep Guardiola recentemente approdato sulla panchina del Mengão, che aveva allenato il laterale a Barcellona. I due hanno vissuto quattro stagioni insieme al Barça tra 2008 e 2012. “Volevo dare il benvenuto a Dome, abbiamo vissuto insieme momenti incredibili e storici. L’uno fa parte della vita dell’altro. In qualità di ambasciatore brasiliano, lo accolgo e gli auguro successo nel Flamengo, meno contro il San Paolo”, ha aggiunto sorridendo il brasiliano.

Il San Paolo (squadra in cui milita anche Pato), intanto, si sta preparando in questi giorni a giocare domenica prossima in casa del Goiás la prima partita del Brasileirão, che inizia con tre mesi di ritardo a causa del coronavirus.

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