Tensione ai vertici politici, tensione pure nello sport. Anche il calcio, dunque, non può esimersi dall'ascolto dei continui aggiornamenti che arrivano dal fronte di un conflitto ben lontano dall'avere una fine. Protagonista di un gesto tanto curioso quanto sorprendente è stata la formazione femminile dell'Iran. Sebbene la guida suprema Ali Khamenei sia morta, il regime non manca di mostrare una volta di più quanto resti limitante e oppressivo.
la vicenda
Iran femminile, stop alla protesta: si torna a cantare l’inno nazionale

ISTANBUL, TURKEY - FEBRUARY 01: An Iranian flag is seen outside the U.S consulate during a pro-government rally on February 01, 2026 in Istanbul, Turkey. Protests that began in Tehran on December 28 over worsening economic conditions escalated into one of the deadliest anti-government uprisings in the history of the Islamic Republic of Iran. Iranian authorities say at least 3,117 people were killed, while human rights groups estimate the toll could reach 10,000 or more and warn it may rise once internet blackouts are lifted. U.S. President Donald Trump has sent an armada of U.S. warships toward Iran and warned Tehran that time was running out to negotiate a deal on its nuclear program. Donald Trump said Iran was in "serious discussions" following the build-up of US military forces nearby, as Iran's supreme leader Ayatollah Ali Khamenei warned any attack would spark a regional conflict. (Photo by Burak Kara/Getty Images)

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Iran femminile, cosa c'è nel dietrofront?

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Non si conoscono i motivi esatti per i quali l'Iran femminile abbia deciso di cantare l'inno con tanto di rituali militari - e di mani sul petto per chi era in panchina - nell'ultima uscita stagionale in Australia. Si tratta di una scelta legittima, che stona però rispetto a quanto accaduto qualche giorno fa, quando la stessa nazionale aveva scelto di restare in silenzio in segno di protesta durante l'esecuzione dell'inno. In sostanza, rinunciare al canto del Paese, perché di quel Paese non ci si sentiva più protagonisti, difensori e rappresentanti. Ora, il cambio di rotta. Sempre in Australia e sempre in occasione della Coppa d'Asia.
I media australiani, e in particolare SBS, avanzano una supposizione: dopo la risonanza mediatica del gesto, l'Iran femminile potrebbe aver ricevuto delle pressioni tali da fare retromarcia. Secondo diverse testimonianze, le calciatrici sarebbero sotto stretta sorveglianza in hotel, col divieto assoluto di avere contatti con altri ospiti della struttura, di utilizzare i bagni pubblici o di mangiare al ristorante.
Sul tema ancora non si è espressa la Federazione iraniana che dunque né ha smentito né confermato le indiscrezioni australiane. Taremi, intanto, noto attaccante ex Inter ha tenuto con un post su Instagram a richiamare ad unione e compattezza, con una cartina del suo Iran posto sotto assedio. Verde, bianco e rosso i cuori della didascalia, a sottolineare i colori sociali del Paese.
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